INTERVISTA a Riccardo Monti

«Attrarre traffici di qualità, altrimenti ci resteranno solo le briciole»

L'ex presidente Ice ora guida l'Interporto Sud Europa tra Maddaloni e Marcianise (Caserta)

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Riccardo Monti

L'ex presidente Ice ora guida l'Interporto Sud Europa tra Maddaloni e Marcianise (Caserta)


3' di lettura

«Il commercio globale cresce e ritrova nel Mediterraneo una rotta strategica. Ora è il tempo di correre per adeguare il sistema logistico del Mezzogiorno d’Italia e renderlo all’altezza della sfida». Una strigliata forte quella che Riccardo Monti, neo presidente dell’Interporto Sud Europa, di Maddaloni e Marcianise, ex presidente dell’Ice, vuole indirizzare a operatori del settore e stakeholder perchè si sblocchino progetti e attività che da tempo attendono sviluppi. Per ora mancati.

Siamo nel pieno dell’epidemia da Covid, ovunque si giri lo sguardo si vede crisi sanitaria ed economica, invece, i trasporti di merci reggono, anzi, nel campo della logistica il bilancio è positivo. Ci spiega perché?
Potrei parlare di una accelerazione dell’e-commerce e di alcuni settori come l’alimentare che tengono. Ma l’analisi deve partire da prima del Covid e da una forte crescita del commercio globale che ormai predilige le rotte mediterranee. Le ragioni sono note: l’impiego di mega navi, il raddoppio del canale di Suez, la strategia cinese della Via della Seta. L’IItalia e in particolare il Sud si trovano in una posizione ideale per intercettare questi traffici. Ma è necessario dotarsi delle infrastrutture per gestire movimentazioni di merce molto importanti.

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Quali infrastrutture sono prioritarie?
Partirei dai porti, e dai programmi di dragaggio. In molti casi i lavori sono in corso, anche se avanzano con fatica. Ma si deve accelerare a Napoli, Salerno, Taranto, Gioia Tauro, bisogna fare in fretta. Si tratta di interventi fondamentali per consentire l’approdo di grandi navi. In realtà la legge sulle Autorità portuali ha messo in moto alcuni interventi. Ma c’è anche altro da fare.

Cosa?
Sempre i porti devono rendere più fluide le operazioni di carico e scarico merci, dotandosi di piattaforme tecnologiche adeguate. Devono anche provvedere alla digitalizzazione. Si pensi che nel porto di Singapore le operazioni di sdoganamento sono state semplificate tanto che vengono realizzate quando la merce è ancora a bordo. L’Agenzia delle Dogane sta facendo un grande sforzo in questa direzione.

E gli interporti, le piattaforme logistiche?
Veniamo da anni in cui costruire infrastrutture in Italia è stato quasi impossibile. Abbiamo maturato 30 anni di ritardo, non possiamo negarlo. Le infrastrutture al Sud mancano e non se ne può più fare a meno. Ora ci sono due occasioni importanti da cogliere. E guai a lasciarsele sfuggire!

A cosa si riferisce?
La prima, è banale, ne parlano tutti, è il Recovery Fund che potrebbe offrire risorse per migliorare infrastrutture, anche sostenibili e dare un contributo duraturo alla rinascita del Meridione e dell’Italia. L’altra chance è rappresentata dalle Zes, le zone economiche speciali. Le “benedette” Zes, di cui attendiamo i commissari e i decreti attuativi, e che si spera possano entrare in funzione al più presto.

Sono in gestazione ormai da anni, sembra un sogno svanito.
Niente affatto, le Zes sono uno strumento fondamentale per far crescere il sistema logistico meridionale. Esse sono l’occasione per cambiare impostazione e portare nelle aree oggi solo logistiche anche attività manifatturiere. È questo binomio che potrà produrre effetti positivi. È molto interessante anche l’intero Piano per il Sud del ministro Provenzano, anche se il Covid ha impresso una drastica frenata. Spero che, almeno “a pezzi” , per capitoli, possa cominciare a trovare attuazione.

Cosa c’è in palio e cosa rischia il Mezzogiorno d’Italia?
C’è in palio l’occasione di dare slancio all’economia che peraltro oggi è in gravissima sofferenza. L’Italia attraverso il Sud potrebbe intercettare traffici importanti non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi. Non tutte le merci producono lo stesso lavoro e le stesse ricadute economiche. Dobbiamo puntare su merci da lavorare e a cui dare valore aggiunto. Cosa si rischia? Ancora una volta di doverci accontentare delle briciole, lasciando campo libero ai porti del Nord Europa, capaci, come avviene oggi, di strappare flussi consistenti pur essendo collocati in posizioni meno strategiche, ma per la capacità che hanno di offrire servizi, infrastrutture, organizzazione. In una parola efficienza.

Lei presiede l’Interporto Sud Europa, quali programmi ha per rilanciare questa infrastruttura? 
Si tratta di un interporto localizzato in una posizione strategica, vicino all’area industriale di Marcianise in cui sono presenti primarie imprese manifatturiere. A breve inaugureremo i caselli autostradali all’interno dell’area interportuale. Via via vorremmo potenziare i collegamenti con i porti per raccogliere merci da tutti gli scali meridionali.

C’è chi, come la Svimez, sostiene che si debba creare le Filiere territoriali logistiche. Lei è d’accordo?
Una cabina di regia può certo essere utile per fare sistema. Ma attenzione! Io credo anche in una sana competizione.

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