BANCHE

Aumento Carige, Malacalza chiede un risarcimento di 482 milioni

La tegola arriva dopo che il 21 dicembre Carige ha fatto un altro passo avanti verso un ritorno alla normalità chiudendo l’aumento di capitale

di Raoul de Forcade

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La tegola arriva dopo che il 21 dicembre Carige ha fatto un altro passo avanti verso un ritorno alla normalità chiudendo l’aumento di capitale


2' di lettura

Nella vicenda di Carige tornano ad affacciarsi i Malacalza con una richiesta danni che corrisponde, più o meno, a quanto la famiglia ha impegnato nella banca genovese, negli anni in cui è stata azionista di riferimento dell'istituto

Malacalza ha presentato una richiesta di risarcimento per circa 482 milioni a Carige, Fondo Interbancario di tutela dei depositi (con lo Schema volontario) e a Cassa centrale banca, in seguito al riassetto realizzato con l’aumento di capitale da 700 milioni votato all'assemblea del 20 settembre scorso.

Benché i Malacalza mantengano un rigoroso silenzio sulla vicenda, a quanto risulta, il provvedimento depositato dalla famiglia, farebbe riferimento all'articolo 2379 del codice civile e conterrebbe una richiesta di nullità della delibera di ricapitalizzazione della banca.

Ma la mossa, come appunto prevede il codice, non potrà portare ad alcun blocco dell’aumento di capitale. La richiesta di nullità della delibera, infatti, è esclusivamente funzionale al risarcimento.

La tegola arriva dopo che, il 21 dicembre, Carige ha fatto un altro passo avanti verso un ritorno alla normalità. Il gruppo genovese, il cui cda è stato commissariato dalla Bce a inizio anno, ha infatti chiuso l’aumento di capitale da 700 milioni deliberato dall'assemblea dello scorso 20 settembre grazie al supporto del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) e riconvocherà i soci il 31 gennaio per nominare il nuovo cda dell'istituto.

Sul fronte dell’operazione di rafforzamento patrimoniale la prima tranche, pari a 313,2 milioni di euro, è stata sottoscritta dallo Schema Volontario di Intervento del Fitd (Svi), che lo scorso novembre aveva sottoscritto un bond subordinato per lo stesso ammontare.

Sessantatre milioni sono stati sottoscritti da Cassa Centrale Banca (Ccb), il partner industriale individuato per il rilancio; la terza tranche, riservata agli azionisti storici, era pari a 85 milioni ed è stata sottoscritta per 22,8 milioni dai vecchi soci e per 62 milioni dallo stesso Fitd, che ha coperto anche la quarta tranche da 238,8 milioni di euro. Consob ha inoltre dato l'ok al ritorno del titolo Carige alle negoziazioni di Borsa, cosa che dovrebbe avvenire ai primi di febbraio.

Ultimo giorno
Il 17 gennaio è l'ultimo giorno per impugnare la delibera dell'assemblea che il 20 settembre ha approvato la ricapitalizzazione e per agire con la richiesta di risarcimenti.Il via libera all'operazione era avvenuto con l'assenza determinante dei Malacalza, che prima dell’aumento erano il primo azionista della banca con il 27,5% e sono stati diluiti oggi a poco più del 2% del capitale.

Malacalza avrebbe chiesto i danni in solido ai soggetti che hanno realizzato l'operazione, che ha visto praticamente azzerato il diritto d'opzione per i soci preesistenti.

Post ricapitalizzazione, Carige fa capo per quasi l'80% al Fitd (e Svi), mentre Ccb ha l'8,3%, oltre ad avere, in base all'accordo quadro sottoscritto con Fitd e Svi, diritti per acquistarne a sconto la quota.

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