ANALISI

Auto aziendali, tassare il benefit oltre il 30% significa penalizzare il dipendente su uno strumento di lavoro

Per l’associazione dei noleggiatori Aniasa si tratterebbe di «una misura assurda, in quanto si tassa non solo l'uso privato dell'auto (come già è) ma quello lavorativo»

di Pier Luigi del Viscovo


Manovra, stangata sulle auto aziendali dei dipendenti: si salvano ibride ed elettriche

2' di lettura

Tassare le auto aziendali oltre il 30% significa tassare uno strumento di lavoro al pari di una scrivania o di un computer da ufficio. Infatti, il 70% del valore dell'auto, che oggi non viene tassato, è relativo all'uso per lavoro, come andare a visitare clienti o spostarsi da una sede all'altra dell'impresa.

Il 30% invece si riferisce alla parte di macchina che il dipendente non usa per lavoro, ma per i suoi scopi privati, tipo il sabato e domenica o quando sta in ferie. In queste occasioni, potendo godere dell'auto aziendale, riceve un benefit che costituisce retribuzione in natura e dunque va assoggettata a tassazione, come oggi accade.

Diversamente, quando un dipendente si muove in auto per lavoro sta usando uno strumento dell'impresa, finalizzato al perseguimento dell'oggetto sociale, alla pari di un furgone, un computer o un biglietto aereo. Pensare di far pagare le tasse al dipendente su quel 70% è come fargliele pagare perché gode di una scrivania o di un viaggio in treno, niente di più e niente di meno. Anche secondo l'Aniasa, l'associazione dei noleggiatori, si tratta di «una misura assurda proprio da un punto di vista concettuale, in quanto si tassa non solo l'uso privato dell'auto (come già è) ma quello lavorativo».

«Lavoratori penalizzati»
Se dovesse passare, l'effetto sarebbe devastante, secondo l'Aniasa: «Così si uccide il settore e si penalizzano i lavoratori. Questa misura affossa definitivamente il mercato dell'auto e colpisce in busta paga oltre 2 milioni di lavoratori. Produci fatturato per l'azienda? Sostieni la produzione e il benessere aziendale? Tassato!».
Anche Michele Crisci, presidente di Unrae, associazione dei costruttori, argomenta sul punto: «Con questa norma le auto aziendali diminuirebbero del 70/80%, perché nessun dipendente sarebbe disposto a farsi tassare per lavorare e opterebbe per usare la propria auto, addebitando i chilometri all'azienda».

Rischi per l’età del parco macchine circolante
Questa eventualità porterebbe a una conseguenza nefasta: rallenterebbe il ciclo di sostituzione delle auto, che le aziende cambiano ogni 3 anni mentre i privati ogni 7. Ciò significherebbe avere sulle strade auto più vecchie, che sono meno sicure e più inquinanti, oltre a mettere in ginocchio il sistema produttivo e distributivo, già non in ottima salute.
Vogliamo rifiutare l'idea che il provvedimento allo studio voglia penalizzare il dipendente che lavora in macchina, che già è esposto a rischi e a intemperie. Molto probabilmente, si tratta solo di approfondire e conoscere meglio la materia. Anzi sarebbe meglio conoscerla completamente e prima di formulare ipotesi normative. Su questo puntano il dito le associazioni. Aniasa: «Il Governo che a parole con il Tavolo sull'Auto dichiara di voler supportare la filiera delle quattro ruote, ne sta determinando il collasso». Rincara la dose Crisci: «Non ha senso formare dei tavoli con il Governo se poi non siamo nemmeno consultati quando ipotizzano provvedimenti simili».
Adesso però tutti sono informati su tutto.

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