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Auto, l’Italia chiede una deroga allo stop alla benzina nel 2035

Il ministro Cingolani: «Limitare al 90% il bando dei motori termici». Documento in vista del Consiglio Ue: target 2040 con biocarburanti

di Carmine Fotina

Mercato auto Europa cala ancora,Italia la peggiore

3' di lettura

La posizione governativa sul futuro dell’auto assume contorni più chiari. Il 28 giugno il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, sarà a Lussemburgo per il Consiglio Ue clima-ambiente-energia che discuterà della linea da tenere nel negoziato con il Parlamento europeo sullo stop alla vendita di auto con motori termici a partire dal 2035 e, in vista della ministeriale, sta lavorando a un asse con una decina di Paesi, a partire dalla Germania, per far passare una posizione di compromesso. L’obiettivo sarebbe far scendere il target di riduzione di CO2 delle auto dal 100 al 90%, lasciando spazio - con target 2040 - ai biocarburanti in base al concetto di neutralità tecnologica. Per veicoli commerciali e produzioni di nicchia si punterebbe a specifiche modifiche. Cingolani sul punto è allineato al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, come emerso ieri al tavolo sull’automotive convocato al Mise, al quale erano presenti anche il ministro dell’Economia Daniele Franco, il ministro del Lavoro Andrea Orlando e il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini.

Posizioni opposte

Orlando - ministro del Pd che all’interno della maggioranza è su posizioni opposte a Cingolani e Giorgetti, difendendo la tabella di marcia votata dal Parlamento europeo - ha sottolineato soprattutto il problema di ripartire adeguatamente i costi in base alla struttura produttiva dei diversi paesi. Ma era quello di Cingolani, davanti a una quarantina di partecipanti tra associazioni di settore e sindacati, l’intervento più atteso. Sarà lui infatti a esprimere martedì prossimo la posizione italiana, anche se ieri ha fatto un discorso molto ampio, in attesa della formalizzazione del mandato del governo. «Il problema è banalmente di maggioranza - ha detto - Al Consiglio ci saranno 27 stati, se ci sarà una maggioranza qualificata per bloccare il 100% a partire dal 2035 vince quest’idea, se non c’è ci rassegneremo e ognuno di noi cercherà di fare quello che può. Però intanto bisogna fornire i dati e cercare di convincerli che ci sono diversi metodi paralleli per raggiungere l’obiettivo primario».

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Le diplomazie

Il lavoro diplomatico, che proseguirà anche venerdì, è comunque ancora complesso. Al momento l’Italia ha preparato un documento congiunto con Portogallo, Bulgaria, Romania e Slovacchia sul 90% e sul tragitto verso il 2040. Ma si lavora per ampliare il fronte. «Una decina di Paesi - ha aggiunto Cingolani - è sulla posizione del phase out al 90%. In questo modo si lascerebbe una finestra per valutare il processo tecnologico nei 13 anni che ci separano dalla scadenza». Cingolani parla di «neutralità tecnologica», linea condivisa da Giorgetti. «Ringrazio Cingolani - dice il ministro leghista - perché mi sta dando una grandissima mano su una posizione che abbiamo espresso come Mise al Cop26 dove abbiamo rotto il muro dell’omertà in nome della neutralità tecnologica e non abbiamo firmato quel documento. Ora si sta allargando il gruppo dei Paesi Ue che chiedono un passaggio più graduale verso il green».

Le imprese

Nel frattempo le imprese italiane attendono anche i nuovi strumenti di politica industriale, a partire dal Dpcm che dovrà ripartire un’altra tranche del maxi-fondo per l’automotive da 8,7 miliardi. Gilberto Pichetto, viceministro dello Sviluppo, che da diversi mesi coordina il tavolo automotive, ha in mente anche altri interventi: «I contratti di sviluppo da integrare per l’auto, misure per la ri-professionalizzazione delle maestranze durante la fase di transizione industriale e la richiesta per il settore di una specifica revisione della normativa europea sugli aiuti di Stato».

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