ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùGlobal Automotive Outlook

Auto, stretta di 60 miliardi sui profitti entro il 2023

Ma, secondo AlixPartners, l’industria continuerà a investire: 225 miliardi di dollari la spesa per l'elettrificazione della gamma entro il 2023. E altri 48 miliardi di dollari sempre tra oggi e il 2023 per lo sviluppo delle tecnologie dei veicoli autonomi

di Alberto Annicchiarico e Flavia Carletti


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4' di lettura

Un «deserto del profitto». Sta per attraversarlo l’industria automobilistica mondiale a causa del doppio effetto della massiccia spesa per i programmi di nuova mobilità (Case, ovvero Connected Autonomous Shared Electrified), a cominciare dagli investimenti per i nuovi veicoli elettrici, e del rallentamento dei mercati chiave a livello globale. Da qui al 2023 i profitti lordi dei produttori di auto potrebbero ridursi di 60 miliardi di dollari, mentre i costruttori hanno iniziato una fase di ristrutturazione che potrebbe avere ricadute importanti sull’occupazione e pesare soprattutto sui fornitori che non operano nelle nuove tecnologie.

Ecco il messaggio del Global Automotive Outlook di AlixPartners, secondo il quale, inoltre, la spesa destinata dalle case automobilistiche per l'elettrificazione della loro gamma raggiungerà la cifra di 225 miliardi di dollari al 2023, e che l'offerta si amplierà notevolmente passando in Europa dagli attuali 62 modelli (ibridi plug-in ed elettrici) a più di 230, negli Usa da 98 a 177 e in Cina addirittura da 254 a 376 nuovi modelli (con il rischio che il calo dei volumi per modello finisca per causare maggiori perdite, ndr).

Nel frattempo, secondo lo studio, l'industria investirà altri 48 miliardi di dollari tra oggi e il 2023 per lo sviluppo delle tecnologie dei veicoli autonomi. «Stiamo iniziando a vedere gli effetti della più grande rivoluzione dell'industria dell'automotive che arriverà proprio mentre il settore sembra già nella fase di recessione ciclica. Si tratta di acque inesplorate per gli operatori e per superarle con successo è necessario essere proattivi e audaci», ha commentato Dario Duse, managing director di AlixPartners e co-leader europeo del team Automotive and Industrial di AlixPartners.

PER APPROFONDIRE / Dossier: gli incroci dell’Auto

Il mercato globale dell'auto crescerà a un tasso annuo di appena l'1,6% fino al 2026. La Cina, che ha contribuito per il 67% del totale nel periodo 2012-2018 alla crescita globale vedrà precipitare questo dato all’8% e al + 1,6% in termini di Cagr (tasso annuo di crescita composto). Quest'anno le vendite del Dragone diminuiranno a 24,8 milioni di unità (dagli oltre 27 milioni del 2018), mentre il mercato statunitense dovrebbe continuare il suo rallentamento ciclico pluriennale, scendendo a 16,9 milioni di unità (contro i 17,3 milioni dello scorso anno) e dirigendosi verso un probabile minimo di circa 15,1 milioni nel 2021. Per l'Europa è attesa una crescita media modesta, dell'1% per cento annuo fino al 2026, concentrata nei mercati dell'Est Europa e in particolare in Russia (Cagr +6,5% tra il 2018 e il 2026), con le possibili incertezze caratteristiche del Paese.

LA MORTE DEL DIESEL CONTINUA

Evoluzione attesa delle vendite per tipi di motorizzazione, in percentuale (Fonte: elaborazione AlixPartners)

LA MORTE DEL DIESEL CONTINUA

«Non siamo che all'inizio della trasformazione dell'industria: nei prossimi 3-5 anni serviranno almeno altri 225 miliardi di dollari per l'elettrificazione e 48 per la guida autonoma. Sono investimenti enormi per i costruttori e un'opportunità da valutare con attenzione per i fornitori, la cui profittabilità rimane maggiore ma comunque in declino», ha spiegato Dario Duse, che ha aggiunto: «I player che operano in Europa e in Italia, poi, dovranno fare i conti con il crollo della domanda di motorizzazioni diesel che è ormai ben visibile in Europa e più recentemente anche in Italia. In un contesto dove il numero di partnerships, M&A e sviluppi congiunti sono in crescita esponenziale in ambito Case (da 270 a più di 420 partnerships negli ultimi 12 mesi), l'Italia e l'Europa in generale possono continuare a giocare un ruolo importante anche in un contesto complessivo sfidante come quello dei prossimi anni».

Per quanto riguarda in particolare l'elettrico, secondo lo studio, avrà un forte impatto anche sui concessionari e sulle officine di riparazione, sottolinea lo studio. La perdita annua calcolata da AlixPartners è nell’ordine dei 1.300 dollari per veicolo (su circa 4.000-4.500 dollari di spesa attuali per il cliente). I concessionari e le officine a livello globale dovranno affrontare, in termini percentuali, un calo fino al 20% dei ricavi e una riduzione del 20% del margine lordo considerato che il 35% della manutenzione programmata per i veicoli odierni (con motori diesel o a benzina) scomparirà nel medio termine a causa del passaggio a vetture elettriche. Al fine di mantenere la redditività, sottolinea lo studio, i concessionari dovranno sia esaminare criticamente la loro struttura dei costi attuali, sia cercare nuove fonti di reddito.

In particolare in merito al mercato italiano, lo studio prevede che le vendite di auto nel nostro Paese passeranno da 2,1 milioni di unità del 2019 a 2,2 milioni nel 2026 con un aumento di appena lo 0,4% annuo. E se nel 2018 il 51% delle auto vendute in Italia montavano motori diesel, già nei primi mesi del 2019 la quota è scesa sotto al 45% a sostanziale vantaggio della motorizzazione a benzina (con paradossale aumento dell’emissione di CO2, quindi in senso contrario a quanto auspicato dalle autorità di Bruxelles, che hanno stabilito un piano molto ambizioso di abbassamento dei limiti totali dal 2021 per la Case, a rischio di multe molto salate). Nel 2025 il peso dei motori a gasolio sarà del 36%, in continua discesa (16% nel 2030) ma a vantaggio dei motori a benzina e delle motorizzazioni ibride.

IL DESERTO DEI PROFITTI

Ebit margin, ricavi e volumi dei primi 25 costruttori di veicoli per passeggeri (Fonte: elaborazione AlixPartners)

«Il mercato italiano - dice Duse - seguirà i trend dei Paesi dell'Europa occidentale». Sostanziale stabilità dei volumi (circa 2 milioni di veicoli venduti all’anno, ndr), continuo calo del diesel, ma in ritardo rispetto agli altri, e continuo spostamento di mix veicoli verso dalle piccole (38% nel 2017 contro il 28% nel 2026) ai Suv (dal 29% al 46%), che hanno peso e resistenza aerodinamica maggiori, «Questo, in assenza di uno svecchiamento significativo del parco circolante, renderà difficile ridurre i livelli emissivi di CO2 nel breve». Guardando al 2030, «i limitati investimenti, la strutturale onerosità dello sviluppo delle infrastrutture di ricarica nei nostri centri urbani e il costo dell'energia elettrica potrebbero limitare la diffusione di veicoli elettrici e plug-in a livelli sensibilmente inferiori alla media europea (33% di veicoli ibridi plug-in ed elettrici, contro una media europea del 40%, ndr)», ha concluso Duse.

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