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Autostrade, si apre la partita sulla vendita di Telepass. Tomasi (Aspi): se concessione revocata buttati alle ortiche 7,5 miliardi di investimenti

La lettera inviata al Mit ruota intorno a mantenimento degli impegni sugli investimenti, nuove tariffe, aumento di capitale e rivisitazione del Milleproroghe

di Laura Galvagni

Autostrade, Conte: Aspi faccia proposta vantaggiosa o sarà revoca

La lettera inviata al Mit ruota intorno a mantenimento degli impegni sugli investimenti, nuove tariffe, aumento di capitale e rivisitazione del Milleproroghe


3' di lettura

L’offerta ora è sul tavolo del ministero delle Infrastrutture. Autostrade per l'Italia ha inviato al Mit la proposta relativa al potenziale nuovo schema di accordo. Una missiva piuttosto corposa, ricca di allegati tecnici, che secondo la società ottempera alle richieste avanzate dal governo emerse durante il tavolo di confronto con le Infrastrutture. E nel frattempo, l’ad di Aspi, Roberto Tomasi, in una intervista al quotidiano Repubblica contesta: «Non si capisce quale sia l’interesse del Paese nel caso di revoca» della concessione: «investimenti per 7,5 miliardi cantierabili verrebbero buttati alle ortiche»

Da parte di Autostrade per l’Italia e Atlantia è arrivata al governo «una proposta seria» per chiudere la partita legata al futuro della concessione di Aspi, ma «non sono ottimista». A dirlo, come conferma un portavoce, è Gianni Mion, presidente di Edizione, la holding della famiglia Benetton, primo azionista di Atlantia. I due gruppi, «hanno fatto un grande sforzo, anche professionale», ora «non resta che aspettare».

I perni intorno ai quali ruota l’offerta sono sostanzialmente due: il mantenimento degli impegni sul fronte degli investimenti, ossia i 14,5 miliardi a suo tempo dichiarati, e l'accettazione del modello Art (quello definito dall'Autorità dei trasporti) per quanto riguarda le tariffe sui nuovi investimenti. Attorno a questi due pilastri sono stati inseriti altri due tasselli chiave: l’impegno a portare in consiglio di amministrazione di Aspi un aumento di capitale funzionale al riassetto azionario della compagnia e infine una nuova formula che parzialmente rivisita un passaggio cruciale del Milleproproghe, ossia quello della revoca unilaterale della concessione.

Più nel dettaglio, sul fronte degli interventi si tratta di mantenere fede al precedente maxi piano e in aggiunta dar seguito a una sorta di programma di “compensazione” da complessivi 3,4 miliardi, da dettagliare ancora rispetto ad alcuni impegni già assunti: 1,5 miliardi in termini di taglio della tariffa, 700 milioni aggiuntivi in manutenzione e 800 milioni per Genova.

Quanto ai pedaggi, come detto, passaggio cruciale di questa proposta è l’accettazione del modello Art. Modello che allo stato attuale garantisce una remunerazione sugli investimenti stimata attorno al 7,09%, ossia diversi punti percentuali in meno di quanto riconosciuto fino ad ora (circa l’11%). Nell'applicare questo schema, tuttavia, Aspi, dovrebbe riuscire a strappare alcuni correttivi, tra i quali l’introduzione nella formula dei costi operativi e la contemplazione delle conseguenze devastanti del Covid-19 sui volumi di traffico. Elementi che, nel lungo periodo, dovrebbero andare a mitigare l’effetto della contrazione della tariffa, alla cui riduzione contribuiranno, peraltro, anche i proventi generati dalle aree di servizio.

A tutto questo, come detto, si è aggiunto l’impegno a portare in un prossimo consiglio di amministrazione una proposta di aumento di capitale. Proposta che dovrebbe essere vicina ai 3 miliardi e funzionale a favorire l’ingresso nell’assetto azionario di nuovi soci, in primis F2i e Cdp. Operazione che andrà di fatto a diluire Atlantia, controllata dalla Edizione della famiglia Benetton, a favore di un maggior peso dei nuovi azionisti, anche in termini di governance.

Infine, ultimo tassello è la questione del Milleproroghe, decreto che ha di fatto messo in ginocchio la compagnia e rispetto al quale l’azienda, su indicazione del ministero stesso, ha avanzato ora una propria proposta per circoscrivere l’area di efficacia della norma. Tutto ruota attorno all’articolo 35 nella parte in cui viene disciplinata la revoca unilaterale della concessione. Ora è previsto che ciò avvenga per «grave inadempimento». Formula che offre una casistica molto ampia e che, proprio per come è stata posta, ha creato anche sul piano finanziario enormi problematiche alla società. Di qui la volontà di trovare una migliore definizione dell’ambito di applicazione. In virtù di questo, attraverso, un atto amministrativo, una sorta di regolamento attuativo, si punterebbe a circoscrivere l'efficacia della revoca al solo caso in cui si verifichi «un’interruzione grave e non riparabile di uno snodo fondamentale della rete». Un ridimensionamento notevole e che per questo è destinato a scontrarsi con la volontà di una parte dell’esecutivo che ha spinto per quella norma e che l’ha volutamente scritta in modo da non indirizzare in maniera netta la sua applicabilità. Insomma, il Milleproroghe e la sua declinazione potrà rappresentare lo scoglio da superare nella trattativa con il governo in vista del consiglio dei ministri di martedì 14 luglio.

Tutto questo mentre sullo sfondo si apre anche la questione Telepass. Come riportato da Il Sole 24 Ore, l’esecutivo nel tentativo di portare Aspi a più miti consigli nell'ambito dell'attuale confronto, ha posto il tema della cessione dell'asset. Bene sul quale, secondo alcune interpretazioni politiche, si potrebbe esercitare il golden power per la delicatezza dei dati sugli spostamenti individuali trattati dalla società.

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