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Scuola, Zaia e Fontana contro Conte: saltano le assunzioni dei prof su base regionale

Al vertice sull’Autonomia soppresso l’articolo della Lega che prevedeva l’assunzione degli insegnanti su base regionale. Esulta M5S: l’istruzione resta nazionale

di Alessia Tripodi


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3' di lettura

Non ci saranno dipendenti della scuola che passeranno alle regioni, non ci saranno stipendi regionali, non ci saranno stipendi di serie A e di serie B. Così il sottosegretario M5S al Miur, Salvatore Giuliano, in un video su Facebook spiega l’intesa raggiunta oggi a Palazzo Chigi durante il vertice sull’Autonomia: è stato soppresso l'articolo del testo di riforma che prevedeva l'assunzione diretta dei docenti su base regionale. La misura era stata richiesta dalla Lega, mentre M5s era contrario e nel corso dell’ultimo vertice aveva rilevato anche un profilo di incostituzionalità, evidenziando una Sentenza della Corte Costituzionale 76/2013.

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Limiti al “valzer” dei trasferimenti di sede
Secondo la bozza d’intesa, le regioni avranno invece la competenza ad aumentare il periodo minimo di permanenza degli insegnanti nella prima sede di servizio, anche in deroga alla norma nazionale, che prevede il limite minimo di 5 anni per i neo assunti. La norma, che secondo fonti leghiste avrebbe ricevuto il via libera, dispone che «il Miur, d’intesa con la Regione», individua «il periodo minimo di permanenza nella prima sede di servizio da prevedere nei bandi di concorso».

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Il sottosegretario Giuliano: l’istruzione resta nazional
«Abbiamo garantito che l’istruzione rimanga di competenza nazionale», spiega il sottosegretario Giuliano, per garantire « pari opportunità a tutti i cittadini e a tutti gli operatori della scuola». «Tutto il personale e quindi anche il curricolo, quello che si farà a scuola - spiega ancora Giuliano - rimane di competenza nazionale, fatte salve le quote dell'autonomia scolastica che conosciamo ormai da venti anni. Quindi nessuna differenza all'interno del personale, nessuna differenza all'interno degli alunni, nessuna differenza all'interno delle istituzioni scolastiche».

Veneto e Lombardia sul piede di guerra
Dall'altra parte, la notizia ha mandato su tutte le furie i governatori che più tengono al regionalismo differenziato, dunque quello del Veneto, Luca Zaia e della Lombardia Attilio Fontana. «Resto basito - dice Zaia - ci sentiamo presi in giro da Conte, non da Salvini». E Fontana rincara minacciando di non firmare il provvedimento: «Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell’esito del vertice di oggi. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa». Anche la ministra leghista delle Regioni, Erika Stefani, appare contrariata.L'autonomia funziona se c'è quella finanziaria. Non accetteremo nessun compromesso», dice.

Giudizio positivo dai sindacati
Tirano invece un sospiro di sollievo i sindacati della scuola, tutti da sempre contrari a qualunque ipotesi di regionalismo differenziato. «La nostra battaglia contro ogni ipotesi di regionalizzazione ha avuto, nel pomeriggio, un primo riscontro positivo», osserva il segretario generale della Uil scuola, Pino Turi. Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil, è soddisfatto per l'esclusione dai progetti di autonomia del personale della scuola ma attende i testi per leggere nero su bianco cosa c'è scritto. Anche per Maddalena Gissi, leader Cisl Scuola, l'esclusione della scuola dai progetti di regionalizzazione è «un fatto molto positivo, a coronamento di un'azione che la Cisl Scuola sta conducendo da mesi, insieme agli altri sindacati e a un arco vastissimo di associazioni professionali e culturali, per l'unitarietà del sistema d'istruzione».

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