Innovazione

Auto, una rivoluzione a 360 gradi

Le Case puntano sulla carbon neutrality con processi che considerano l’intero ciclo di vita del prodotto

di Mario Cianflone

3' di lettura

L’industria dell’automotive, storicamente, e spesso pregiudizialmente, nel mirino come grande inquinatore, sta radicalmente cambiando pelle. No, non stiamo parlando solo di prodotto finiti, di autovetture, a emissioni sempre più basse, se non nulle, bensì dell’industria, dei metodi di produzione di un complicato oggetto, come l’automobile, e la cui costruzione richiede una filiera molto articolata. E questo vale anche nel caso di vetture elettriche, più facili da costruire e con pochi pezzi.
Se una casa automobilistica vuole essere davvero green deve affrontare la sostenibilità a 360 gradi coinvolgendo l’intera filiera e puntare sulla sostenibilità nell’intero ciclo di vita del prodotto. Il tema non riguarda solo le emissioni di CO2 (gas climalterante, ma non inquinante in senso stretto) ma anche quelle relative a processo produttivi impattanti come la verniciatura (sono stati fatti progressi enormi con le vernici ad acqua e sull’efficientamento energetico degli stabilimenti).
Secondo la lista dei Leader della sostenibilità 2021 Il Sole 24 Ore - Statista, tra i campioni italiani di sostenibilità nell’automotive spiccano Ferrari e Piaggio, tra i produttori di componenti Brembo e Pirelli.
Il Gruppo Piaggio, anche grazie all’iniziativa Fast forward, tesa allo sviluppo di innovative soluzioni di mobilità, vanta prodotti e processi green. Più difficile è essere sostenibili se si producono supercar. Ferrari ha ridotto i consumi energetici, minimizzato l’impatto ambientale ricorrendo a fonti rinnovabili per i suoi impianti produttivi. La rossa è diventata “verde” e punta alla carbon neutrality entro il 2030 grazie anche a una meticolosa gestione del fabbisogno energetico (l’81% è coperto dal sistema di trigenerazione di Maranello, mentre il restante 19% proviene da fonti rinnovabili). Nel 2020 le emissioni di CO2 della sua flotta europea si sono ridotte del 35% rispetto al 2007. E ci sono soluzioni innovative per ridurre al minimo gli sprechi e i rifiuti e aumentare il riciclo soprattutto di alluminio.
Stellantis non rientra nella lista dei Leader perché il gruppo che fonde Psa e Fca è nato a gennaio 2021 (e Fca in precedenza non rilasciava un Bilancio di sostenibilità relativo alla sola Italia, come richiesto nel bando da Statista) ma va ricordato che i brand ex Psa sono quelli con il maggior numero di veicoli elettrici, e che la ex Fca ha vinto regolarmente premi per la sostenibilità.
La rivoluzione dell’auto elettrica (nel 2025 ci sarà anche una Ferrari Bev), fortemente voluta dalle politiche europee, ha imposto un’ulteriore revisione dei processi all’interno delle fabbriche in una logica che supera il paradigma «from well to wheel», dal pozzo alle ruote.
Le e-car esibiscono emissioni nulle di CO2 a livello locale, cioè dove la vettura viene usata, ma a livello totale le cose cambiano perché entrano in ballo le fonti energetiche usate per ricaricare le batterie. Proprio la produzione di celle a ioni di litio è molto impattante. Secondo uno studio, del 2020, dell’istituto di ricerca svedese per l’ambiente, la produzione di batterie Li-Ion emette tra 61 e 106 kg di CO2 equivalente per ogni kWh di capacità della batteria, e si tratta di valori inferiori a quelli precedentemente ipotizzati (circa 150-200 kg), ma che comunque vanno calati nella realtà produttiva e si stimano dunque emissioni pari a 145/150 kg di CO2 per kWh a seconda dei processi di produzione e dalla fonte energetica. Il tutto al netto delle questioni ambientali e sociali relative a litio e cobalto. Per costruire auto in modo carbon neutral, il gruppo Volkswagen, che sulla transizione ha investito cifre vicine agli 80 miliardi, ha costruito fabbriche modello come quella di Zwickau. È un impianto, non lontano da Lipsia (in quello che era il cuore della DDR dove veniva fabbricata la super inquinante Trabant), per le elettriche del gruppo, prodotte con un processo carbon neutral come per le altre fabbriche del gruppo (Bruxelles, Neckarlsum e Gyor).
Per ottenere la neutralità è necessario agire anche sui fornitori e il loro livello di sostenibilità. Ed è questo il caso di Daimler (Mercedes), la “password” per la neutralità C02 è “Ambition 2039”, una strategia che punta non solo alla neutralità dei prodotti ma anche a quella delle fabbriche. Il gruppo ha da poco realizzato la Factory 56, stabilimento modello di Sindelfingen, che con un investimento di oltre 2 miliardi punta alla massima efficienza e sostenibilità ambientale ed economica.
Il gruppo Bmw, storicamente un leader nella sostenibilità dei prodotti e delle sue fabbriche, punta ora a ridurre le proprie emissioni dell’80% rispetto ai livelli del 2019 entro il 2030. L’obiettivo della Casa è abbattere le emissioni di CO2 per veicolo prodotto di almeno il 30% per un totale di oltre 40 milioni di tonnellate di CO2 risparmiate entro nel 2030. Una strategia che si basa, anch’essa, su tutto il ciclo di vita del prodotto.

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