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Audemars Piguet tiene grazie allo shopping della clientela locale

di Paco Guarnaccia

2' di lettura

S econdo semestre ricco di novità in casa Audemars Piguet. A cominciare dall’apertura ufficiale del suo scenografico Musée Atelier a pochissimi metri dall’headquarter principale nella cittadina svizzera di Le Brassus. «Abbiamo avuto un feedback straordinario. Siamo quasi al 100% del limite del numero di visitatori che, a causa del Covid-19, abbiamo dovuto ridurre.

Siamo chiusi fino a fine novembre, ma appena potremo riaprire torneremo a vedere i nostri ospiti» dice François-Henry Bennahmias ceo del brand fondato nel 1875 che a inizio 2019 ha lanciato la nuova collezione Code 11.59 by Audemars Piguet della quale sono state presentate diverse nuove varianti (cinque orologi solotempo automatici e altrettanti con cronografo) che ne hanno allargato la proposta. «Le vendite di questa famiglia di prodotti da luglio fino a ottobre sono state maggiori rispetto all’anno scorso- aggiunge il ceo -. È un segnale del fatto che sta conquistando il suo spazio sul mercato. Non posso ancora parlare di un successo, questo lo vedremo solo tra uno o due anni, ma diciamo è sulla buona strada per esserlo».

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Intanto, tra le novità di questa collezione ci sono anche due supercomplicati: «Il Code 11.59 by Audemars Piguet Flying Tourbillon Cronografo Automatico è stato accolto benissimo così come il Code 11.59 by Audemars Piguet Grande Sonnerie Supersonnerie Carillon che rappresenta un traguardo per l’orologeria e ci ha fatto scoprire che c’erano già 15 persone interessate a comprarne uno senza averlo neanche visto - continua -. Aver messo in collezione anche questi modelli complicati dimostra quanto per noi sia importante realizzare sempre qualcosa di nuovo, cosa che abbiamo sempre fatto, anche se negli ultimi anni siamo stati più concentrati su Royal Oak». Il bestseller della casa, nonché l’orologio che ha inventato il genere sporty-chic nel mondo delle lancette. Anche se, come ricorda il ceo: «Audemars Piguet ha vissuto molti più anni senza Royal Oak che con (è stato lanciato nel 1972, ndr) e quindi Code 11.59 by Audemars Piguet è completamente legittimata nell’avere tutte le attenzioni che merita: costruiremo questa collezione un orologio per volta, un cliente per volta».

Restando in tema clienti, Bennahmias dice che «avendo riaperto a metà maggio, i mesi estivi sono andati piuttosto bene ovunque. Anche in Europa, le cui performance sono state buone anche senza la spinta del turismo. Cina, Stati Uniti e Medio Oriente non hanno sofferto minimamente. Come azienda abbiamo scelto di non recuperare producendo quegli 8mila pezzi che in un anno normale avremmo realizzato durante i mesi di lockdown. Le persone però sono tornate nei negozi e alla fine di ottobre posso dire che siamo sotto del -9% sul 2019 e che credo che alla fine del 2020 chiuderemo con un -10/-11%. In generale la clientela locale ha fatto ottimi numeri». Anche quella italiana. «Di solito qui le vendite sono fatte a stranieri, ma moltissimi italiani si sono interessati ai nostri modelli».

Non ci sono programmi diversi rispetto a quelli decisi da tempo riguardo la distribuzione: «Lavoriamo, anzi, per consolidare il nostro network. Non ci sono novità sull’e-commerce: la nostra priorità è capire il profilo, dove sono e cosa desiderano i clienti. In che modo vogliono essere seguiti e curati da noi, senza essere disturbati» chiude il ceo.

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