la distribuzione

Auto in crisi, a rischio 1.400 aziende e 120mila posti di lavoro

Al via l’ipotesi rottamazione per salvare un settore da 120mila posti di lavoro

di Mario Cianflone

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(Yakov - stock.adobe.com)

Al via l’ipotesi rottamazione per salvare un settore da 120mila posti di lavoro


3' di lettura

Con immatricolazioni praticamente azzerate il mercato italiano dell ’auto affronta la stagione più difficile della sua storia. E a rischiare il default sono oltre 1.400 imprese che con oltre 120mila dipendenti generano complessivamente un fatturato di 55 miliardi. Meno di 80 aziende però hanno un fatturato medio superiore ai 175 milioni di euro e questo vuol dire che la stragrande maggioranza della rete commerciale automobilistica italiana è composta da piccole imprese che già facevamo fatica a stare a galla (in dieci anni il numero degli operatori si è dimezzato), ma ora rischiano di essere spazzate dal Covid-19. «A causa del lockdown – spiega Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto, la federazione dei concessionari - è ipotizzabile che fra marzo e aprile il mercato possa perdere 350mila vetture, con un possibile calo del 60% su base annua. E questo pregiudica l’occupazione : nel 2007-2019, con un calo del 23,2%, persero il lavoro circa 30.000 addetti».

A rischio infatti vi è l’intero comparto e la situazione è oltremodo difficile. «Indipendentemente dal brand o dai volumi, dai generalisti a quelli più di nicchia e premium, tutti gli operatori versano in una profonda crisi - afferma Gianluca Italia, amministratore delegato di Overdrive, una delle concessionarie più grosse del nord Italia – e la situazione è più drammatica in Lombardia e nell’area milanese duramente colpita dal coronavirus».

Secondo Michele Crisci presidente di Unrae, l’associazione dei costruttori stranieri, il coronavirus sta mettendo in ginocchio l’intero sistema, che si trova già ad affrontare problemi come costi fissi elevati, scarsa marginalità e adesso si aggiunge anche l’esclusione dalle agevolazioni previste per le aziende dal DL Cura Italia a causa del tetto di fatturato di 2 mln di euro che Unrae ritiene inadeguato.

L’associazione ipotizza due possibili scenari: una chiusura fino a tutto maggio comporterebbe un calo del 32% (a 1,3 mln di unità nel 2020) e un prolungamento a tutto agosto porterebbe il mercato sulla soglia del milione di unità segnando un -46%. «I dealer - spiega Pierluigi del Viscovo – direttore del Centro Studi Fleet&Mobility - stanno bruciando cassa e devono riprendere a vendere subito e attingendo il più possibile dallo stock, in modo da alleggerire i bilanci». Il tempo stringe: un concessionario medio, dichiara Gianluca Italia, può resistere tre mesi ma poi, per poter ripartire, ha bisogno di misure a capital incentive, ovvero di supporto alla liquidità». «È urgente - dice del Viscovo – attivare una rottamazione eccezionale, per un arco di tempo limitato indipendentemente dai limiti di emissioni di CO2. Di analogo parere anche Roberto Pietrantonio managing director di Mazda Motor Italia: «La rottamazione è una soluzione, ma è necessario che sia aperta è che non includa solo le vetture elettriche o ibride, ma anche benzina e diesel di ultima generazione, perché in questo momento storico dobbiamo rivolgerci all’intero mercato e non ad una nicchia». Unrae, che ha chiesto un fondo salva auto di 3 miliardi, non parla di rottamazione ma chiede una revisione all’ecobonus vigente: una con l’introduzione di una terza fascia (61-95 g/km di CO2). Case, anche a livello Europeo e i dealer chiedono una moratoria sui limiti Ue alle emissioni. «In questo momento occorre - dice Pietrantonio - riconsiderate le priorità del settore auto la cui sopravvivenza è minata dalla situazione attuale. Servono scelte coraggiose e una moratoria da parte della UE darebbe respiro alle case e permetterebbe loro di investire le risorse per tutelare il business compromesso, senza necessariamente pregiudicare il percorso virtuoso intrapreso sulle tematiche ambientali».

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