ANALISI

Auto euro zero, per eliminarle bisogna «togliere il tappo»

di Pier Luigi del Viscovo


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(Fotogramma)

3' di lettura

Una vasca da bagno è l'immagine che meglio descrive il parco auto circolante in Italia. Sul fondo c'è acqua sporca, composta di vetture vecchie, poco sicure e molto nocive per l'ambiente, sotto il profilo dell'inquinamento (polveri sottili e ossidi di azoto) e del clima (emettono molta CO2). Si tratta delle cosiddette Euro 0, immatricolate prima del 1993. Man mano che si sale verso la superfice l'acqua migliora, perché le auto più recenti, rispondendo alle normative Euro, hanno via via ridotto sia le emissioni inquinanti sia i consumi – e dunque la CO2 – fino ad arrivare alle attuali Euro6, il cui impatto è decisamente marginale. Come liberarsi delle Euro 0 è la domanda che affligge il settore e le amministrazioni pubbliche, centrale e locali.

AUTO EURO 0, LE SOLUZIONI PER ELIMINARLE

Per forzare la rottamazione di vetture Euro 0 (e non per stimolare le vendite) sarebbe opportuno ... (Fonte: Centro Studi Fleet&Mobility 12/04/2019)

Finora la strategia è stata quella di aiutare i proprietari di queste vetture, che volessero rottamarle, con un incentivo sull'acquisto di un'auto nuova, in varie tornate iniziate nel 1997 e culminate con la madre di tutte le rottamazioni, quella del 2009/10, che costò all'erario oltre 1,2 miliardi al netto del maggior gettito IVA. Nessuna di queste ha prodotto risultati apprezzabili sulle Euro 0, specialmente se confrontati con le radiazioni di auto meno vecchie. Esiste evidentemente uno zoccolo duro di italiani per i quali l'acquisto di un'auto nuova è fuori portata. Tornando alla nostra immagine, possiamo dire che incentivando l'immissione di nuove auto gli automobilisti tendono a espellere l'acqua che sta nel mezzo, piuttosto che quella sporca in basso: in pratica, esce dai bordi e non dal fondo.

Venerdì 12, in occasione della Capitale Automobile promossa da Agos e ospitata dall'Automobile Club d'Italia, è stato chiesto agli oltre 150 partecipanti, tutti esperti del settore, di indicare quale strada percorrere per spingere i proprietari di vecchie Euro 0 a radiarle, considerando anche l'ipotesi di aiutare con un incentivo chi volesse acquistare un'auto usata più recente, da Euro 4 in avanti. Cosa cambierebbe è presto detto. Il prezzo medio di un'auto usata è intorno a 7.000 euro, laddove quello delle vetture nuove supera i 20.000. È evidente come un incentivo, diciamo di 2.000 euro, avrebbe un peso enormemente maggiore sull'acquisto dell'usato, rendendo la barriera economica superabile in maniera più agevole. Ma cosa hanno suggerito gli esperti?

Uno su tre ha affermato che bisognerebbe “incentivare chi acquista un usato fresco, da Euro 4 in avanti”, mentre solo il 4% dei rispondenti ha proposto di “incentivare chi acquista un'auto nuova Euro 6d”. Il maggior favore, quasi 4 su 10, è stato per la soluzione salomonica di “incentivare sia l'usato fresco sia il nuovo”. Dunque nel complesso possiamo dire che il 72% vede con favore l'incentivo sull'usato, come unica soluzione oppure insieme all'incentivo per l'acquisto di un'auto nuova. L'altro risultato interessante è stato poi quel quarto di rispondenti che ha suggerito di non dare “alcun incentivo ma vietare la circolazione delle Euro 0” – come dire: le vecchie auto inquinanti e clima-alteranti non le vogliamo più, arrangiati! È un'ipotesi, per ora in conflitto con la politica attuale di agevolare i possessori di auto vecchie, che pagano il bollo dimezzato se l'auto ha più di vent'anni ovvero non lo pagano affatto (oltre 30 anni).

In conclusione, l'idea di far uscire l'acqua sporca dal fondo, togliendo il tappo, sembra trovare consensi, anche perché questo genererebbe comunque un tiraggio dal basso che porterebbe ad alimentare la domanda di vetture nuove.

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