Automotive

Auto, l’Europa recupera ma resta a meno 23% rispetto ai livelli del 2019

Giugno registra immatricolazioni in crescita del 13,3% sul 2020, ma mancano all’appello 1,5 milioni di autovetture - Bene Jeep che recupera quasi il 60%

di Filomena Greco

Svolta Ue, stop alle vendite di auto a benzina dal 2035

2' di lettura

Quasi sei milioni e mezzo di autovetture immatricolate nel primo semestre del 2021. L’Europa dell’auto cresce del 27,1% rispetto allo stesso periodo del 2020, ma fa registrare un calo del 23% sul 2019, periodo precedente alla fase Covid. Resta dunque un mercato depresso, ancora condizionato dalle incertezze della pandemia e probabilmente dalla tendenza dei consumatori a rinviare la sostituzione anche delle vetture più datate, in attesa che migliori la dotazione di infrastrutture per la ricarica elettrica degli autoveicoli.

Il trend di recupero dei volumi sul 2020 comunque sta rallentando, come fa notare l’Acea (Associazione dei costruttori europei di autoveicoli), con un mese di giugno in cui le immatricolazioni sono cresciute del 13,3% nell’area Ue più Efta e Uk. Mancano all’appello oltre un milione e mezzo di autoveicoli rispetto ai livelli pre-covid.

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Le case automobilistiche

Tutti positivi i risultati delle case automobilistiche in Europa sia nel mese che nel semestre. Volkswagen, che conferma i maggiori volumi di mercato nel Vecchio continente, recupera il 28% di immatricolazioni sul 2020, con Seat che fa meglio degli altri brand. Stellantis – a cinque punti percentuali di distanza dalla quota di mercato dei tedeschi – cresce ancora di più, del 32%, con Jeep che fa segnare un recupero di quasi il 60% sul primo semestre 2020. Bene il Gruppo Bmw, che migliora la sua quota di mercato nel semestre su Hunday, conquista il quarto posto in Europa per volumi e cresce di oltre il 30%.

I mercati principali

Tra i cinque maggiori mercati del continente, fa notare il Centro Studi Promotor guidato da Gian Primo Quagliano, «il calo più consistente rispetto al 2019 viene registrato in Spagna (34%), dove si spera di stimolare la ripresa delle vendite con una riduzione temporanea delle imposte sulle immatricolazioni entrata in vigore in luglio». Al secondo posto nella graduatoria per risultato negativo c’è il Regno Unito (-28,3%) dove si sollecitano interventi del Governo con incentivi a lungo termine e un impegno nella realizzazione di infrastrutture per la ricarica elettrica.

Situazione pesante anche in Germania, primo mercato europeo, dove rispetto al primo semestre 2019 le immatricolazioni si sono ridotte di un quarto (meno 24,8%), migliore la situazione in Francia (-21%) e in Italia, paese che registra il calo più contenuto (-18,3%), grazie alla politica di incentivi anche su modelli ad alimentazione tradizionale ma con emissioni contenute.

L’accelerazione Ue sulle emissioni

«Resta da dire – sottolinea Gian Primo Quagliano del Centro Studi Promotor – che l’annuncio dell’Unione europea di voler vietare la vendita di auto ad alimentazione tradizionale a partire dal 2035 non pare fatto per portare serenità al settore dell’auto. L'impegno per realizzare questo obiettivo sarà colossale, occorrerà comunque sostenere l'industria dell'auto chiamata ad investire pesantemente, servirà creare una rete capillare di ricarica per le auto elettriche che dovrà convivere con i distributori di carburanti tradizionali».

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