scenari

Auto, il processo di evoluzione frenato dall’emergenza virus

Le case stanno affrontando il paradigma green: in rampa di lancio numerosi modelli elettrici e ibridi di nuova generazione ma la crisi Covid-19 rischia di rallentare la transizione

di Mario Cianflone


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Renault Morphoz è una cocept car particolare: si allunga e si accorcia di 40 cm. È elettrica con un'autonomia fino a 700 km dai 400 di base grazie a batterie supplementari fornite da una stazione di ricarica dedicata

4' di lettura

Auto 2020: sarà diverso da come lo avevamo immaginato. Il nuovo anno, secondo lo storytelling di case e analisti, avrebbe dovuto portare grandi trasformazioni: un’evoluzione epocale ma ora con l’emergenza Coronavirs e l’alterazione del sistema economico, lo scenario si fa incerto, anzi decisamente cupo. Per fare previsioni occorrerebbe la sfera di cristallo perché le variabili sono molte: nessuno sa quanto durerà lo stop generato dal Covid-19 e di certo l’automobile sarà difficile da rimettere in moto. L’unica cosa certa è che la crisi sanitaria sta alterando i piani (le fabbriche sono ferme) ed è lecito attenderci un rallentamento dei programmi di lancio e della roadmap di commercializzazione dei nuovi modelli. Partiamo da questi, perché non sono pochi. E li abbiamo visti in questi giorni, purtroppo solo in digitale e online, perché causa pandemia sono stati cancellati eventi, presentazioni e anche il salone dell’auto di Ginevra. Ma le case non si sono fermate e hanno fatto debuttare online le loro nuove proposte. E siamo in attesa di poterle guidare e raccontare approfonditamente.

In questi ultimi mesi, e settimane, la parola d’ordine dell’industria dell’automobile è stata elettrificazione. E questo vuol dire autovetture a batteria, Bev (Battery electric vehicle) e ibride. E qui si apre un mondo. Già perché le ibride non sono tutte uguali: ci sono le (Hev, Hybrid electric vehicle), quelle che seguono e interpretano lo schema di Toyota full hybrid dove un motore elettrica aiuta quello a combustione interna, ma la marcia a zero emissione avviene per pochi metri, ci sono le Mild hybrid (Mhev), nelle quali a seconda delle tecnologie usate e della tensione del motore/generatore (12 o 48 volt) sono più po’ meno efficaci e passano da un escamotage per aggirare le norme sulle emissioni a una soluzione efficiente e poco costosa. E poi ci sono le plug-in. Sono le più complicate di tutte poiché le cosiddette Phev (Plug-in hybrid) sono tre macchine in una: termica (diesel o benzina), ibrida ed elettrica perché caricando la loro capiente batteria, con una colonnina o in garage, premettono di viaggiare per circa 50 km a emissioni zero (e in alcuni casi anche per percorrenze maggiori).

Queste ibride alla spina Sono un po’ l’uovo di colombo della transizione energetica e tecnologica, perché permettono di spingere verso il futuro elettrico in modo progressivo e contenendo la conseguente disruption della supply chain e dell’industria auto come la conosciamo oggi , aumentando la complessità costruttiva e meccanica. Ed è proprio questa il loro principale limite: le Phev pesano e anche tanto, sono complicate, la riparazione rischia di diventare un salasso e al momento non si conosce con esattezza la durata di batterie che in molti casi non saranno correttamente ricaricate. E questo perché sono vetture progettate per essere ricaricate in garage, magari con un wall box, invece appare sempre più evidente dai sondaggi di mercato che sono acquistate al fine di evitare problemi con Ztl, i blocchi del traffico e l’ossessione di alcuni sindaci nei confronti dei Diesel, anche quelli Euro 6.

Tornando ai modelli in rampa di lancio si nota infatti l’espansione sul fronte ibrido ed elettrico con una raffica di nuovi modelli in arrivo. Sotto questo profilo, la Fiat Nuova 500, che è una Bev nativa, pare essere in grado di conquistare un pubblico ampio con il mix di iconicità del design e di emissioni zero.

La nuova elettrica di Fca infatti non pare essere la tipica compliance car, ossia un’auto prodotta solo allo scopo di ridurre le emissioni medie delle auto vendute da un costruttore per rientrare nelle normative. La 500 alla pina ha, invece, ha un’aspettativa di fare numeri.

Sull’industria dell’auto stanno impattando le normative sulle emissioni con i famosi 95 g/km in media di CO2 e multe di 95 euro per grammo oltre il limite, moltiplicato per il numero di auto vendute, nonché tutta la roadmap per il 2030 che impone un drastico calo (-37,5% rispetto ai livelli del 2021).

Va sottolineato che questa politica ambientale accusata , da case e analisti,di non essere tecnologicamente neutrale e di essere finalizzata a imporre l’auto elettrica, rischia di essere un bel salto nel buio.

E adesso sorge il dubbio se non sia il caso di rallentare questa corsa verso la transizione energetica, per non aggravare la già grave situazione dell’industria dell’automotive, motore dell’economia europea che l’emergenza Covid-19 sta devastando con stop di tutta la filiera, dai fornitori alle fabbriche ai concessionari. Una crisi che si annuncia epocale, in grado di vanificare gli investimenti multimiliardari fatti dalle case: si tratta di piani che stanno fin da ora desertificando i margini. I costruttori per affrontare il nuovo corso stanno effettuando tagli dei posti di lavoro, procedendo ad aggregazioni e compattando anche la gamma d’offerta per risparmiare e cercare di aumentare profitti, i quali, alla luce di quanto sta accadendo, oggi sembrano essere sempre più aleatori.

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