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Aumentano i biglietti dei trasporti: tutti i rincari da Torino a Napoli

Tariffe allineate al trend dell’inflazione già in cinque regioni. Ticket ordinari più colpiti, Milano cerca coperture per evitare di adeguarsi

di Marta Casadei, Michela Finizio

L'inflazione vola all'8,4% annuo, mai cosi' alta da 36 anni

3' di lettura

Tecnicamente «aggiornamenti delle tariffe», nella pratica aumenti. I rincari per stare al passo con l’inflazione, che periodicamente vengono applicati alle tariffe dei trasporti pubblici, quest’anno pesano di più. In alcune città sono già entrati in vigore, in altre “congelati” nella speranza di future decisioni politiche che possano scongiurare l’incremento a carico dell’utenza.

A Torino il prezzo del biglietto integrato metropolitano (Bim A per 100 minuti), il prediletto dai pendolari, valido sulla rete urbana e suburbana di Torino, sulla metropolitana e sulle linee ferroviarie Trenitalia e Gtt entro i limiti della prima cintura, dal 1° luglio è salito a 3 euro e 50 centesimi, contro i precedenti 2,7 euro. Invariato, invece, il prezzo della corsa semplice per muoversi in città (il City) a 1,70 euro, e il giornaliero a 3 euro. A Napoli dove dal 2017 non venivano ritoccate le tariffe dei trasporti locali, dal 1° agosto la corsa semplice urbana Anm è passata da 1,1 a 1,2 euro.

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Sono solo due esempi di come altrettante grandi città metropolitane hanno deciso di applicare le recenti delibere regionali che prevedono l’adeguamento del costo dei biglietti al trend dell’inflazione. Il meccanismo tariffario è consolidato e previsto dalla normativa nazionale di settore (Dlgs 422/1997) che consente alle Regioni questi aggiustamenti, ma la recente impennata dei prezzi si può tradurre in un sensibile incremento per i passeggeri, non sempre accompagnato da un miglioramento della qualità del servizio.

Dalle Marche alla Puglia

Per ora, in base a una ricognizione del Sole 24 Ore del Lunedì, ad aver deliberato gli adeguamenti delle tariffe sono cinque Regioni: Marche, Piemonte, Lombardia, Campania e Puglia. «Non stupisce - afferma Tiziana Toto, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva - che oggi vengano decisi gli aumenti: veniamo da quasi tre anni di Covid con perdite importanti per il settore dei trasporti e con risorse ormai ridotte nelle mani degli enti locali. L’inflazione ha reso inevitabili i ritocchi».

Fatto sta che l’applicazione sul territorio di questi aggiustamenti richiesti dalle Regioni resta molto variegata. Ci sono enti locali che riescono a intervenire a copertura dei maggiori costi - che la quota pagata dai passeggeri copre solo per il 30% , l’incidenza più bassa in Europa - scongiurando o mitigando l’adeguamento tariffario. Altri che prendono tempo prima di deliberarlo, anche perché spesso l’operazione richiede tempi e costi tecnici di ristampa dei biglietti non immediatamente sostenibili. Infine c’è chi ha già deliberato, decidendo più spesso di scaricare i maggiori costi sui biglietti ordinari e non sugli abbonamenti per salvaguardare gli utenti abituali.

«Una volta passate le elezioni ci aspettiamo che anche altri territori deliberino in questa direzione- aggiunge Toto, consapevole dell’impopolarità delle misure -, ma vigileremo perché questo avvenga in modo equo e garantendo un miglioramento del servizio».

Le decisioni del territorio

La Regione Marche, con la delibera dell’8 agosto scorso, ha modulato un aumento del biglietto fino al 15% in base alla fascia chilometrica. Le aziende locali che gestiscono il servizio non si sono ancora adeguate ma dal Comune di Ancona, ad esempio, fanno sapere che «l’inflazione inciderà prevalentemente l’anno prossimo» e che, nonostante la necessità di adeguarsi alle delibere regionali, l’ente locale sarà «in grado di contenere tutte le tariffe che vengono utilizzati in modo continuativo», in pratica gli abbonamenti.

Alla delibera lombarda del 4 luglio scorso, invece, hanno già risposto in tanti, prima di tutto Trenord applicando l’adeguamento del 3,82% previsto per i titoli ferroviari: ad esempio, da Cremona a Milano il biglietto giornaliero aumenta di 30 centesimi, passando da 7,4 euro a 7,7 euro. Anche Mantova, Cremona, Brescia e Bergamo hanno già approvato aumenti. Ad esempio il biglietto urbano dell’Azienda trasporti di Bergamo (valido 75 minuti) aumenta da 1,3 a 1,5 euro. Il Comune di Milano, invece, per ora conferma il congelamento del prezzo del biglietto Atm per i mesi di settembre e ottobre, mentre cerca una soluzione per evitare di dover applicare rincari nei mesi successivi.

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