IMMATRiCOLAZIONI E CRISI COVID-19

Auto, il mercato italiano è fermo (-98%): le case chiedono aiuto al Governo

Secondo una stima di Unrae, mercato Italia in aprile è praticamente azzerato (-98%) La filiera chiede aiuto al governo

di Mario Cianflone

(GettyImages)

2' di lettura

Il coronavirus ha fermato l’auto. Nel vero senso della parola, perché il lockdown con i concessionari chiusi e vendite online marginali ha di fatto azzerato il mercato italiano dell'auto che è fermo, con 2.073 unità immatricolate sino a venerdì scorso.

L’Unrae, cioè l'associazione dei costruttori stranieri, per l'intero mese di aprile stima una contrazione delle immatricolazioni intorno al 97%-98%. Praticamente il mercato dell’auto non esiste più

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«3 o 4 mila auto che siano, il confronto con le 175mila unità dello stesso mese dell'anno passato lascia sbigottiti». È quanto afferma Michele Crisci, presidente dell'Unrae che ribadisce un punto chiave “C'è bisogno di un'azione senza precedenti del Governo, a supporto della filiera della distribuzione, che ha visto azzerarsi i ricavi da ormai 2 mesi”.

Le richieste dell’Unrae per le auto
Le misure proposte per le autovetture, sia di natura contingente sia strutturali, e comunque risultanti in una riduzione dell'impatto ambientale e nella maggiore sicurezza della circolazione, possono essere ricapitolate come segue:

Ecobonus: introduzione terza fascia (emissioni 61-95 g/km di CO2) e aumento importi unitari degli incentivi seconda fascia (21-60 g/km CO2), con aumento dotazioni fondo (fino al 2021)

Ecomalus: sospensione temporanea (solo per il 2020)

Bonus stock (cumulabile con ecobonus), per agevolare ripartenza del mercato (solo per il 2020)

Riallineamento fiscale agli standard degli altri Paesi UE sui veicoli aziendali nuovi (misure strutturali per veicoli aziendali e partite IVA):
o aumento detraibilità IVA al 100%
o aumento tetto costo deducibile fino a € 50.000.

Crisi epocale

Il mercato italiano dell 'auto affronta la stagione più difficile della sua storia. E a rischiare il default sono oltre 1.400 imprese che con oltre 120mila dipendenti generano complessivamente un fatturato di 55 miliardi. Meno di 80 aziende però hanno un fatturato medio superiore ai 175 milioni di euro e questo vuol dire che la stragrande maggioranza della rete commerciale automobilistica italiana è composta da piccole imprese che già facevamo fatica a stare a galla (in dieci anni il numero degli operatori si è dimezzato), ma ora rischiano di essere spazzate dal Covid-19.

Concessionmari verso il default

A causa del lockdown fra marzo e aprile il mercato sta perdendo circa 350mila vetture, con un possibile calo del 60% su base annua. E questo pregiudica l'occupazione : nel 2007-2019, con un calo del 23,2%, persero il lavoro circa 30.000 addetti.
Secondo l’Unrae, l'associazione dei costruttori stranieri, il coronavirus sta mettendo in ginocchio l'intero sistema, che si trova già ad affrontare problemi come costi fissi elevati, scarsa marginalità e adesso si aggiunge anche l'esclusione dalle agevolazioni previste per le aziende dal DL Cura Italia a causa del tetto di fatturato di 2 mln di euro che Unrae ritiene inadeguato.

«I dealer - spiega Pierluigi del Viscovo – direttore del Centro Studi Fleet&Mobility - stanno bruciando cassa e devono riprendere a vendere subito e attingendo il più possibile dallo stock, in modo da alleggerire i bilanci».

Unrae, che lo scorso ha chiesto un fondo salva auto di 3 miliardi, non parla di rottamazione ma chiede una revisione all'ecobonus vigente: una con l'introduzione di una terza fascia (61-95 g/km di CO2). Case, anche a livello Europeo e i dealer chiedono una moratoria sui limiti Ue alle emissioni.

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