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Autoconsumo, come progettare il proprio impianto rinnovabile sfruttando incentivi e superbonus 110%

Con il decreto Mise arrivano ulteriori incentivi all’autoconsumo collettivo e alle comunità energetiche rinnovabili: ecco agevolazioni e percorso per realizzare il proprio impianto “green”

di Celestina Dominelli

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Con il decreto Mise arrivano ulteriori incentivi all’autoconsumo collettivo e alle comunità energetiche rinnovabili: ecco agevolazioni e percorso per realizzare il proprio impianto “green”


3' di lettura

L’ultimo tassello è arrivato con il decreto del Mise che ha rafforzato il sostegno dell’ autoconsumo collettivo e delle comunità energetiche da fonti rinnovabili, vale a dire la condivisione tra produzione di energia e fabbisogno puntando sulla vicinanza tra l’impianto di produzione da fonti rinnovabili e il luogo di consumo. Una possibilità che, in forma collettiva, è stata introdotta in Italia grazie all’articolo 42 bis dell’ultimo decreto Milleproroghe che ha consentito il recepimento anticipato, ancorché parziale, della direttiva 2018/2001 (RED II), con la quale Bruxelles ha chiesto agli Stati membri di favorire al massimo la possibilità di autoconsumare l’energia prodotta, anche collettivamente, e di normare giuridicamente le cosiddette “comunità di energia rinnovabile”. Queste ultime poggiano sulla partecipazione volontaria di persone fisiche e famiglie, ma anche di Pmi o di realtà della pubblica amministrazione (dai Comuni agli enti territoriali), purché l’adesione non costituisca l’attività industriale e/o commerciale principale.

Gli incentivi previsti

Con il decreto Mise firmato dal ministro Stefano Patuanelli martedì 16 settembre è stato ulteriormente potenziata la promozione dell’autoconsumo e delle comunità energetiche che già erano state incentivate con il decreto Rilancio. L’energia prodotta attraverso impianti rinnovabili (la cui taglia, però, non deve superare i 200 kilowatt di potenza), anche tramite l’impiego di sistemi di accumulo, ha infatti diritto a una tariffa incentivante, di durata ventennale e gestita dal Gestore dei servizi energetici, pari a 100 euro per megawattora per le configurazioni di autoconsumo collettivo (per esempio, i condomini) e di 110 euro per megawattora per le comunità energetiche rinnovabili.

L’assist del superbonus 110%

Già con il decreto rilancio, come detto, sono stati introdotte delle forme di incentivo nonché la cumulabilità con il superbonus 110% entro certe soglie. Il provvedimento ha infatti stabilito che per i condomini che realizzano una comunità rinnovabile l’esercizio di impianti fino a 200 kW non costituisce «attività commerciale abituale». In pratica, la realizzazione di impianti a fonte rinnovabile (fotovoltaico ma non solo), contestuale alla realizzazione degli interventi coperti dall’agevolazione prevista dal governo, può accedere al superbonus per i primi 20 kilowatt (ma comunque fino ai 200 kW previsti dal Milleproroghe), mentre per la potenza residua la detrazione è quella ordinaria del 50 per cento.Il tutto, però, entro una spesa massimo di 96mila euro per l’intero impianto.

Il portale autoconsumo del Gse

Per valutare l’eventuale vantaggio nell’installazione di un impianto fotovoltaico per l’autoconsumo si può consultare uno strumento molto agile, messo a punto dal Gse, che è il portale autoconsumo. La piattaforma, accessibile all’indirizzo www.autoconsumo.gse.it, consente infatti di effettuare una simulazione per calcolare la convenienza connessa a questo tipo di scelta. Una volta collegato, l’utente può indicare la sua categoria di appartenenza (privati/condomini o imprese e Pa e per questi ultimi è anche prevista un’area ad hoc nel caso di elevati consumi di energia) e procedere inserendo tutte le informazioni necessarie per definire il profilo migliore in termini di impianto (dal consumo anno rintracciabile in bolletta alla superficie soleggiata a disposizione).

La guida ad hoc messa a punto dal Gestore

Il portale permette poi di scarica una guida miratasull’autoconsumo fotovoltaico che contiene tutte le informazioni su questa forma di produzione e consumo dell’energia. Inoltre, il documento predisposto dal Gse elenca anche i vantaggi connessi alla realizzazione di un impianto sia in termini ambientali che economici: il risparmio in bolletta (dal momento che una parte del fabbisogno viene assicurata dall’autoconsumo si riduce l’energia prelevata dalla rete pubblica e dunque l’esborso in fattura), la valorizzazione dell’energia immessa in rete (prodotta ma non consumata in sito che viene ceduta al Gse), per non dire dei vantaggi fiscali e della riduzione dell’impatto ambientale.

Gli esempi virtuosi

Sul portale autoconsumo, è poi possibile altresì conoscere gli esempi virtuosi di impianti fotovoltaici in termini di autoconsumo e integrazione con il territorio. Sul sito è infatti presente una cartina dell’Italia che riunisce i casi più significativi raggruppati per categorie, dal domestico alle attività ricettive, dalla grande distribuzione ai trasporti e logistica. Una mappa continuamente aggiornata dal Gse che ha previsto la possibilità per l’utente, che vuole segnalare la propria esperienza, di inviare i dati del proprio impianto.

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