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Aumenti fino all’81%, il carrello della spesa fa il pieno d’inflazione

NielsenIq: l’olio di semi svetta tra i rincari rilevati a metà agosto

di Enrico Netti

Crescita dei prezzi per i prodotti di largo consumo

3' di lettura

Un carrello mezzo vuoto a causa degli aumenti dei prezzi con tassi a doppia cifra e il taglio delle promozioni hanno accompagnato la spesa degli italiani. Il podio del maggiore rincaro è per l’olio di semi che segna un +81% su base annua. La pasta di semola, piatto forte delle famiglie italiane, è aumentata di quasi un quarto; l’olio extravergine cresce in media dell’11%; il burro supera il +30%; il grana vede un +12% come il caffè macinato per finire con le uova fresche aumentate del 12 per cento.

È quanto emerge dalle rilevazioni di NielsenIq. Quelle utilizzate sono relative alla settimana tra il 14 e il 21 agosto 2022 ed evidenziano una netta forbice tra l’inflazione (8,4%) registrata dall’Istat e quella reale del carrello della spesa. Quasi nessun prodotto alimentare e del largo consumo confezionato sfugge ai rincari, mentre i volumi di vendita sono in flessione.

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UN CARRELLO PIENO DI RINCARI
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Sui bilanci delle famiglie, la cui capacità di spesa è ridotta a causa del caro energia, pesa inoltre il taglio delle promozioni che hanno fino ad ora aiutato a fare quadrare i conti. Le promozioni sono il frutto delle scelte delle insegne della Gdo e dell’industria di marca che concordano le offerte e la scontistica. Ora con la marginalità di entrambi sotto pressione a causa della congiuntura internazionale offrire sconti è quasi diventato un lusso. Da qui il deciso taglio della pressione promozionale.

I prezzi medi dell’ortofrutta venduta dalla Gdo sembrano essere come su un saliscendi. Fragole, ciliege, albicocche, mele vedono cali anche sostanziosi mentre peperoni, melanzane, meloni, pomodori registrano aumenti anche pesanti. Pane bauletto, taralli, crackers condividono rincari tra il 10 e il 20% e le carni bianche di polli e tacchini rincarano di oltre un terzo. Il consumo di pesce ha visto un rallentamento con orata e branzino freschi che ad agosto costavano circa un quinto in più dell’estate 2021 a fronte del raffreddarsi dei prezzi di vendita di triglia, trota e merluzzo fresco.

Se poi ci si vuole consolare con uno snack è meglio pensare a mini porzioni visto che in questa categoria gli aumenti sono del 25% o meno. Il costo delle patatine fritte vede un +19%, quello dei pop corn del 10%, i croissant e gli altri dolci surgelati salgono del 25%, i gelati e gli snack salati del 23% e via di seguito. Non sfuggono ai decisi rincari prodotti chiave come il latte e i suoi derivati o quelli per gli animali da compagnia. Il cibo per cani ha un prezzo medio di 2,4 euro al chilo (+14%) mentre quello per gatti costa 4,1 euro (+20%). Anche i prodotti per la pulizia e i detergenti vedono in genere aumenti al di sotto del 15% salvo qualche eccezione. Per esempio il detersivo per le stoviglie a mano sfiora il +26% e il sapone per il bucato +18 per cento. Il caro energia ha fatto schizzare alle stelle i prezzi dei prodotti a base di carta: carta igienica e fazzoletti in dodici mesi sono rincarati rispettivamente del 22 e del 27% insieme ai tovaglioli (22%) e ai rotoloni di carta (+24%).

Prezzi bollenti per le acque minerali: quelle gassate, per l’assenza di anidride carbonica, vedono un +15,3% e le non gassate un +12 per cento. Vini comuni e bottiglie Igp e Igt sono accomunati da un +11 per cento.

L’unica contromisura adottata dalle famiglie è quella di ridurre i volumi dei propri acquisti. L’olio di semi, per esempio, registra una flessione di circa un quinto degli acquisti e i fazzoletti di carta di quasi 10 punti percentuali, come il burro.

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