clausole di salvaguardia

Aumento dell’Iva, quel rischio che i governi non riescono a debellare dal 2011

di Andrea Marini

3' di lettura

Per il 2018 la manovra approvata dal governo prevede la totale sterilizzazione delle clausole di salvaguardia. Ma la partita per togliere di mezzo il rischio di aumento dell’Iva e delle accise è solo in parte rinviata al 2019. Di fatto allungando i tempi di un match che ormai ogni governo in carica combatte dal 2011. Senza riuscire a vincere in maniera definitiva.

La prima sterilizzazione con la manovrina
Il governo Gentiloni, in carica dal 12 dicembre 2016, ha ereditato dalla ultima manovra del governo Renzi i seguenti aumenti dell’Iva previsti per il 2018: un incremento dal 10% all’11,5% dell’aliquota ridotta e un passaggio dal 22% al 25% per l’aliquota ordinaria. Misure che garantiscono incassi per 19,5 miliardi. Per scongiurare questi rincari, Gentiloni, un po’ a sorpresa, ha iniziato una parziale sterilizzazione con la “manovrina” varata il 24 aprile di quest’anno: ha recuperato risorse pari a 3,8 miliardi che hanno fatto scendere a quota 15,7 i miliardi da trovare per evitare i rincari nel 2018.

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Il decreto fiscale
Il secondo passo di Gentiloni è stato compiuto pochi giorni fa con il decreto fiscale che accompagna la manovra 2018: ha recuperato non solo 840 milioni per ridurre dall’11,5% all’11,14% il rincaro per l’aliquota ridotta dell’Iva, ma ha anche trovato 340 milioni per scongiurare l’aumento delle accise nel 2019.

La manovra 2018
Qui entra in gioco il disegno di legge di Bilancio 2018: il testo prevede la completa sterilizzazione dell’Iva per il 2018, con il reperimento di 14,9 miliardi: l’aliquota ridotta resta al 10% e quella ordinaria al 22%. Tuttavia, il governo Renzi ha lasciato in eredita l’aumento dell’Iva e delle accise anche per il 2019: l’aliquota ridotta è prevista in aumento al 12% e l’aliquota ordinaria al 25,4% . Con la manovra 2018, tuttavia, il governo in carica si è portato un po’ avanti, reperendo 6,1 miliardi per la parziale sterilizzazione 2019: allo stato attuale l’aliquota ridotta nel 2019 dovrebbe salire “solo” all’11,5% e quella ordinaria al 24,2%. Per la totale sterilizzazione dell’aumento Iva 2019, il prossimo governo, qualunque sia il suo colore, dovrà ancora reperire 12,5 miliardi.

La sterilizzazione delle clausole con il governo Renzi
Così come Gentiloni ha ereditato gli aumenti da Renzi, anche quest’ultimo, entrato a Palazzo Chigi a febbraio 2014, ha dovuto fare i conti con il passato. La manovra per il 2017 (l’ultima di Renzi) è riuscita a sterilizzare l’aumento Iva e accise per 15,3 miliardi per il 2017, ma il governo Gentiloni (subentrato a Renzi proprio pochi giorni dopo l'ok definitivo alla legge di bilancio 2017) ha dovuto appunto reperire 19,5 miliardi per evitare i rincari nel 2018.

Il governo Berlusconi e la crisi dell'estate 2011
In realtà. tutto è iniziato nell’estate del 2011, con la crisi dei conti pubblici che avrebbe portato a novembre alla caduta del governo Berlusconi, il decreto legge 138/2011 ha disposto l’aumento dell’aliquota Iva dal 20 al 21% (con un maggior gettito di 700 milioni nel 2011 e 4,2 miliardi annui dal 2012). Nella manovra è stata inserita anche una clausola di salvaguardia: se il governo non fosse riuscito a trovare, entro il 30 settembre 2012, 20 miliardi attraverso razionalizzazioni della spesa sociale, quelle risorse sarebbero state reperite con un taglio delle agevolazioni fiscali o un aumento delle imposte indirette.

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