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Autentici falsi d'autore

di Armando Torno

2' di lettura

Mario Guida, editore e libraio tra i più raffinati del nostro tempo (scomparso nel febbraio 2017), un giorno ebbe l'idea di inventare dei libretti contenenti dei falsi d'autore. Testi che, confidava con un sorriso sornione, di aver trovato in un pertugio di Port'Alba ma che, in realtà, aveva commissionato a intellettuali di primo piano.

Coinvolse, tra i molti, anche Mario Vegetti, noto storico della filosofia antica, autore di un commento monumentale alla “Repubblica” di Platone e conoscitore eccezionale degli scritti scientifici di Aristotele e dell'opera di Galeno.
Mario Guida convinse Vegetti a scrivere due operine fingendosi Platone. Avrebbe parlato con argomenti antichi, sempre attuali, di quel che stava succedendo. Così, nel 2004, uscì nella collana “Autentici falsi d'autore” un piccolo libro. Il quale ora, grazie a Diego Guida, che ha raccolto e rilanciato l'eredità dello zio, ritorna in libreria in una nuova collana, diretta da Giuseppe Casertano, che si chiama “Falsi originali”. Contiene i due brevi testi scritti a suo tempo da Vegetti: “Platone. Repubblica, Libro XI” e “Lettera agli amici d'Italia” (Guida Editori, pp. 62, euro 5).

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Per ciò che riguarda il libro XI della “Repubblica”, si immagina un dialogo tra Socrate (interlocutore principale nell'opera originale) e uno straniero di Treviri, dietro il quale è possibile riconoscere un antico precursore di Karl Marx. Il quale propone un programma politico sempre attuale, o almeno che trova in ogni situazione qualcuno disposto a battersi per attuarlo. Tra l'altro, dice: “La parte di cui sto parlando non prende il posto del popolo, non lo minaccia con la forza delle armi, non lo governa senza render conto delle sue decisioni, ma invece lo rappresenta e se ne fa interprete”.

Che dire? Nel 2004, oggi o cent'anni fa qualcuno ha detto queste cose e, a quanto risulta, nessuna formula politica è riuscita e realizzarle. Lo straniero di Treviri, tra l'altro, aggiunge una visione della futura società: “Tutti saranno liberi, uguali e fratelli tra loro. La vita tornerà a essere davvero umana: non se ne dovrà più cedere ad alcuno il tempo in cambio dei mezzi di sussistenza…”. Un vero discorso comunista; d'altra parte la “Repubblica” di Platone è anche il primo testo a parlare di comunanza dei beni.

La “Lettera agli amici d'Italia”, invece, è una critica ai governi allora in carica. Il tono usato è divertente, ma ancor più divertente sarà scoprire, leggendo queste pagine, come tali critiche si possano rivolgere agli avversari dei governi di allora che oggi sono entrati nelle stanze delle decisioni. Un esercizio politico, insomma. Che sa aiutare la nascita in noi di qualche buona meditazione per questa fine d'anno. E il cielo sa che ce n'è gran bisogno, data l'aria che tira.

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