mobilità

Auto, l’allarme sanitario rischia di rallentare la transizione all’elettrico

Tra le cause, secondo Deloitte, il rallentamento degli investimenti e i ritardi nella produzione di batterie in Cina

di Filomena Greco

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(seksan94 - stock.adobe.com)

Tra le cause, secondo Deloitte, il rallentamento degli investimenti e i ritardi nella produzione di batterie in Cina


2' di lettura

La crisi innescata dal Covid-19 finirà per rallentare la transizione verso la mobilità elettrica. È quanto sostengono gli esperti di Deloitte in un’analisi sull’impatto del Coronavirus sul settore Automotive. A livello globale si prevede per il 2020 un crollo della produzione di veicoli leggeri, stimata in almeno 11 milioni di unità – dagli 88,9 milioni del 2019 ai 77,9 milioni previsti per l’anno in corso – che interesserà tutte le aree, dal Nord America (meno 2,2 milioni) all’Europa (poco meno di tre milioni).

A incidere sulla trasformazione del settore, «lo shock esogeno che ha colpito il comparto con un contemporaneo crollo della domanda di mercato e della produzione industriale», a cui secondo Deloitte serve rispondere con uno slittamento degli attuali target di riduzione delle emissioni di CO2, per favorire il rilancio dell’industria automobilistica.

Nel medio-lungo periodo «la transizione verso la mobilità elettrica non è in discussione» sostiene Deloitte, anche alla luce degli investimenti in innovazione realizzati dai car maker e dalle istituzioni, «ma è ragionevole attendersi nei Paesi occidentali un rallentamento della crescita del comparto nel breve termine», frenando il vantaggio accumulato dal comparto delle ricaricabili in Europa nell’ultimo trimestre del 2019, con un tasso di crescita dell’80,5% e, nell’intero anno, un milione e 356mila unità immatricolate.

A rallentare la marcia dell’e-mobility sarà il blocco degli stabilimenti in Cina nel periodo dell’emergenza sanitaria. «Il principale produttore di batterie al mondo con una quota superiore 50%, avrà significative ripercussioni sulla filiera internazionale, con un aumento dell’incertezza sulle tempistiche di trasformazione del settore e sulle stime per il 2020».

Ma sul trend incideranno almeno due altre componenti, come sottolinea
Giorgio Barbieri, Partner Deloitte e responsabile italiano per il settore Automotive: la frenata degli investimenti, innescata dalla contrazione dei margini di profitto e dalla crisi di liquidità delle imprese, e il possibile slittamento del lancio di nuovi modelli elettrici, per il rinvio dei principali Saloni internazionali.

Per rivitalizzare il mercato dopo il crollo dei volumi, è la tesi, aziende e Governi dovranno puntare sulle auto più popolari, con motorizzazioni tradizionali e prezzi più accessibili. Nei cinque major market europei – Germania, Italia, Francia, Spagna e Regno Unito – il calo delle immatricolazioni nel mese di marzo è stato del 56%, come rivelato dall’Unrae, a cui aderiscono i produttori stranieri. Una perdita di quasi 750mila unità che potrebbe salire a un milione per l’intera area.

In questo contesto, la penalizzazione dei modelli benzina o diesel rischia di creare ulteriori danni. Dunque mantenere gli attuali vincoli sulle emissioni di CO2, con le relative sanzioni per il periodo 2020-2021, rappresenterebbe un ulteriore colpo inferto alle finanze dei produttori. Tra le possibili soluzioni, dunque, potrebbe esserci lo slittamento temporale dei target e il sostegno alla rottamazione dei veicoli più inquinanti con incentivi statali. Misure che i produttori e i componentisti hanno iniziato a chiedere a gran voce.

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