ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùNuove funzioni alle Regioni

Autonomia differenziata, Calderoli: è nel programma. Fdi rilancia il presidenzialismo

In discussione è la legge quadro che deve definire la cornice per le intese fra il governo e le singole Regioni. In gioco c’è l’elenco delle 23 materie che la riforma costituzionale del 2001 ha assegnato alla competenza concorrente fra Stato e Regioni: si va dall’istruzione ai beni culturali, dalle professioni alle infrastrutture

(ANSA)

3' di lettura

L’autonomia «è nel programma di governo e intendiamo realizzarla». Così il ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli si è espresso al termine di una riunione alla Camera sull’autonomia con il premier Meloni e i vicepremier Salvini e Tajani. Un incontro, secondo Salvini, che è andato «molto bene». Calderoli, riguardo alle obiezioni sollevate da alcuni governatori del Sud, ha puntualizzato: «Quando le richieste sono legittime verranno accolte, quelle strumentali no». Ma Fdi resta prudente: vuole salvaguardare l’unità nazionale e rilancia su Roma Capitale e il presidenzialismo.

Cosa prevede la bozza sull’autonomia differenziata

In discussione è la legge quadro che deve definire la cornice per le intese fra il governo e le singole Regioni con cui trasferire nuove funzioni appunto alle Regioni. In gioco c’è l’elenco delle 23 materie che la riforma costituzionale del 2001 ha assegnato alla competenza concorrente fra Stato e Regioni: si va dall’istruzione ai beni culturali, dalle professioni alle infrastrutture.

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I nodi sul tavolo

Nella bozza del disegno di legge - che Calderoli ha declassato ad “appunti di lavoro” - è previsto che vengano stabiliti i livelli essenziali di prestazione (che lo Stato deve garantire “su tutto il territorio nazionale”) prima di procedere all’accordo diretto sulle materie da delegare alle Regioni, ma è anche fissato un termine di un anno oltre il quale, se non vengono approvati con decreto del presidente del Consiglio, le funzioni possono comunque essere trasferite alla Regione: “si applica il criterio della spesa storica sostenuta dalle amministrazioni statali nella Regione per l’erogazione dei servizi pubblici corrispondenti”. È questa la principale contestazione, perché - ritengono i governatori del Sud - si aggraverebbero le differenze nel Paese, su questioni fondamentali, dall’istruzione alla salute. È lungo, infatti, l’elenco delle materie di cui le Regioni potranno scegliere di occuparsi in via esclusiva, mutuandoli dai poteri dello Stato centrale, dalla scuola ai trasporti, fino al commercio con l’estero e ai giudice di pace.

Le posizioni

“È un percorso che dobbiamo fare insieme e nessuno verrà danneggiato” assicura il ministro Calderoli. “Non c’è una spaccatura tra Nord e Sud, c’è una paura del Sud che qualcuno si avvantaggi a svantaggio loro. Mi auguro - rassicura - che tutti possano avere un vantaggio, piccolo o grosso, da questa riforma”. Ma tra i governatori del Pd i dubbi restano. “Prima proponevano la secessione, poi il federalismo fiscale, ora l’autonomia differenziata, non è che possiamo dire che ci fidiamo con certezza”, avverte il presidente della Puglia Michele Emiliano. “È impossibile - dice - immaginare qualunque percorso senza partire da una legge cornice che stabilisca quali possono essere le materie oggetto d’intesa. È escluso ad esempio che scuola, energia o trasporti possano esser oggetto di una delega alla Regioni. Il rischio è quello di una Babele”. Viene poi contestato, dal Pd e anche dal M5s, che la bozza limita il ruolo del Parlamento, prevedendo “un solo ruolo di ratifica”.

Dal Veneto alla Toscana, chi è già partito

In Veneto e Lombardia, dove si sono anche tenuti i referendum, i governatori leghisti Zaia e Fontana, hanno già avanzato la richiesta per tutte e 23 le materie. Il presidente della Liguria, Giovanni Toti, si è aggiunto subito dopo chiedendo le competenze sui porti. Quello della Toscana Eugenio Giani (Pd) rivendica i beni culturali e la geotermia. Il governatore dem dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che è tra i più antichi sostenitori dell’autonomia differenziata, ritiene però che servano “condizione precise”: “una legge quadro, che vengano definiti i livelli essenziali di prestazione, i fabbisogni standard e la spesa storica, e poi il coinvolgimento del Parlamento”. Anche il forzista Roberto Occhiuto, governatore della Calabria, mette dei paletti: diritti uguali per tutti e che “si archivi l’ingiusto criterio della spesa storica per finanziare questi diritti”.

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