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Auto elettrica, una rivoluzione difficile che apre nuovi scenari industriali e opportunità

Al Festival dell’Economia di Trento, si è parlato dei rischi e delle opportunità offerte dalla transizione energetica legata alla mobilità e all’automotive

di Filomena Greco

(Imagoeconomica)

3' di lettura

La transizione verso l'auto elettrica è senza dubbio una delle più discusse. Usando una espressione di Carlos Tavares, ceo di Stellantis, Gian Primo Quagliano del Centro Studi Promotor fissa un punto di partenza del dibattito dal titolo “«L’auto elettrica, come cambia un settore chiave dell'industria manifatturiera», organizzato durante il Festival Economia a Trento, coordinato da Mario Cianflone:

«L'auto elettrica non è una scelta dell'industria ma della politica, per portare avanti la decarbonizzazione». Il rischio ideologico resta alto, perché la transizione è solo all'inizio, pone un tema di dipendenza rispetto alla produzione asiatica di batterie, apre al rischio di forti ricadute sull'occupazione e presenta un problema pesante sul fronte del fabbisogno aggiuntivo di energia elettrica da fonte rinnovabile. Chi come Quagliano ha un approccio critico elenca le difficoltà: «Prezzo elevato per mancanza di economie di scala, necessità di incentivi e di forti investimenti sulla rete di ricarica, limiti attuali delle tecnologie di produzione delle batterie, sul fronte della densità energetica e delle materie prime come il litio».

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Da Alberto Viano amministraore delegato di LeasePlan e presidente di Aniasa, Associazione Nazionale Industria dell'Autonoleggio, arriva un vero e proprio appello per sostenere la rivoluzione dell’auto a ioni di litio: «Non facciamo in Italia una battaglia di retroguardia ma investiamo per sviluppare nuove soluzioni. Quella delle batterie non è ancora matura, la partita deve ancora giocarsi sul fronte delle tecnologie». Car sharing e flotte aziendali rappresentano un potenziale acceleratore per lo sviluppo della mobilità elettrica grazie a nuovi modelli che valorizzano l'uso rispetto alla proprietà, aggiunge Viano. «Tanto più si acquista l'utilizzo tanto più l'auto elettrica rende più semplice il servizio in alcune condizioni. Ci sono dunque indubbi vantaggi, ma il tema verso è facilitare un ecosistema in grado di sostenere e non sfavorire la mobilità elettrica» sottolinea Viano. Dunque risorse non tanto agli incentivi quanto a alle infrastrutture di ricarica.

E allora, cosa serve per accelerare? Elisabetta Ripa, ceo di Enel X Way elenca le necessità: «Anzitutto serve una semplificazione burocratica, oggi servono 22 permessi per una colonnina e serve più tempo per autorizzarla che per produrla e installarla. Serve poi sensibilizzare le istituzioni locali e serve cambiare le regole per l'installazione dei sistemi di ricarica». Sul fronte energetico, invece, la sfida è di spingere sulle rinnovabili e sulla semplificazione.

Dal punto di vista industriale, ribadisce Marco Bentivogli, coordinatore nazionale Base Italia, la questione centrale è gestire un processo complesso che vede una semplificazione delle produzioni e uno spostamento sulle batterie del valore lungo l'intera filiera. «In Italia non c'è produzione di batterie – sottolinea Bentivogli – né filiera. allora serve accelerare sullo sviluppo delle tecnologie in Europa, visto che la maggior parte dei progetti sono sulla carta, e lavorare sulle nuove competenze necessarie alla futura mobilità, a iniziare dal reskilling».

Tutto questo con un occhio a Bruxelles, che si prepara a votare o “emendare” Fitfor55 per decidere lo stop dei motori endotermici al 2035 con abbattimento delle emissioni di CO2 del 100% o del 90%, ipotesi emersa nelle ultime settimane. la via dell’auto sostenibile non è ancora stata tracciata completamente e la guerra in Ucraina ha aperto questioni cruciali come quello della politica energetica ed delle fonti rinnovabili al fine di non spostare il problema delle emissioni di CO2 da un capo all’altro della filiera ma risolverlo, magari, puntando su soluzioni tecnologicamente neutrali.

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