Assistenza e previdenza

Aumenta l’offerta delle polizze per pagarsi la badante

di Federica Pezzatti


4' di lettura

L’allungamento della vita porta con sè anche qualche problemino da risolvere, come la non autosufficienza. Purtroppo spesso se ne ha consapevolezza solo nel momento in cui ci si deve prendere cura dei propri genitori.
Nel 2030, ci saranno cinque milioni di anziani disabili da assistere contro gli attuali 3 milioni. Una situazione difficilmente sostenibile.
In uno scenario in cui la coperta pubblica si va via via riducendo, anche per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, le famiglie si trovano a dover sborsare di tasca propria i soldi necessari per assistere i propri cari non più giovanissimi. Malgrado le cure a lungo termine nel solo 2016 abbiano assorbito 15 miliardi di euro, dei quali ben 3,5 miliardi pagati di tasca propria dalle famiglie, il Paese è fanalino di coda in Europa in Long term care, cui riserva poco più del 10% della spesa sanitaria, a fronte di Paesi del Nord Europa che vi destinano oltre il 25 per cento.

Italia
E in Italia solo 2,3 miliardi di euro (l’1,3% della spesa sanitaria totale) sono destinati alle cure domiciliari, con un contributo a carico delle famiglie di circa 76 milioni di euro. L’assistenza domiciliare integrata continua ad avere un ruolo marginale e ad essere fortemente sottodimensionata rispetto ai bisogni dei cittadini: è inoltre diffusa a macchia di leopardo in Italia.

Nonostante i dati allarmanti non c’è ancora sufficiente consapevolezza di questa problematica e anche per questo le soluzioni assicurative, peraltro ancora abbastanza costose se affrontate individualmente, risultano ancora poco diffuse. Le compagnie non hanno trovato terreno fertile. E c’è chi sta provando a tornare a proporre prodotti utili ad aiutare gli anziani di domani anche tenuto conto delle dimensioni reali di un problema molto sottovalutato anche dalla politica.

La sottovalutazione
Si tratta dei contratti Long term care, prodotti che servono a garantire il pagamento di una rendita vitalizia nel caso in cui si perda la capacità di badare a se stessi.
Recentemente ha rinnovato la sua offerta anche il gruppo Allianz che tra l’altro per primo ha lanciato uno spot che parla del problema della non autosufficienza.
«Come è emerso dalle nostre ricerche di mercato, il problema della non autosufficienza in Italia è ancora poco sentito a causa della poca informazione su un tema così importante. Prevalgono allora le false convinzioni – spiega Roberto Felici, responsabile marketing di Allianz Italia –, che poi si infrangono dolorosamente alla prova della realtà, quando ci si trova ad assistere una persona cara». I costi della non autosufficienza sono importanti, in media 2mila euro al mese per dieci anni, e il problema oggi riguarda 3 milioni di italiani. Anche per questo Allianz vuole diffondere la consapevolezza di questa problematica, e delle possibili soluzioni, efficaci solo “se ci si pensa per tempo”, anche per trarre vantaggio dai benefici fiscali di cui godono le soluzioni assicurative». Questi contratti infatti sono gli unici ad avere conservato la vecchia detraibilità dei premi per un importo massimo di 1.291,14 euro, al netto dei premi aventi per oggetto il rischio di morte o di invalidità permanente, che si traduce in un risparmio di tasse di 245,31 euro.

L’offerta delle principali compagnie
Si dividono in due categorie: polizze malattia e polizze vita (che possono essere a “vita intera” e “vita temporanea”). Le polizze malattia prevedono il rimborso delle spese mediche sostenute, nei limiti di un massimale previsto dal contratto. Polizze vita, di cui ci siamo occupati in questo confronto, sono invece contratti che garantiscono esclusivamente il pagamento di una rendita in caso di perdita dell’autosufficienza (ma che possono fornire anche servizi sanitari aggiuntivi, soprattutto nelle formulazioni più recenti). Questi contratti possono essere a vita intera (quando il pagamento del premio dura per tutta la vita). Ovviamente quando si verifica la non autosufficienza, l’assicurato non paga più il premio e la compagnia inizia a erogare la rendita.

Le caratteristiche
Esistono poi polizze vita temporanee, in questo caso il pagamento del premio avviene per un periodo prefissato (è il caso di due dei prodotti censiti nella tabella: quello di Generali e di Reale Mutua) ma la copertura è comunque vitalizia. È chiaro che a fronte di contratti molto eterogenei tra loro, non solo per le esclusioni o le carenze, ma anche per la modalità di versamento dei premi, risulta difficile confrontare tra loro i premi richiesti. Per la complessità della materia gli importi riportati in tabella vanno dunque vagliati con cura in quanto il contenuto assicurativo delle polizze è talvolta diverso.

CARATTERISTICHE E COSTI DELLE PRINCIPALI POLIZZE LONG TERM CARE SUL MERCATO Quanto bisogna pagare per avere una rendita vitalizia di 1.000 euro mensili in caso di non autosufficienza

Non solo, nel caso di UnipolSai, per esempio il pagamento del premio (che risulta molto ridotto rispetto agli altri preventivi) è previsto solo fino al 71esimo anno di età, successivamente il premio verrà alzato notevolmente in base all’età del cliente nel momento in cui ha sottoscritto il contratto: prima ha iniziato più basso sarà il premio. Un fattore questo che va tenuto in considerazione: il rischio infatti è proprio quello di trovarsi di fronte a una tariffa insostenibile (e peraltro non preventivata, nè preventivabile proprio quando il bisogno di una copertura per la non autosufficienza sarà più urgente). E non pagando il premio viene meno anche la copertura in un’età in cui ottenere altri preventivi ragionevoli è di fatto impossibile.

Le criticità
Una delle questioni più critiche di questi contratti è la dichiarazione dello stato di non autosufficienza. Le compagnie generalmente per appurare se la non autosufficienza denunciata dall’assicurato sia tale da fare scattare la rendita si basano sulla capacità dell’assicurato di compiere le normali attività quotidiane (mangiare, lavarsi, vestirsi/svestirsi e muoversi e svolgere le funzioni fisiologiche). Il riconoscimento avviene in base al raggiungimento di un certo punteggio e in molti casi solo se l’assicurato non riesce in tre delle quattro attività (oppure di 4 su sei). Talvolta si effettuano valutazioni più sofisticate (con la rendita che scatta con il raggiungimento di 40 punti su 60). Mentre ad alcune compagnie basta la compilazione di un questionario da parte del medico curante (possono però fare degli accertamenti successivi) altre hanno uno specialista interno.

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