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Attuari sempre più introvabili con tutto il mercato a caccia di laureati Stem

Bernardi, a capo delle risorse umane di Zurich: «Figure cruciali con competenze matematiche, statistiche ed economiche, sempre più difficili da trovare in un mercato del lavoro che in maniera trasversale chiede competenze nelle materie Stem»

di Cristina Casadei

2' di lettura

Per una compagnia di assicurazioni, perdere un attuario è tra le cose da evitare con cura. Semplicemente perché di profili che incrociano competenze matematiche, statistiche ed economiche per tracciare l’andamento futuro di variabili demografiche ed economico-finanziarie, non ce ne sono sul mercato. I grandi gruppi, vuoi per sensibilità “matematica” nella loro storia, vuoi per tradizione, hanno stretto accordi con le università, da Trieste a Roma, per assicurarsi i futuri professionisti, a partire dalle aule accademiche.

Le ricerche

Trovarne è tra le missioni più difficili per un capo del personale di una compagnia, ma è fondamentale, ci spiega Oliviero Bernardi, head of hr and services di Zurich Italia: «L’attuario è una figura storica nelle compagnie di assicurazioni, che col tempo si è evoluta. La difficoltà a trovarne, però, resta, soprattutto in un mercato del lavoro che in maniera trasversale chiede competenze nelle materie Stem. Oggi nessun processo decisionale viene preso senza una base di analisi quantitativa». Se spostiamo la ricerca dall’attuario al data analyst o al data scientist, la centralità del profilo, anche in una compagnia di assicurazioni, è assodata, ma la difficoltà permane perché «tutte le società hanno bisogno di prevedere la realtà nel breve, medio e lungo termine. Serve quindi una base di dati, che sono di per sé statici, ma è necessario darne una lettura dinamica. E questa è una competenza specifica che hanno fisici e ingegneri», continua il manager.

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Il turn over sotto il 2%

La compagnia in Italia ha 1.200 dipendenti e un turn over molto basso, al di sotto del 2%. Pur un questo quadro non allarmante, c’è molta cura nel trattenere le persone attraverso modalità di lavoro che favoriscono il work life balance e il benessere organizzativo, proponendo percorsi di sviluppo e, prima ancora, stringendo partnership con le università e non solo. «In Zurich ci siamo creati un canale privilegiato di contatto con i candidati attraverso partnership con il Politecnico di Milano e l’università Bocconi, oltre che con il progetto Generation di McKinsey & Company - dice Bernardi -. Se da un lato essere una multinazionale che può offrire percorsi internazionali avvantaggia, dall’altro il fatto di utilizzare l’inglese tanto quanto l’italiano ci consente di ampliare i bacini delle ricerche».

Il recruiting

È da qui che inizia un percorso di recruiting molto esigente perché «ci interessano persone che siano in grado di integrarsi con la nostra organizzazione, che portino valore aggiunto e sappiano utilizzare dati e informazioni in modo strategico – spiega Bernardi -. Se abbiamo in mente una strategia di prodotto dobbiamo capire anche quali sono le migliori soluzioni e dove i nostri prodotti si allineano di più con i comportamenti dei consumatori. Per questo ci servono persone che abbiano la padronanza di strumenti sempre più evoluti».

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