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Auricchio (provolone) acquisisce Cascine Emiliane (parmigiano reggiano)

di Vera Viola

3' di lettura

Un matrimonio tra campioni: quello avvenuto con l’acquisizione da parte del gruppo Auricchio, storico leader mondiale del provolone, del 90% della società Cascine Emiliane, uno dei più noti stagionatori e confezionatori di Parmigiano Reggiano. Auricchio quest’anno ha festeggiato il 140° anniversario dalla nascita a San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli, e chiude l’anno con una ulteriore crescita: il gruppo, che oggi produce la gamma quasi completa dei formaggi italiani dai marchi storici, ha un fatturato di circa 250 milioni e un organico di 500 dipendenti

L’operazione

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L’acquisizione della maggioranza del’azienda emiliana con i suoi 45 dipendenti, impianti, clienti, è costata 7 milioni. Cascine Emiliane è una società molto conosciuta nel settore e con un’alta reputazione nel retail sia in Italia che in tutta Europa. Da oltre 20 anni produce una selezione di altissima qualità di Parmigiano Reggiano.
Cascine Emiliane sviluppa un fatturato di 45 milioni, con un export pari al 75% del venduto. La sede rimarrà a Castelnovo Sotto (Reggio Emilia), sotto la guida, nel ruolo di presidente, di Giuseppe Filippini, che conserva una quota del 10%.

«Per noi è stata una scelta strategica – commenta Alberto Auricchio, amministratore della Gennaro Auricchio S.p.A. di cui condivide la gestione con i fratelli Giandomenico e Antonio – sia per arricchire la nostra offerta a marchio Auricchio con Parmigiano di primissima scelta, sia perchè i radicati rapporti che da anni Cascine Emiliane ha con clienti importantissimi, ci aiuterà a consolidare il nostro modello di crescita soprattutto all’estero, proponendoci come partner in grado di offrire una gamma completa e di alta qualità di tutti i formaggi della grande tradizione italiana».

Gruppo Auricchio

Il gruppo Auricchio oggi ha otto unità produttive, tutte in Italia, dove produce una vasta gamma di prodotti, che vanno dalla mozzarella al parmigiano reggiano, dal taleggio al quartirolo lombardo, dal gorgonzola al pecorino romano, dai pecorini freschi e stagionati alle ricotte vaccine e ovine. E sopratutto il core business, il provolone Auricchio. Per il 2017 si stimano oltre 250 milioni di fatturato del gruppo, con una percentuale di crescita del 3% in Italia. Mantiene una quota di mercato italiano del provolone pari al 50% e del 5% nelle esportazioni, che superano il 35% del fatturato in 50 Paesi tra i quali Nord e Sud America, Australia, Europa, Emirati Arabi ed Estremo Oriente.

La storia

L’impresa che fa capo alla famiglia Auricchio nasce nel 1877 a San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli, grazie all’intraprendenza di Gennaro Auricchio, commerciante e, sopratutto, inventore di una ricetta speciale, nota come “segreto di don Gennaro”, quella del provolone piccante, in uso nelle campagne dell’hinterland vesuviano. Gennaro propone la sua ricetta ad alcuni caseifici per una prima produzione con marchio Auricchio:  il provolone riscuote tanto successo che la produzione locale di latte, ben presto, non è sufficiente a soddisfare la domanda. Poi Gennaro parte per la guerra, e frequenta le regioni del Nord dove resta colpito dalla diffusione dei pascoli e dalla quantità di latte prodotto. Così tra fine 800 e inizi 900, tornato a casa e diventato imprenditore, decide di mandare uno dei suoi figli al Nord a insegnare ai casari padani come produrre il provolone. La produzione del noto formaggio si sposta quindi vicino al luogo di produzione del latte, solo in un secondo momento le forme vengono inviate nel napoletano per la stagionatura.

Nel 1976 la famiglia Auricchio apre il primo stabilimento a Pieve San Giacomo in provincia di Cremona; nell’86 ristruttura l’impianto napoletano e lo trasferisce a Somma Vesuviana. L’azienda cresce come impresa familiare fino al 1992, quando, con la terza generazione, il capitale sociale viene ripartito in due quote analoghe (50%) tra due rami della famiglia. In un ciclo di crisi acuta intorno agli anni 80, uno dei due ceppi familiari decide di cedere la propria quota a una multinazionale americana. Ma i titolari dell’altra metà, all’ultimo minuto, decidono di rilevare tutto.

I tre fratelli Antonio, Albero e Giandomenico avviano una lunga stagione di acquisizioni che non si è ancora arrestata. Oggi l’impresa Auricchio ha otto unità produttive in Italia e gestisce alcuni tra i più importanti brand caseari italiani conosciuti a livello internazionale, oltre ai propri: Locatelli (per il mercato Usa), Giovanni Colombo, Ceccardi, La Pecorella, Gloria, Sole della Franciacorta.

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