Strategie industriali

Automotive, elettrico e luxury nel futuro di Stellantis

Dalla fusione tra Fca e Psa nuove opportunità per la manifattura piemontese:le opinioni di sindacato e industria sul settore

di Filomena Greco

2' di lettura

Per Torino e per il Piemonte la partita Stellantis è tutta da giocare. Sia il mondo sindacale che quello industriale sembrano considerare la fusione tra Psa e Fca come una operazione capace di generare nuove opportunità tanto per gli stabilimenti auto italiani e piemontesi quanto per i produttori di componentistica. Questo perché la nascita di un gruppo di dimensioni più ampie permette, in generale, di operare su scala mondiale con maggiori competenze. Inoltre, per l’automotive italiano, le sinergie che saranno generate con i poli francesi e tedeschi rappresenteranno un acceleratore per le tecnologie destinate alla mobilità elettrica.

L’automotive made in Piemonte cuba circa il 40% dell’intero settore in Italia. Un peso specifico che condiziona l’andamento della manifattura piemontese, nel bene e nel male. Nel terzo trimestre del 2020 la ripresa dei volumi nei trasporti, ipotizzabile anche nel quarto trimestre dell’anno, con una produzione di autovetture in crescita del 27,5%, ha permesso di rallentare il trend in contrazione della produzione industriale (-2,4%) rispetto al primo semestre.

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L’automotive in Piemonte si orienta sostanzialmente su due focus: da un lato lo sviluppo della mobilità elettrica, grazie alla produzione delle Fiat 500 elettriche a Mirafiori, dall’altro il rilancio di Maserati. In generale, resta aperta per Torino la partita di una factory per la produzione di batterie come dimostrano gli ultimi aggiornamenti sul progetto Italvolt che vedrebbe un coinvolgimento di Comau e Pininfarina. Quanto alla sfida nel luxury, Stellantis sembra determinata a voler rilanciare Alfa Romeo, in abbinamento al brand Ds, mentre resta da chiarire la strategia sul Tridente, che nel frattempo ha messo in pista il primo modello ibrido. «I componentisti italiani e piemontesi hanno sviluppato competenze nell’alto di gamma che potrebbero essere a disposizione dei competitor europei» suggerisce Pierangelo Decisi, vicepresidente di Anfia Componenti. In linea generale, dice Giorgio Airaudo segretario della Fiom Piemonte, «la componentistica ha vissuto una fase di profonda di ristrutturazione, chi è rimasto in piedi si è internazionalizzato, è competitivo e può avere un futuro industriale, a condizione che ci siano i volumi e si risolva il nodo Mirafiori, la più grande fabbrica di auto in un’area metropolitana».

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