Myanmar

Aung San Suu Kyi, condanna ridotta a due anni di prigione

Le accuse sommarie mettono fuori gioco il partito della Nobel per la Pace

Birmania, Aung San Suu Kyi incriminata anche per frodi elettorali

2' di lettura

La giunta militare birmana ha ridotto da quattro a due anni la pena inflitta oggi al Nobel per la pace Aung San Suu Kyi da un tribunale del Myanmar, con le accuse di incitamento al dissenso contro i militari e violazione delle misure anti Covid. La 76enne Suu Kyi è detenuta ai domiciliari dal golpe dei generali dello scorso primo febbraio. Da allora la giunta l’ha accusata di una sfilza di presunti reati, tra cui violazione della legge sui segreti ufficiali, corruzione e brogli elettorali.

Il verdetto è il primo di una serie di 11 capi d’accusa che potrebbero costarle il carcere a vita, sottolinea la Bbc. Il primo da quando l’esercito è tornato al potere il 1° febbraio scorso. La Premio Nobel per la pace ha confutato tutte le accuse racchiuse negli undici capi di imputazione a suo carico.

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La condanna della leader impedisce di fatto al suo partito, la National League for Democracy, di avviare ai cinque anni del secondo mandato.

Il caso di incitamento riguarda dichiarazioni postate su Facebook, sulla pagina del partito, quando già Aung San Suu Kyi era detenuta assieme ad altri leader.

Mentre le accuse sulle norme anti Covid riguardano la campagna elettorale di elezioni che il partito della Nobel della Pace aveva stravinto nel novembre 2020. L’esercito, i cui partiti alleati avevano parso molti seggi in quella elezione, rivendicavano frodi elettorali in quella elezione, cosa che osservatori indipendenti hanno sempre escluso.

Con la nuova condanna ad Aung San Suu Kyi i militari in Birmania stanno cercando di “soffocare le libertà”. Lo ha denunciato oggi Amnesty International. “Le dure condanne inflitte ad Aung San Suu Kyi sulla base di false accuse sono l’ultimo esempio della volontà dei militari di eliminare ogni opposizione e soffocare le libertà in Birmania”, ha affermato l’organizzazione in un comunicato.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha deplorato la condanna di Aung San Suu Kyi da parte del regime militare birmano. La condanna di Aung San Suu Kyi “in un processo truccato con una procedura segreta in un tribunale controllato dai militari non è altro che motivata politicamente”, ha denunciato Bachelet, che ritiene che questa condanna non solo neghi “la libertà” alla premio Nobel per a pace ma “chiude la porta al dialogo”.

Un affronto alla giustizia: così il segretario di stato americano Antony Blinken ha definito la condanna della Nobel per la pace Aung San Suu Kyi da parte di tribunale birmano.

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