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Auto e cantieri navali: la nuova Via della Seta passa dall’Emilia-Romagna

Nei giorni scorsi è stato annunciato che il colosso automobilistico cinese Faw (più di 130 mila dipendenti) è pronto ad investire un miliardo di euro nella Motor Valley emiliana assieme all’americana Silk Ev

di Giancarlo Mazzuca

Auto elettriche, il futuro è adesso: i modelli in arrivo nel 2021 mese per mese

2' di lettura

Il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, non nasconde la sua soddisfazione: mentre l’Italia intera sta cercando di risalire la china dopo i colpi del Covid, la regione di cui è “numero uno” ha già trovato i primi antidoti per cercare di ripartire a forte andatura sul fronte economico.
Proprio nei giorni scorsi è stato infatti annunciato che il colosso automobilistico cinese Faw (più di 130 mila dipendenti) è pronto ad investire un miliardo di euro nella Motor Valley emiliana assieme all’americana Silk Ev, una società specializzata nell’ingegneria e nel design che è già presente nella zona.

Auto elettriche nella Motor Valley

L’obiettivo è piuttosto ambizioso: produrre nella regione, ma anche in Estremo Oriente, auto di alta gamma “full electric”. In Emilia verrà anche realizzato un futuristico centro di innovazione. La nuova joint-venture - a conferma che proprio la Cina, da dove il Covid ha mosso i suoi primi passi, ha paradossalmente superato meglio degli altri i contraccolpi economici della pandemia - diventerà il fiore all’occhiello della Motor Valley di casa nostra che, nel corso degli anni, è cresciuta in maniera esponenziale: se da tempo ne fanno parte marchi storici come Lamborghini, Ferrari, Maserati, Ducati, Dallara, Magneti Marelli, Haas, Toro Rosso e Pagani, oggi comprende complessivamente oltre 16mila aziende e più di 90mila addetti, con un fatturato di 16 miliardi di euro l’anno e con un export di 7 miliardi.

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La nuova via della Seta passa dall’Emilia-Romagna

La nuova via della Seta sembra dunque privilegiare la regione “rossa” perché la Motor Valley è solo la seconda tappa dell’espansionismo “giallo” in Emilia-Romagna diventata davvero un punto d’eccellenza per gli investimenti esteri di Pechino: già dal 2018, in effetti, i capitali cinesi sono sbarcati nel porto di Ravenna con la nascita di una divisione del “big” orientale della cantieristica, la China Merchants Group, che è intenzionato a trasformare la sua succursale nel mare Adriatico in una vera e propria roccaforte europea nel campo dell'ingegneria navale, del gas e del petrolio.
E non è un caso che, sempre nella città dove è morto Dante, già oggi 30-40 cinesi lavorino nell’ex palazzo Ferruzzi, simbolo di una Romagna che non c’è più.
Forse, non è neppure un caso il fatto che l’espansionismo “giallo” sia cominciato proprio a Ravenna, da sempre la capitale italiana del mah jong, il vecchio gioco cinese che, invece degli scacchi, utilizza tessere di colore avorio prodotte un tempo anche da un’azienda romagnola. E, a proposito di pedine, tutti ora ci domandiamo: quale sarà la prossima mossa che la Cina farà lungo la via Emilia?


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