Big tech & governi

Australia, il governo obbligherà i big web a pagare le news ospitate sulle piattaforme

Immediata la replica di Google che blocca le notizie ma entro la fine del 2021 Canberra definirà le multe da comminare

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(REUTERS)

Immediata la replica di Google che blocca le notizie ma entro la fine del 2021 Canberra definirà le multe da comminare


2' di lettura

Il ministro australiano del Tesoro, Josh Frydenberg, lancia un monito ai big tech. Il governo di Canberra si prepara a obbligare Google e Facebook a pagare i media tradizionali australiani quando le loro piattaforme ospitino i loro contenuti. Se ciò non accadrà verranno comminate multe di milioni di dollari.
La risposta di Google è stata immediata: il blocco dei contenuti di news nella sua piattaforma. Scelta cui è seguita una dichiarazione: «È un esperimento» di breve durata per «misurare l’impatto dei siti di news su Google Search e viceversa».

Penali varate entro la fine del 2021

Le nuove norme che l’Australia si appresta a varare dovrebbero passare all’esame di una commissione del Senato prima di un voto in parlamento ed entrerebbero in vigore entro l’anno; riguardano sia il news feed di Facebook, sia le ricerche di Google. Il codice obbligatorio di condotta, formulato dall’ente di vigilanza Australian competition and consumer commission (Accc), prevede trattative tra Facebook e Google e le compagnie australiane dei media per concordare il pagamento stesso, con penali fino a 10 milioni di dollari se non rispetteranno gli accordi. Facebook e Google hanno respinto con forza la necessità di un codice di condotta e avevano già minacciato di rivalersi con una messa al bando di news australiane sulle loro piattaforme.

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ll primo Paese che commina multe

Quello australiano diventerà quindi il primo governo a imporre un regime legale, che include penalità finanziarie in merito al comportamento delle piattaforme digitali che usano spazio non regolato per cannibalizzare e per approfittare di contenuti prodotti dai media di news. Il collasso del mercato pubblicitario legato alla pandemia ha aggravato l’urgenza di un problema che già minacciava il futuro del giornalismo australiano. Il braccio di ferro fra Canberra e le due piattaforme si inserisce in un dibattito in cui la crisi editoriale è grave e le entrate pubblicitarie sono catturate in modo schiacciante dalle piattaforme big tech.

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