Europa

Austria, perché Vienna vaccina i bambini dai 5 agli 11 anni prima dell’ok Ema

La capitale austriaca ha istituzionalizzato le somministrazioni «off label», fatte in attesa del via libera dell’agenzia su quella fascia d’età. Come funzionano

Austria, al via le vaccinazioni per i bambini sopra i cinque anni

3' di lettura

Quasi 10mila posti andati a ruba in poche ore, altri in arrivo nei prossimi giorni. Vienna, la capitale dell’Austria, ha inaugurato il 15 novembre le vaccinazioni pubbliche per i bambini nella fascia 5-11 anni: i 9mila posti disponibili per le somministrazioni, effettuate nel centro congressi Austria Center, sono andati esauriti con diverse ore di anticipo, mentre il sindaco Michael Ludwing promette l’apertura di nuovi slot in tempi rapidi.

Sullo sfondo, però, resta un fattore non proprio secondario. L’Ema, l’agenzia europea del farmaco, deve ancora dare il suo via libera formale alle somministrazioni in quella fascia d’età. Come è possibile?

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Perché Vienna può “anticipare” il verdetto dell’Ema

La scelta della capitale si limita a semplificare e ampliare una procedura già in uso. Le vaccinazioni di bambini sotto gli 11 anni di età erano già possibili nel resto dell’Austria, secondo il principio di utilizzo «off label», fuori dall’etichetta: la somministrazione di un farmaco con indicazioni diverse rispetto a quelle contenute nella sua autorizzazione al commercio.

In genere si tratta di una scelta compiuta da singoli operatori sanitari, in tutto e per tutto responsabili delle decisione di prescrivere un farmaco “sdoganato” per altri scopi. «In questo caso, però, è diverso - spiega Vincenzo Salvatore, avvocato dello studio legale Bonelli Erede - Le autorità nazionali possono autorizzare l'uso del farmaco, quindi non è più scelta del singolo. Ed è quello che ha fatto l’agenzia austriaca del farmaco (Österreichische Agentur für Gesundheit und Ernährungssicherheit, ndr) dando l’ok anche alla somministrazione per i bambini nella fascia 5-11 anni. La Aifa, ad esempio, ha preferito aspettare il verdetto finale dell’Ema».

Ma qual sono i criteri per giustificare la decisione? Un’agenzia nazionale, spiega Salvatore, può autorizzare un farmaco senza o in attesa di ulteriori via libera se è in possesso di una serie di informazioni. Nel caso dell’Austria, «l'autorità sa già che il farmaco è stato utilizzato altrove per quella fascia di età (negli Usa, ndr) le informazioni che arrivano da Ema sono positive e il governo ha ritenuto cruciale intervenire con tempestività. Anche perché è ragionevolmente convinto che l’ok di Ema sia solo questione di tempo».

Il dosaggio del farmaco utilizzato, Pfizer-Biontech, è minore e viene calibrato in base al destinatario. In una prima fase pilota si procederà al ritmo di 200 bambini vaccinati al giorno, ampliando via via i numeri in caso di riscontri positivi. Il boom della giornata d’esordio lascia intenderà che sarà così.

L’escalation di casi e il lockdown dei non vaccinati

Il paese, nel vivo di una delle peggiori escalation di contagi su scala Ue, sta correndo ai ripari per aumentare un tasso di vaccinazioni inadeguato: la quota di popolazione over-12 che ha completato il ciclo di prima e seconda dose si aggira sul 65%, contro l’84,2% dell’Italia al 16 novembre 2021.

Il cancelliere Alexander Schallenberg, succeduto a Sebastian Kurz alla guida del paese, ha deciso di istituire sempre dal 15 novembre un inedito «lockdown dei non vaccinati»: la popolazione sprovvista di copertura vaccinale potrà uscire di casa solo per motivi essenziali, come l’acquisto di alimentari o gli spostamenti di lavoro. La stretta si somma ai controllo già effettuati per l’accesso a tutti i luoghi pubblici al chiuso, con l’obbligo di esibire un certificato di vaccinazione o guarigione nei luoghi pubblici (la cosidetta regola 2G: geimpft o genesen). Sul lavoro può bastare un tampone negativo (regola 3G: geimpft, genesen, getestet).

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