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Aumentare i contributi: il riscatto non sempre accelera la pensione

di Matteo Prioschi


3' di lettura

Comperare qualche anno di anzianità contributiva per arrivare prima alla pensione. La possibilità esiste da anni, ma le novità introdotte dal decreto legge 4/2019 approvato all’inizio del 2019 hanno acceso l’interesse sugli strumenti già disponibili e quelli al debutto quest’anno.

Il riscatto di periodi scoperti da contribuzione e la possibilità di continuare a versare volontariamente i contributi quando si resta senza lavoro sono previsti da tempo. Operazioni che comportano un costo, a volte anche ingente, a carico dell’interessato e che per questo motivo devono essere valutate adeguatamente. Non che la pensione in quanto tale sia gratis, dato che è il risultato, soprattutto con il sistema contributivo, di quanto effettivamente accantonato da una persona durante la vita lavorativa. Ma in questi casi si tratta di sborsare somme extra in modo da raggiungere prima i requisiti, in particolare quello dell’anzianità contributiva, per accedere alla pensione.

Gli studi universitari

Una delle soluzioni più conosciute è il riscatto degli anni di studi universitari, detto anche riscatto della laurea. Un’operazione che, con le regole in vigore fino al 2018, veniva scelta da circa 11mila persone all’anno. Non molte. Nei primi mesi di quest’anno si è registrato un aumento delle richieste, soprattutto dovuto alla nuova modalità di riscatto, quella a costo fisso introdotta dal decreto legge 4/2019 per i periodi di studi che sono soggetti al sistema di calcolo contributivo (in teoria quelli dal 1996 in poi, ma su questo fronte potrebbero arrivare delle novità dall’Inps). Da circa 1.500 richieste al mese si è già arrivati a 3.000.

Dato che questa opzione è accessibile, per motivi anagrafici, a persone di almeno 40 anni (che si sono iscritte all’università alla metà degli anni ’90), ne consegue che la scelta viene fatta da chi è ancora piuttosto lontano dalla pensione. Ma proprio per i laureati nati negli anni ’70 il riscatto potrebbe determinare benefici ridotti, dato che il traguardo per quella di vecchiaia (oggi accessibile a 67 anni di età) e quella anticipata (oggi raggiungibile con 42 anni e dieci mesi di contributi, 41 e dieci per le donne) verranno raggiunti quasi in contemporanea e i 4-5 anni di “sconto” che si comperano sulla pensione anticipata con il riscatto laurea subiscono la concorrenza della pensione anticipata contributiva che prevede una riduzione, gratuita, di 3 anni rispetto a quella di vecchiaia (oggi si ottiene a 64 anni).

Il rischio di compiere una scelta emotiva, più che razionale, c’è. Tanto più che il cantiere pensioni non si chiude mai ed è assai difficile prevedere quali regole saranno in vigore tra 20-30 anni.

I buchi contributivi

Altra novità di quest’anno è la possibilità di coprire i buchi contributivi dovuti a carriere lavorative discontinue di persone prive di anzianità contributiva al 1995 e quindi soggetti al sistema di calcolo contributivo della pensione. La norma consente di sanare fino a cinque anni di buchi, ma secondo la relazione tecnica al Dl 4/2019, il periodo stimato scoperto è di 2,5 anni per il lavoratori dipendenti e di 1,5 anni per gli autonomi. Il governo ha ipotizzato che utilizzino questa opzione circa 3.500 persone ogni anno. Un numero esiguo, che la stessa relazione tecnica motiva così: «sono disattese nel breve periodo propensioni eccezionali all’utilizzo di tale strumento (…) poiché per le caratteristiche dei potenziali beneficiari l’operazione non è propedeutica per conseguire pensioni di vecchiaia». Insomma, anche in questo caso, prima di mettere mano al portafoglio, è opportuno pensarci bene.

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