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Auto, dal full electric all’ibrido e non solo: ecco il piano di incentivi da un miliardo all’anno

Obiettivo rivitalizzare un settore in sofferenza e garantire la transizione verso modelli meno inquinanti. Il ministro della Transizione ecologica Cingolani: incentivi più alti a chi ha un reddito più basso

di Carmine Fotina

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3' di lettura

La riunione di governo sul settore dell’auto che si è svolta mercoledì 9 - tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli e i ministri Daniele Franco (Economia) e Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico) - segnala un salto significativo nell’attenzione politica di fronte a numeri sempre più pesanti (-20% di immatricolazioni a gennaio) e smuove il discorso sugli incentivi alla domanda. Ma non c’è ancora un vero piano di settore, che industria e sindacati hanno invano chiesto fin dai primi mesi del governo Draghi.

Palazzo Chigi cerca una strategia comune incrociando le proposte e le posizioni dei vari ministeri. È probabile un’altra riunione la prossima settimana per fare un tentativo in extremis di portare subito in consiglio dei ministri le misure, all’interno del decreto sull’energia. Ma non sarà facile, diversi punti sono ancora da concordare.

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Le proposte del Mise

Lo Sviluppo economico, ricordando che altri paesi europei dispongono di incentivi fino a 7mila euro per l’acquisto di vetture meno inquinanti, ha riportato sul tavolo il suo pacchetto di proposte, sfumato già in occasione della legge di bilancio, potenziandolo rispetto al primo importo di 400-450 milioni. Si ipotizza ora un intervento pluriennale, con poco più di 1 miliardo all’anno, per tre fasce (con o senza rottamazione).

La prima riguarderebbe le auto full electric, fino a 35mila euro di listino, poi le ibride e infine le vetture fino a 135 grammi di CO2 per km, categoria in cui rientrerebbero anche diversi modelli diesel e benzina. Alla categoria 0-61 g di C02/km andrebbero tre quarti delle risorse. Ma proprio la conferma di uno schema che include anche i motori termici, insieme alle complesse valutazioni finanziarie di copertura che competono al ministro Franco, rischia di essere un punto controverso.

Cingolani: incentivi legati al reddito

La linea intransigente del Movimento Cinque Stelle, a favore esclusivamente dei modelli a bassissima emissione, può pesare nelle scelte del governo. Dal canto suo il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, sintetizza così la posizione della Transizione ecologica: eliminare quanto prima le auto inquinanti, sostenendo la transizione verso ibrido ed elettrico e tutelando le fasce più deboli con incentivi all’acquisto e alla rottamazione che tengano conto del reddito.

Intervenendo due giorni fa alla camera di commercio italo-tedesca il ministro dello Sviluppo ha evidenziato come vada riequilibrato, a favore di settori come l’auto, uno sforzo di finanza pubblica che ha fin qui ampiamente favorito l’edilizia.

Nel Pnrr interventi non omogenei

C’è da dire che un’occasione preziosa, come il Piano di ripresa e resilienza, non è stata sfruttata a dovere dal governo perché include interventi slegati tra loro che vanno da una porzione ancora da stabilire dei 750 milioni per le filiere produttive al supporto alle colonnine di ricarica elettrica, per arrivare al sostegno solo indiretto al settore, attraverso progetti sulle forniture (i semiconduttori) o sulle fonti di alimentazione (batterie elettriche).

Ci sono anche delle risorse ferme, in attesa di essere sbloccate con decreti attuativi: la quota auto del fondo da 150 milioni che la legge di bilancio destinava a turismo, spettacolo e automotive e la quota che potrebbe arrivare dal Fondo per la transizione industriale, istituito sempre dalla manovra anche in questo caso con 150 milioni.

Le risorse ordinarie

Per il resto nella disponibilità del ministero dello Sviluppo economico ci sono strumenti ordinari, come i contratti di sviluppo, utilizzabili per la riconversione industriale e per arginare dove possibile le crisi che stanno travolgendo i componentisti legati al powertrain, a benzina o diesel, settore che la transizione verso l’elettrico rischia di spazzare via. Bosch e Magneti Marelli, con i 1.200 esuberi prospettati, sono solo gli ultimissimi casi.

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