Faro della Fcc

Autorità Usa indagano accordo fra Zoom e società cinese: «rischi per la sicurezza nazionale»

La società che realizza la nota app per videochiamate e videoconferenze vorrebbe accordarsi con Five9, con un’intesa del valore di 14,7 miliardi di dollari. Ma la Fcc è intervenuta aprendo un dossier sul caso

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2' di lettura

Il comitato governativo statunitense che si occupa di esaminare gli investimenti stranieri nel settore delle telecomunicazioni ha aperto un dossier sull’accordo da 14,7 miliardi di dollari proposto dalla società di videoconferenza Zoom con la società di call center cloud cinese Five9, a causa dei rischi per la sicurezza nazionale dovuti alla «partecipazione straniera»

Zoom, che ha sede in California ma ha operazioni significative in Cina, afferma di aspettarsi le approvazioni normative e la chiusura dell’accordo Five9 il prossimo anno. Come riporta il Wall Street Journal, lo scorso agosto la Federal Communications Commission (Fcc), che presiede il comitato, ha detto di aver posto sotto analisi l’accordo «per determinare se rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti». Fcc «ritiene che tale rischio possa derivare dalla partecipazione straniera».

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La società: attendiamo comunque l’ok per il 2022

Zoom ha comunque dichiarato in una nota che prevede di ottenere le necessarie approvazioni normative e di concludere comunque l’accordo con Five9 nella prima metà del 2022.

Zoom ha sede a San Jose, in California, e afferma che più della metà dei suoi dipendenti sono negli Stati Uniti, ma ha un «numero considerevole» di lavoratori di dipendenti nel settore ricerca e sviluppo in Cina. Lo stesso Ceo di Zoom, Eric Yuan, è nato in Cina ed è diventato cittadino statunitense solo nel 2007. La società ha dichiarato in un documento di fine agosto che sta collaborando con le indagini in corso.

Il caso del blocco dei meeting su Piazza Tienanmen

La società, la cui app per le videoconferenze ha avuto una notevole crescita nel periodo più duro del lockdown Covid, lo scorso anno aveva attirato l’attenzione dei media per aver bloccato i meeting online relativi alla repressione di Piazza Tiananmen del 1989 a Pechino e per aver sospeso temporaneamente gli account di tre attivisti, su richiesta del governo cinese.

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