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Auto in stallo. Crisci (Unrae): «Servono sostegni alla domanda e un intervento sull’Iva»

Il settore chiede misure sul modello della Francia - Da allarme sanitario e lockdown un calo dei volumi pari a 450mila autovetture

di Filomena Greco

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(ANSA)

Il settore chiede misure sul modello della Francia - Da allarme sanitario e lockdown un calo dei volumi pari a 450mila autovetture


3' di lettura

Il mercato italiano dell’auto riparte con l’affanno e gli operatori della filiera puntano i piedi sulle misure necessarie al rilancio e alla tutela del tessuto industriale e dei servizi. «Servono misure adeguate per colmare il gap di 450mila autovetture accumulato negli ultimi mesi sul mercato italiano, sul modello di quanto promosso in Francia» sottolinea Michele Crisci, ceo e presidente di Volvo Car Italia e dal 2017 a capo dell’Unrae, la sigla che riunisce le case automobilistiche straniere.

Il modello che proponete per l’Italia richiama gli interventi annunciati in Francia?

«Si, lo schema è abbastanza sovrapponibile. Si tratta di misure che abbiamo richiesto da tempo al Governo e sulle quali stiamo discutendo anche in queste ore nella speranza che gli emendamenti al Decreto Rilancio, già presentati visto che la scadenza era fissata al 4 giugno, possano essere approvati prima della conversione in legge»

Quali le misure nello specifico che avete richiesto?

«La prima riguarda l’allargamento dell’attuale Ecobonus che al momento scatta soltanto per le autovetture con emissioni inferiori ai 65 grammi di CO2 per chilometro. La misura tra l’altro è stata rifinanziata dal Decreto Crescita però riguarda vetture che rappresentano ancora una nicchia di mercato, intorno al 3% del mercato, tra elettriche e plug in. Abbiamo dunque chiesto un allargamento delle maglie per far rientrate le autovetture con emissioni fino a 95 grammi per chilometro, si tratta di una fascia di mercato che comprende auto meno costose, con prezzi che vanno dai 18 ai 30mila euro, appetibili dunque per una platea di acquirenti più ampia»

Avete anche in mente un intervento di emergenza?

«Si, si tratta della seconda proposta che punta a sostenere, almeno fino alla fine dell’anno, una delle auto rimaste ferme nei depositi dei concessionari nelle settimane di chiusura. Si tratta di circa 350mila autovetture, comunque di nuova motorizzazione, con qualsiasi alimentazione. Si tratta di un intervento che potrebbe davvero riaccendere i motori del nostro settore e che stanno implementando anche in Francia.

C’è poi una misura tutta italiana nel vostro piano

«Si, parliamo di un regime fiscale sulle auto aziendali che sia in linea con l’Europa, la Francia è già allineata, si tratta della possibilità di detrarre fino al 100% dell’Iva e questo avrebbe un effetto straordinario sugli acquisti delle aziende che già acquistano auto di ultima generazione»

Quali effetti avete stimato dall’introduzione di questi aiuti?

«Porterebbero un volume aggiuntivo di circa 300mila auto già quest’anno e fino a 500mila l’anno prossimo. Tutto questo è necessario a fronte di un mercato in estrema crisi che, nonostante la riapertura, ha venduto la metà rispetto al mese di maggio del 2019. Bisogna considerare che in aggiunta alle 350mila auto perse durante il lockdown vanno considerate altre 100mila unità di maggio, con i primi cinque mesi dell’anno che hanno accumulato 450mila auto in meno. Un calo di volumi che porta un minor getito fiscale nelle tasche dello Stato stimato in 2,2-2,3 miliardi di euro per la sola Iva»

Lei pensa che queste misure alla fine saranno adottate?

«Abbiamo fiducia che vengano presi in considerazione gli emendamenti presentati e tutte le forze politiche ci hanno sostenuto, si tratterà di capire quanti fondi saranno messi a disposizione e come saranno implementate le misure. La documentazione su costi delle misure e potenziali introiti per lo Stato è completa»

Esiste un partito anti-auto in Italia secondo lei? Penso ai blocchi nei centri città, da Torino a Milano, ma anche ai limiti imposti dall’amministrazione del sindaco Sala alle campagne pubblicitarie inerenti brand automobilistici non coerenti con le policy di sostenibilità ambientale promosse dal Comune di Milano?

«L’auto è diventata un tema politico, è considerata un mezzo che inquina ma il problema non sono le auto di nuova generazione che sono tutte rispondenti a parametri voluti dall’Unione europea, il problema piuttosto è il parco circolante che va sostituito e ringiovanito grazie a misure come quelle che stiamo sostenendo. Ho letto la notizia relativa al Milano, ogni Comune ha diritto ad avere la sua politica relativamente ad ambiente e sostenibilità, ma sono rimasto spiazzato dall’affiancamento del settore auto ad ambiti come commercio di armi e pornografia.

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