Svolta a Vienna

Laboratorio Austria, i conservatori di Kurz al governo con i Verdi

A tre mesi dal voto è stata raggiunta l'intesa per il nuovo governo. A guidarlo sarà ancora il leader popolare Sebastian Kurz, ma con un alleato diverso dalla destra populista del Fpö

di Michele Pignatelli


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Sebastian Kurz (Oevp) e Werner Kogler (Partito dei Verdi)

4' di lettura

A poco più di tre mesi dalle elezioni anticipate in Austria è stata raggiunta l’intesa per la nascita di un nuovo governo. A guidarlo - e non è una sorpresa - sarà ancora il leader del Partito popolare (Övp), Sebastian Kurz, nettamente il più votato il 29 settembre 2019 (37,5% dei consensi); partner di coalizione saranno però - e non erano in molti ad aspettarselo - i Verdi di Werner Kogler (13,9%).

La virata di Kurz
Si tratta di un brusco cambio di rotta per Kurz che abbandona i partner del precedente esecutivo, la destra populista del Fpö, travolta e penalizzata nelle urne dall’Ibizagate” e da altri scandali minori, per allearsi con un partito ambientalista di sinistra con cui i punti di contatto non sembravano molti, almeno inizialmente. L'ennesima dimostrazione del pragmatismo camaleontico del giovane cancelliere - 33 anni - che riconquista così lo “scettro” di più giovane capo di governo in Europa.

I nodi (e la chiave) della convivenza
Da un punto di vista meramente matematico l'alleanza ha i numeri per durare: insieme Övp e Verdi dispongono di 97 seggi su un totale di 183 in Parlamento. Più complesso per i due partiti è condividere il programma di governo, i cui dettagli sono stati illustrati nel pomeriggio; il che spiega anche le trattative lunghe e «non facili», come ha dichiarato annunciando l’accordo Kurz stesso.

«L’idea principale - commenta Martin Dolezal, politologo dell’Università di Salisburgo e dell’Ihs, l’Istituto di studi superiori di Vienna - è garantire a entrambi i partiti margine d’azione e autorità decisionale negli ambiti per loro prioritari: i Verdi dovranno accettare politiche restrittive su immigrazione e sicurezza, l’Övp un nuovo approccio a infrastrutture e politiche sui trasporti e forse tasse mirate alla protezione dell’ambiente».

«È possibile proteggere sia le frontiere che l’ambiente», ha dichiarato Kurz, sintetizzando con una sorta di slogan la chiave dell’accordo.

E’ possibile proteggere sia le frontiere che l’ambiente

Il punti del programma
Il leader dei Popolari non abbandona dunque la linea dura intrapresa prima da ministro degli Esteri all’apice della crisi dei rifugiati, nel 2015, e poi proseguita da cancelliere nel governo turchese-blu con l'Fpö, e non rinuncia alle politiche pro business e di tagli alle tasse: lo dimostrano provvedimenti come l’aumento delle forze di polizia, l’innalzamento del divieto di portare il velo a scuola da 10 a 14 anni e, soprattutto, il carcere preventivo per gli immigrati potenzialmente pericolosi, seppur «nel rispetto della Costituzione», come ha dichiarato Kurz: una misura, quest’ultima, «duramente attaccata dai Verdi quando fu presentata per la prima volta dal precedente governo Övp- Fpö», come nota ancora Dolezal.

Sul fronte fiscale, la corporate tax sarà tagliata dal 25 al 21% e saranno ridotte anche le aliquote sui redditi delle persone per i primi tre scaglioni tariffari, che passeranno al 20, 30 e 40 per cento.

I Verdi ottengono da parte loro un ministero dell’Ambiente con competenze allargate a infrastrutture e trasporti e la dichiarazione che la lotta al cambiamento climatico diventa priorità del governo, come esplicitato dal programma in cui si legge che «l’Austria può raggiungere la neutralità climatica entro il 2040 al più tardi e diventare un pioniere in Europa per la protezione dell’ambiente». Da qui l’aumento dei costi delle emissioni inquinanti (con l’introduzione di una tassa unica di 12 euro a passeggero per i voli aerei: di fatto un aumento rispetto allo schema attuale), incentivi per migliorare l’efficienza energetica e il trasporto pubblico, l’introduzione, per ora solo ipotizzata, di una carbon tax.

Le ricadute per l’Italia
Nelle oltre 300 pagine di programma anche un paio di questioni con ricadute dirette per l’Italia. Scompare il doppio passaporto italo-austriaco per i sudtirolesi. Nel testo per ricevere la doppia cittadinanza si parla solo
genericamente di assistenza «alle vittime del nazismo e ai loro
discendenti». Il precedente governo aveva invece previsto la doppia cittadinanza per le vittime del nazismo, i sudtirolesi, e gli austriaci residenti nel Regno Unito in caso di Brexit.

Sul fronte ambientale il governo proporrà poi alla Commissione Ue di rendere più flessibile la gestione dei pedaggi per i Tir, in modo da introdurre un’ecotassa nelle zone più critiche dal punto di vista ambientale, spostando i transiti dalla strada alla rotaia. Tra queste c’è il Brennero, dove dunque sono prevedibili nuove barriere tariffarie per i camion italiani.

Il ruolo dei Verdi in Europa
«Chi ama la propria patria non la divide», ha dichiarato il leader verde Werner Kogler commentando il compromesso raggiunto, che è una scommessa per entrambi i partiti, esposti ai malumori di parte del proprio elettorato, ma al tempo stesso un’anticipazione di quanto potrebbe avvenire anche nella Germania post Grosse Koalition e durante la presidenza di Ursula von der Leyen alla Commissione europea, con i Verdi chiamati a giocare sempre più un ruolo di argine contro la destra populista e sovranista.

«Sebbene l’Austria sia un Paese piccolo e perciò difficilmente un modello – spiega ancora Martin Dolezal - una coalizione tra Popolari e Verdi, in caso di successo, potrebbe attirare l’attenzione all’estero e altri partiti ambientalisti potrebbero ripensare le loro scelte, finora perlopiù orientate verso coalizioni di centrosinistra. In Germania, per esempio, Cdu-Csu e Verdi potrebbero costruire una maggioranza bipartitica dopo le prossime elezioni»

Le prossime tappe
Il nuovo governo - dove i Popolari avranno dieci ministeri (tra cui i portafogli strategici di Finanze, Interni ed Esteri) e i Verdi 4 dicasteri - dovrebbe giurare martedì 7 gennaio, sempre che arrivi l’approvazione da parte del Congresso federale dei Verdi, in programma sabato 4 gennaio. E se il via libera è prevedibile - difficile pensare che diversamente i negoziati si sarebbero conclusi con l’annuncio di un accordo - anche la misura di questa approvazione potrà incidere sul futuro del nuovo governo.

Per approfondire:
Lo scandalo “Ibizagate”
Lo scenario dopo il voto

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