Fiction e serie tv

Audiovisivo: più risorse per il tax credit

di Andrea Biondi

3' di lettura

Il settore dell’audiovisivo corre. E anche troppo veloce, almeno a giudicare da una dote per il tax credit che non sembra riuscire a stare al passo. Fra gli operatori inizia così a farsi sempre più insistente l’idea che sia opportuno passare a un meccanismo a consuntivazione, senza ingabbiarsi in doti, per evitare di fermare, in modo controproducente, un cavallo che corre e beve.

L’audiovisivo in Italia – settore che ha in Roma l’area leader a livello nazionale – si trova a vivere un momento d’oro. E, come detto, quello che accade in termini di mancanza di risorse per il tax credit ne rappresenta una testimonianza. «Poiché nella assegnazione annua del tax credit rientrano anche le finestre dell'anno precedente che non erano state completate per assenza di fondi – spiega Giancarlo Leone, presidente di Apa (Associazione produttori audiovisivi indipendenti ) – dei 300 milioni nel 2021 necessari per l’audiovisivo ne sono stati erogati 150 e per i 200 necessari nel 2021 per il cinema ne sono stati erogati 120. Dunque resta ancora da coprire un totale di oltre 200 milioni che il ministero della Cultura sta cercando di coprire».

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In questo quadro sarà interessante valutare i messaggi – su questo ultimo punto come sull’andamento generale e in prospettiva del settore – che emergeranno dall’appuntamento annuale del Mia- Mercato Internazionale dell’audiovisivo, nato dalla joint venture tra Anica (associazione che rappresenta il mondo del cinema) e Apa (associazione produttori dell’audiovisivo), con il supporto di ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ice, Mic (ministero della Cultura), Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Lazio, programma Media dell'Unione europea. La settima edizione si svolgerà dal 13 al 17 ottobre a Roma nei consueti spazi del Distretto Barberini, fra panel e proiezioni per circa 200 sessioni in quattro giorni.

L’'intero settore del audiovisivo (serie, film, intrattenimento, documentari, animazione) ha un valore della produzione nel 2020 di oltre 1 miliardo 200 milioni, stimato in crescita ulteriore nel 2021 (circa 1,5 miliardi). Di questi la fetta maggiore è costituita dalla fiction (circa 700 milioni), seguita dall'intrattenimento (circa 350 milioni), dai film (300 milioni), da documentari e animazione (circa 100 milioni).

Nel settore della serialità (fiction) i broadcaster tradizionali (Rai, Mediaset, Sky) investiranno nel 2021 circa 240 milioni di euro (di cui 160 Rai), mentre le piattaforme “Ott” (Netfilx, Disney, Amazon Prime Video) circa 130 milioni.

Apa stima che entro che il 2023 i due comparti si incroceranno con 240 milioni a testa per un totale di circa 500 milioni. Per questi motivi diventano fondamentali le nuove regole di ingaggio che in un braccio di ferro finora senza esito sono in discussione tra Apa e streamers.

Per questi ultimi il recepimento della direttiva Smav starebbe per portare un sostanziale raddoppio, da qui al 2025, degli obblighi di investimento in produzioni indipendenti europee e italiane. Una misura, questa, che secondo vari osservatori va maneggiata con cautela. Il rischio è che le piattaforme possano magari scegliere di spostare i propri investimenti altrove. «Non credo che ci sia un problema di questo tipo. In Italia c’è una grande richiesta di prodotti – spiega Lucia Borgonzoni, sottosegretaria al ministero della Cultura – e in Italia ci sono maestranze di livello. Senza contare l’investimento su Cinecittà (si veda altro articolo in pagina, ndr.) che porterà ancora più investimenti e che rappresenta un plus per tutto il Paese, non solo per Roma. Cinecittà è un brand, conosciuto ovunque come segno di qualità».

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