Ford, VW, BMW North America e Honda

Auto, accordo tra California e quattro grandi case auto sfida Trump sulle emissioni

Un patto negoziato in gran segreto tra quattro case automobilistiche e la California sfida Donald Trump sull'ambiente. L'accordo ha l'obiettivo di far rispettare più stingenti criteri nelle emissioni dei futuri veicoli rispetto al congelamento degli standard voluto da Trump nella sua campagna per ingranare la retromarcia nella lotta all'effetto serra

di Marco Valsania


Big auto a Trump: salvare norme anti emissioni Obama

3' di lettura

NEW YORK - Un patto negoziato in gran segreto tra quattro case automobilistiche e la California sfida Donald Trump sull'ambiente. L'accordo ha l'obiettivo di far rispettare più stingenti criteri nelle emissioni dei futuri veicoli rispetto al congelamento degli standard voluto da Trump nella sua campagna per ingranare la retromarcia nella lotta all'effetto serra.

L'intesa è stata discussa per mesi lontano dai riflettori tra il grande stato americano, da sempre leader negli sforzi ecologici e governato dai democratici, e un poker di produttori di tre continenti - la statunitense Ford, le tedesche Volkswagen e BMW North America, e la giapponese Honda. L'intenzione è quella di allargare ad altri l'accordo, un traguardo che rimane da realizzare. Fca, ad esempio, ha indicato che “esaminerà i dettagli dell'intesa” ma aspetterà anche l'arrivo di nuove “regole federali più tardi quest'anno”.

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Il gesto delle quattro case rappresenta tuttavia uno schiaffo alla Casa Banca: l'amministrazione Trump aveva preannunciato un blocco dei consumi medi di carburante a 37 miglia al gallone da quest'inverno sia per auto che per furgoni leggeri, annullando piani di portarli progressivamente a 51 miglia nel 2025 come aveva invece previsto il governo di Barack Obama. Il progetto di Trump, che vorrebbe inoltre togliere alla California una tradizionale indipendenza nello stabilire proprie norme ecologiche, dovrebbe essere finalizzato proprio nei prossimi mesi. Portavoce dell'Agenzia per la Protezione ambientale di Trump hanno subito denunciato la nuova intesa alla stregua di “un'iniziativa di pubbliche relazioni”.

I gruppi firmatari, che rappresentano circa il 30% delle vetture vendute negli Usa, hanno tuttavia difeso la loro decisione con ragioni di business oltre che ambientali. Hanno sottolineato la necessità di chiarezza per pianificare le strategie e i costi. “I termini forniscono certezze di regolamentazione alle nostre aziende” hanno sostenuto; quindi garanzie di rispettare “sia criteri statali che federali con una sola flotta di veicoli” e allo stesso tempo di continuare gli sfrzi per “ridurre le emissioni di gas dell'effetto serra”.

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Il rischio maggiore per la case auto è infatti un mercato ”spaccato”. Tredici stati hanno già indicato di voler seguire la leadership della California attraverso standard ambientali più severi nelle emissioni rispetto a quelli promossi da Trump. Vale a dire circa le metà dell'intero mercato statunitense nel settore potrebbe avere regole diverse. Anche il Canada si è espresso oltretutto in tal senso.

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I dettagli della nuova intesa prevedono che i veicoli facciano in media 50 miglia con un gallone di carburante entro il lancio dei modelli 2026, cioè un anno dopo e un miglio in meno rispetto a quanto era stato stabilito in precedenza sotto Obama. Le aziende avranno maggior flessibilità nel raggiungere simili obiettivi e potranno migliorare l'efficienza delle loro “flotte” in media del 3,7% l'anno rispetto al 4,7% prescritto in passato.
Trump, noto scettico dell'effetto serra, sostiene che il congelamento dei limiti alle emissioni è necessario per non aumentare i costi per i consumatori e le aziende. Studi hanno tuttavia indicato che il settore dei trasporti negli Usa è oggi il maggior responsabile dei gas da effetto serra e che congelare i consumi a 37 miglia al gallone fino al 2026 equivarrebbe a mettere in strada fino a quasi otto milioni di veicoli in più.

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