il nodo concessione

Autobrennero, ultima chiamata Gara europea più vicina

di Valeria Zanetti


3' di lettura

Le alternative sono oramai al lumicino ed il tempo stringe. Entro il 29 dicembre i soci pubblici, che detengono l’84,7% delle quote – Regione Autonoma Taa (32,28%), Provincie autonome di Bolzano (7,6 %) e Trento (7,9%), Provincie di Verona (5,5 %), Mantova (3,18 %), Modena (4,2 %), Reggio Emilia (2,17 %), Comuni di Bolzano (4,2 %), Trento (4,2 %), Verona (5,5 %), Mantova (2,1%), Azienda trasporti di Reggio Emilia (0,3 %) e Camere di Commercio di Bolzano (0,84%), Trento (0,33%), Verona (1,69%) e Mantova (2,49%) - devono riuscire a liquidare i privati, proprietari del 14,1% circa, che sono Serenissima Partecipazioni Spa (4,2 %), Società italiana per condotte d’acqua Spa di Roma (0,1 %), Banco Popolare (1,99 %) e Infrastrutture Cis Srl (7,8 %). Diversamente il rilascio della concessione trentennale in “house” - ipotesi sostenuta dal ministero dei Trasporti, dalla Provincia autonoma di Bolzano e già vidimata a Bruxelles – ad una nuova società tutta pubblica tramonta e si dovrà procedere a gara europea, con il rischio di consegnare un’arteria strategica, che produce circa 70-80 milioni di utili l’anno (dai 400 ai 500milioni di ricavi), nelle mani del privato.

Dal 2014 la società di gestione della tratta autostradale, che lungo 314 chilometri collega Campogalliano, nel Modenese, al passo del Brennero, opera in regime di proroga, senza poter dare inizio ai tanti progetti in cantiere, primo tra tutti la terza corsia tra Verona e Modena e alla terza corsia dinamica Bolzano Sud-Verona, compresi gli interventi di viabilità ordinaria di collegamento all’infrastruttura, molto attesi dalle amministrazioni locali. A parlare dell’ipotesi “in house” fu per primo l’ex ministro Graziano Del Rio. Il successore, Danilo Toninelli, chiarì invece che non c’erano alternative alla gara europea. Anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha ribadito a inizio estate che non ci sono alternative alla gara. In corner è intervenuto così il decreto Agosto, che convertito in legge, ha posticipato appunto il termine per liquidare i privati a fine dicembre. A questo punto occorre stabilire il prezzo dell’uscita. Insieme, i quattro detentori del 14,1% delle quote avrebbero chiesto, secondo indiscrezioni, 160milioni, mentre la Corte dei Conti ha individuato come soglia massima 70 milioni. Valori molto lontani. Da qui la richiesta, sostenuta soprattutto dai soci del sud (Verona in testa) e dalla Provincia autonoma di Trento, di esplorare con l’Ue la possibilità di una proroga decennale con l’attuale regime societario, basata anche sulla convinzione che le direttive europee non precludano la partecipazione dei privati. La soluzione, tra l’altro, permetterebbe di non disperdere una parte del fondo ferrovia (800 milioni) e di dare gambe al piano di investimenti miliardario, che rischia di slittare. Questa possibilità però è stata bocciata dalla Commissione europea, attraverso la Direzione generale del mercato interno. Secondo il vicepresidente di Autobrennero e presidente della Provincia di Verona, Manuel Scalzotto, i privati non si faranno liquidare facilmente. Intanto il senatore Pd, Vincenzo D’Arienzo, che con i colleghi Andrea Ferrazzi e Dieter Steger della Svp-Gruppo per le autonomie, ha firmato l’emendamento per la proroga a dicembre del termine di liquidazione ai privati avverte: «In occasione della Manovra di fine anno tornerò a chiedere la possibilità per i soci pubblici di A22, di esercitare, con un voto in assemblea straordinaria, il diritto di riscatto delle azioni dei privati, ad un valore che non tenga conto del Fondo Ferrovia (di 800milioni, ndr)». Ai privati decidere se il prezzo potrà essere ritenuto congruo.

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