La caduta

Auto, produzione mai così bassa: Torino scommette sull’e-car

Nel primo semestre contrazione dei volumi pari al 75%: la componentistica perde il 24%, ordinativi del mercato interno a -20% Marsjai (Confindustria): un piano di politica industriale per il settore

di Filomena Greco

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Se si ferma il mondo dell'auto frena la manifattura piemontese, dove si concentrano un terzo delle aziende della filiera italiana

Nel primo semestre contrazione dei volumi pari al 75%: la componentistica perde il 24%, ordinativi del mercato interno a -20% Marsjai (Confindustria): un piano di politica industriale per il settore


4' di lettura

I numeri della frenata del mondo automotive sono scritti nell’ultima congiunturale di Unioncamere Piemonte, che registra una contrazione della produzione manifatturiera nella regione pari al 15,3%, praticamente tre volte il calo già registrato nel primo trimestre dell’anno (-5,7%). Se si ferma il mondo dell’auto frena la manifattura piemontese, dove si concentrano poco più di un terzo delle aziende della filiera italiana. Tutto questo nell’anno della svolta elettrica per Fiat Chrysler, che si concentra proprio sulle produzioni torinesi del Gruppo destinato ad unirsi ai francesi di Psa.

La frenata del settore
Per Giorgio Marsjai, a capo degli industriali torinesi da qualche settimana, è necessario partire da due considerazioni base: «Da un lato, il crollo epocale del settore auto, destinato a perdere 20 milioni di autovetture nell’anno, dall’altro il patrimonio industriale che ha l’Italia, dove Fca ha stabilimenti competitivi e dove ha avviato il processo industriale di elettrificazione dei modelli». Accanto alla politica degli incentivi a sostegno della domanda, aggiunge Marsiaj, «serve un piano auto a livello di politica industriale per allinearci agli altri paesi come Francia e Germania che nell’auto stanno investendo miliardi perché il settore è considerato strategico». L’Italia è a quota un miliardo, la Francia a 8, la Germania a 6,7 miliardi. Politica industriale, dunque, accanto ad un ampliamento, suggerisce Marsiaj, degli incentivi per ringiovanire il parco auto italiano e valorizzare le motorizzazioni tradizionali ma di ultima generazione.

Nell’anno in cui, con la Fiat 500 elettrica a Mirafiori e le nuove versioni elettrificate del brand Maserati assegnate allo stabilimento di Grugliasco, Fca ingrana la marcia per tentare di accelerare sul fronte della e-mobility, la produzione auto è destinata a segnare un picco negativo. Un trend che minaccia il tessuto produttivo piemontese visto che qui si concentra oltre un terzo dell’indotto automotive italiano.

Puntando l’attenzione sul settore dei mezzi di trasporto, comparto chiave per la manifatturiera regionale, dalle elaborazioni del Centro studi di Unioncamere emerge come il calo complessivo nell’area (-11,8%) sia dovuto ad un vero e proprio crollo della produzione di autovetture, pari al 74,6% a confronto con il primo semestre del 2019, accompagnato da una contrazione a doppia cifra della componentistica per autoveicoli (-24,2%), che perde in sostanza un quarto dei volumi. In generale alla perdita complessiva di produzione si affianca una contrazione, di oltre il 20%, degli ordinativi sul mercato interno, con un grado di utilizzo dei macchinari che in media non raggiunge quota 45%. La partita sui volumi produttivi, spiega Pierangelo Decisi, vicepresidente dell’Anfia a cui aderiscono le imprese della filiera automotive, si affianca a quella tecnologica nel quadro della futura fusione tra Fca e Psa. «Non c’è tempo da perdere – aggiunge – perché questa operazione è vincente e per una volta dimostra che dall’unione di due “zoppi” può nascere una realtà di eccellenza». In quest’ottica Decisi guarda al dibattito sulla produzione di city car su piattaforma Psa: «Fca e le filiere italiane potranno dare un contributo importante ai francesi su alto di gamma, berline e motorizzazioni di grossa cilindrata, Psa contribuirà con una tecnologia già a punto per sistemi ibridi». Quanto alla Fiat 500 elettrica, «ha tutte le potenzialità per diventare un nuovo paradigma per la mobilità cittadina, se Fca ci crederà fino in fondo», conclude.

Nella sola provincia di Torino, come emerge da una stima curata dalla Fiom-Cgil, mancano all’appello volumi consistenti. Già l’anno scorso, causa la forte crisi del brand Maserati, la produzione totale, tra Mirafiori e Grugliasco, era stata pari a poco più di 21mila unità, sostanzialmente dimezzata rispetto al 2018. Da gennaio ad agosto di quest’anno le autovetture prodotte nelle Carrozzerie Mirafiori – Maserati Levante – sono state 5.464 mentre a Grugliasco la produzione totale si è fermata a quota 2.531. Poco meno di 8mila autovetture, dunque, poco più di un terzo rispetto al 2019. «Per il polo auto di Torino – sottolinea il segretario dei metalmeccanici della Fiom Edi Lazzi – servono altre produzioni, su questo ci sono pochi dubbi.Indipendentemente dall’andamento dei volumi nel periodo della pandemia, bisogna considerare che i volumi aggiuntivi garantiti dalla nuova Fiat 500 elettrica non saranno sufficienti a saturare la capacità produttiva dello stabilimento». A Torino, aggiunge Lazzi, «ci sono sia le competenze per fare le auto di alta gamma che quelle per produrre le city car, come d’altronde è la City car. Chiediamo che alla città venga assegnato almeno non ci arrendiamo all’idea che queste produzioni debbano essere destinate alla Polonia, Mirafiori potrebbe implementare la produzione di city car a trazione ibrida ed elettrica del Gruppo che nascerà dalla fusione, anche su piattaforma Psa».

Il 2020 si candida ad essere un annus horribilis per il settore auto come evidenzia anche un altro indicatore elaborato dalla Fiom: da inizio gennaio la cassa integrazione ha pesantemente intaccato salari e lavoro, con soltanto il 30% delle giornate lavorate in media negli otto mesi dell’anno.

Nuovi volumi
La conversione del polo torinese alla produzione di auto di lusso – brand Maserati – voluta da Sergio Marchionne ha profondamente ridimensionato i volumi: nel 2010, dieci anni fa, solo a Mirafiori si producevano 120mila autovetture, cifra che sale a 218mila se si considera l’anno 2006. Mettendo a confronto il 2019 (21mila unità) con il dato del 2009 (176mila autovetture) il confronto è altrettanto impietoso.

Il processo di elettrificazione dei modelli di casa Fca si gioca al momento tra Torino e Melfi. Nel capoluogo piemontese oltre alla Fiat 500 in versione bev in produzione in questi giorni, è stata avviata in linea la versione ibrida dei modelli Maserati radicati a Grugliasco, Quattroporte e Ghibli. Il punto è valutare come gli eventali volumi aggiuntivi derivanti dalle nuove produzioni potranno colmare il gap accumulato in questi anni. In fase di presentazione della nuova Fiat 500 elettrica il Lingotto ha parlato di volumi che potrebbero raggiungere sul mercato le 80mila unità. Per i modelli Maserati invece il picco produttivo negli anni scorsi ha raggiunto quota 36mila per Grugliasco e 40mila per Mirafiori, con il nuovo Levante. La scommessa in questo caso è di provare a riagganciare quel livello di produzione, difficile invece pensare di superarlo.

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