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Auto e giovani, crolla il numero di vetture intestate agli under 25

La cultura dell'automobile sta passando di moda o forse sta diventando un bene di lusso che i ragazzi di meno di 25 anni non possono permettersi. Un terreno fertile per la diffusione della sharing

di Giulia Paganoni

(Adobe Stock)

3' di lettura

Perdita dello status dell’automobile e aumento dell’età in cui i giovani diventano indipendenti. Due fattori contrastanti ma che hanno come conseguenza comune il crollo del 43% delle auto intestate agli under 25, passando da oltre un milione nel 2011 a 590mila unità nel 2021 con un numero di popolazione della fascia d’età rimasta stabile. Sono questi i dati che emergono dalla ricerca del postale segugio.it. Ma non deve stupirci; infatti già lo scorso anno Aci aveva rilevato che un under25 su otto possedeva un’auto. 

L’automobile ha perso il suo status culturale 

Una delle ragioni del calo è che guidare un’auto non è più simbolo di emancipazione come lo è stato per le generazioni precedenti, testimoniato anche dal fatto che i giovani prendono la patente sempre più tardi. Infatti, nel mese di agosto 2022, tra gli under 25 solo il 53% ha preso la patente a 18 anni, mentre tra gli over 50 è stato l’80% a farlo appena maggiorenne. 

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Da un lato, la perdita di status dell’auto si lega alla crescente sensibilità ambientale e alle relative limitazioni alla circolazione di mezzi vecchi e inquinanti, che in passato costituivano spesso le prime vetture possedute dai giovani. Dall’altro, nei grandi centri urbani si sono moltiplicate le opportunità di mobilità alternativa, quali ad esempio i veicoli in sharing (bici, monopattini per citarne alcuni). 

Indipendenza economica sempre più tardiva 

Un altro motivo sta nell’emancipazione economica, che i giovani raggiungono sempre più avanti nel tempo. I dati mostrano come dal 1981 al 2021 il numero di occupati under 25 si è ridotto del 68%, passando da oltre 3 milioni a 1 milione, mentre il numero di occupati totali nello stesso periodo è cresciuto dell’11%. A ciò si aggiunge un calo dei redditi medi percepiti dai giovani intorno al 30% tra il 1975 e il 2019, secondo stime effettuate dall’Inps. Non sorprende quindi che l’Italia sia uno dei Paesi in Europa con la più alta percentuale di giovani under 30 che vive ancora con i genitori, l’85,4%, contro il 67,1% della media europea (Eurostat). 

È evidente quindi il motivo per cui i giovani fanno fatica a sostenere i costi di gestione di un’auto, tra i quali ha un peso importante l’Rc Auto, che sta tornando a salire e che è mediamente più cara per la fascia d’età degli under 25. Secondo i dati dell’Osservatorio segugio.it del mese di agosto 2022, gli under 25 pagano in media un premio Rc auto di 759 euro, oltre il doppio della media nazionale di 369 euro. 

Come si muovono i giovani? 

Alla luce della fotografia appena delineata, i giovani hanno comunque bisogno di accedere alla mobilità ma scelgono altri mezzi all’auto di proprietà. E questo l’hanno capito le case automobilistiche che sempre più stanno sviluppando una sezione o addirittura marchi indipendenti nel gruppo che si occupano di servizi di mobilità, come noleggi a lungo termine, car rental, servizi di sharing, car pooling o servizi di mobilità integrata. Tra questi ricordiamo Mobilize del gruppo Renault che ha dichiarato di voler creare una flotta di auto elettriche del brand e raggiungere il 20% del fatturato del gruppo della Losanga entro il 2030. 

Ma non solo. Anche il gruppo Toyota ha lanciato il marchio Kinto che si occupa di soluzioni di mobilità con servizi asset-based, ovvero che fanno uso dei modelli a marchio Toyota e Lexus (noleggio al lungo termine, car sharing, auto in abbonamento da uno a dodici mesi) e due service-based che comprendono il car pooling aziendale e un’app che offre un servizio di mobilità integrata intermodale che permette di pianificare il proprio viaggio utilizzando diversi mezzi di trasporto sia pubblici che di enti privati. 

Altro caso interessante del panorama nazionale è Free2Move (gruppo Stallantis) che ha appena acquistato ShareNow, il car sharing nato dalla joint venture tra Mercedes-Benz e Bmw. 

Da car maker a service provider 

Una panoramica che fa capire come i giovani stanno cambiando le proprie abitudini (volontariamente o forzatamente dati i cambiamenti della società e le crisi che si sono verificate in questa epoca) e di conseguenza anche il mondo della mobilità si sta adattando con le case automobilistiche che non sono più car maker puri ma stanno diventando anche service provider sfruttando nel loro business l’intero ciclo di vita dei mezzi di trasporto, questione che da tempo è stata al centro dei dibattiti mondiali. 

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