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Auto, futuro a rischio per la Lear di Grugliasco

Sui 430 dipendenti della fabbrica di sedili incombe la minaccia di 300 esuberi
La Fiom: Maserati non basta, serve diversificare

di Filomena Greco

3' di lettura

Ha il fiato corto lo storico stabilimento della Lear a Grugliasco, alle porte di Torino. Multinazionale americana specializzata nella produzione di sedili, in Piemonte conta 430 addetti, in cassa integrazione o con contratti di solidarietà di fatto dal 2013. Qui si producono i sedili per Maserati, parliamo dunque di una produzione altamente specializzata, che si posizione nella parte più alta del mercato. Eppure su questi lavoratori grava una incognita pesante, con 300 esuberi potenziali e quasi nessuna nuova possibilità sul fronte degli ammortizzatori sociali.

«Il problema – spiega Toni Inserra, delegato della Fiom di Torino che segue l’azienda – è la mancanza di prospettive industriali per la fabbrica, soprattutto per i volumi bassi della produzione di Maserati nello stabilimento Mirafiori». Lungo la linea di assemblaggio, la produzione media di autovetture del Tridente si aggira sulle 70 unità al giorno e anche l’avvio di nuovi modelli, a cominciare dalla nuova versione di Maserati Gran Turismo e Gran Cabrio, alla fine di quest’anno, non cambierà i volumi complessivi, si dicono convinti i sindacati. Nel primo semestre di quest’anno, come ha rilevato l’ultima indagine della Fim-Cisl, sono stati prodotti 10mila esemplari di Maserati Levante, Ghibli e Quattroporte. In sostanza, con la chiusura di Grugliasco, dal 17 gennaio scorso i modelli viaggiano tutti sulla “Linea Maserati” di Mirafiori, che marcia ad un solo turno.

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I volumi più importanti a Mirafiori li fa in realtà la Fiat 500 elettrica, che si proietta a superare i 70mila esemplari nell’anno in corso. Ma la commessa per la 500 elettrica Lear purtroppo l’ha persa. «Quello che ci fa davvero masticare amaro – spiega Antonio Gullo, delegato della Fiom in fabbrica – è il fatto che in fase di gara abbiamo chiesto di poter lavorare con Fca per migliorare la nostra produttività, ma la cosa non ha avuto alcun seguito. Ad un certo punto ci hanno semplicemente comunicato il fatto che la commessa è stata assegnata alla società turca Martur che ha offerto un prezzo inferiore al nostro del 60%».

Una storia amara, che somiglia ad una guerra tra poveri, in cui chi ci ha perso è l’intero territorio visto che la Martur produce i componenti dei sedili in Turchia e nel Torinese, in realtà, si limita ad assemblarli. La fabbrica Lear di Grugliasco ha già alle spalle una riduzione del personale – 120 addetti in due diverse procedure, tra 2018 e giugno 2022 – oltre ad anni di cassa integrazione, pur avendo professionalità molto qualificate. Oggi occupa 430 persone e produce soltanto i sedili del brand Maserati, i sedili della 500, che ha volumi in crescita, invece, li fa la fa Martur, in Turchia.

«Con i volumi Maserati – spiega Gullo – non potremo mai saturare l’esubero che abbiamo. Serve guardare ad una potenziale diversificazione delle produzioni per salvaguardare professionalità e posti di lavoro». Sul fronte sindacale dunque i piani sono due, come riassume Toni Inserra: «Il primo riguarda nell’immediato la verifica delle settimane residue di cassa integrazione, che dovrebbero permettere di arrivare all’inizio dell’anno prossimo. Il secondo fronte, ben più importante, è rappresentato da una possibile discussione con l’azienda per aprire a possibili nuove produzioni. In questa vicenda è paradossale che Lear resti sorda a proposte di diversificare la tipologia commerciale di prodotto, visto che è attiva anche nelle produzioni legate a connettività e centraline elettriche». Sarebbe questa in realtà l’unica strada per rilanciare lo stabilimento e salvare i posti di lavoro.

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