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Auto ibride, come funzionano e quali vantaggi garantiscono

Elettrificazione. Mild, Full e Plug-in: sono i modi per abbinare motori termici ed elettrici - Si tratta di tecnologie diverse per costo, complessità ed efficacia nel ridurre le emissioni

di Massimo Mambretti

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3' di lettura

Con la complicità di un’offerta che si espande a vista d’occhio, le auto ibride riscuotono grande interesse, ma non sono tutte uguali. È questo quanto emerge dall’ultimo panorama attendibile del mercato italiano, quello precedente al dilagare dell’emergenza Covid-19. Infatti, a febbraio le vendite delle ibride sono arrivate a quota 18mila, facendo registrare un incremento del 90% rispetto allo stesso mese del 2019 e conquistando una quota di mercato dell’11%.

Chi si accinge a scegliere un’ibrida, da un lato, ha a che fare con auto che hanno tutte un motore termico e uno elettrico nonché un accumulatore dedicato e, da un altro, con definizioni piuttosto ostiche. Sono tre le tecnologie per l’ibridizzazione e sono più o meno efficaci. Troviamo infatti Mild (Mhev, Mild hybrid electric vehicle), Full (cioè le ibride pure denominate anche Hev, Hybrid electric vehicle nonché le plug-in (Phev , Plug-in hybrid electric vhicle). Si tratta di schemi meccanici parecchio diversi e che implicano costi ben differenti.

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Una situazione che disorienta, soprattutto, i meno esperti in genere interessati all’acquisto di un’auto ibrida più per i vantaggi che dà (dagli incentivi all’esenzione del pagamento del bollo e del parcheggio in alcune Regioni) che per la personalità eco-friendly. Quindi, facciamo un po’ di chiarezza.

Partiamo dalle Mild hybrid, a volte chiamate semplicemente Hybrid tanto per ingarbugliare ulteriormente le idee. Questi modelli non avanzano mai elettricamente, ma sono gli artefici dell’impennata delle richieste di auto ibride poiché costano poco più di quelli tradizionali.

Infatti, sfruttano un piccolo motore elettrico solo per lenire gli sforzi di quello termico negli spunti da fermo o nelle decise variazioni di velocità. In questo modo riducono un po’ il consumo. Le mild hybrid danno vita a tre sotto schieramenti. Il più basico sfrutta la classica rete elettrica a 12 Volt del settore automobilistico e, in genere, equipaggia i modelli più piccoli e meno costosi.

Lo stesso discorso vale anche per la rete elettrica a 22,5 Volt, utilizzata al momento solo da Mazda, che utilizza al posto di una batteria un supercondensatore, che accumula e dissipa energia molto rapidamente. Ci sono poi le mild hybrid con una rete dedicata a 48 Volt e un accumulatore agli ioni di litio. Una tecnologia piuttosto costosa e, per questo motivo, riservata a modelli per i quali l’upgrading del prezzo non influisce molto sulle motivazioni d’acquisto.

Le ibride pure, o full hybrid, costano un po’ di più delle mild paragonabili a livello di taglia e dei modelli con il solo motore termico, ma garantiscono la possibilità di muoversi a costi ed emissioni zero, sebbene solo a bassa andatura e in città. In questo contesto, dopo un breve apprendistato, è facile autoricaricare la batteria (più capiente di quella delle mild hybrid) nei rallentamenti per accumulare energia da spendere, poi, per marciare elettricamente. Fuori città, però, il motore elettrico se ne sta a riposo e, quindi, non si ottengono consumi inferiori rispetto a un modello paragonabile non ibrido.

Le plug-in sono le ibride più sofisticate. Quindi, costano più di tutte le altre, perché nella rete a 48 Volt integrano batterie al litio piuttosto capienti, che si possono rifornire anche dalla rete elettrica esterna, e hanno un’indole che si adatta perfettamente sia all’uso cittadino quotidiano sia a quello extraurbano. Infatti, con le batterie cariche in media possono muoversi elettricamente nel traffico per una cinquantina di chilometri, percorrenza che cala fuori città dove però possono superare anche i 100 orari e nei lunghi viaggi sono sfruttabili come modelli tradizionali. Insomma, sono elettriche on-demand.

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