dopo il vertice al mit

Autostrade in Liguria, De Micheli: «Entro 10 luglio 2 corsie su tutta la rete». Sulla Milano-Genova 16 km di coda

Dopo l’incontro al ministero controlli semplificati sulla rete, ma restano ancora 147 gallerie da controllare (solo di notte). Problemi almeno fino al 10 luglio

di Maurizio Caprino e Raoul de Forcade

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Dopo l’incontro al ministero controlli semplificati sulla rete, ma restano ancora 147 gallerie da controllare (solo di notte). Problemi almeno fino al 10 luglio


4' di lettura

C’è molto più che il calendario di ispezioni e lavori, dietro il caso-gallerie sulle autostrade liguri. Sullo sfondo c’è anche un quarto di secolo di rapporti opachi tra concessionari e ministero delle Infrastrutture (Mit), su cui il 23 giugno la Corte dei conti ha riacceso i riflettori davanti alla commissione Lavori pubblici del Senato. Ora tutto questo si scarica su ispezioni e lavori nelle gallerie, che hanno provocato forti disagi e le proteste delle imprese: la situazione potrà migliorare in modo apprezzabile solo dopo il 10 luglio.

Intanto marted’ la ministra Paola De Micheli ha annunciato via Twitter che «dal 3 luglio verranno progressivamente liberate le arterie stradali dai cantieri, con l'obiettivo di arrivare al 10 luglio con 2 corsie libere su tutta la rete viaria della Liguria. Sono in corso le verifiche sullo stato di 147 gallerie, per noi la sicurezza viene prima di tutto».

Tuttavia, quella di martedì è stata un’altra mattina complicata nel nodo autostradale genovese per la riapertura con due ore di ritardo di due cantieri fra Genova e la A7: i tratti fra il casello di Genova Ovest di Sampierdarena e la diramazione per A7 e A2 e quello fra Ronco Scrivia e Vignole Borbera. Sulla Milano-Genova la coda ha raggiunto anche i 16 km. Code ci sono state anche sulla A26 e sulla A12.

La data è emersa dalla riunione Aspi-Mit finita domenica a tarda sera. È stato chiarito che le linee guida varate a maggio dall’ispettore ministeriale Placido Migliorino e condivise da Aspi non richiedono necessariamente chiusure prolungate di interi tratti come la società prospettava per l’A26 questa settimana: per controllare le condizioni strutturali delle gallerie, le linee guida ammettono anche modalità alternative al georadar, che provoca molte chiusure. L’unico vincolo è che le modalità alternative vengano validate da un’università, come infatti è appena accaduto nel caso ligure.

Perché, allora, tanta tensione? Le linee guida sui controlli sono arrivate dopo che 2,5 tonnellate di cemento si sono staccate dalla volta della galleria Berté sull’A26, il 30 dicembre. Fino ad allora, le modalità dei controlli erano rimesse totalmente al gestore: una circolare del 1967 si limita a dire che questi deve conoscere le condizioni delle opere che gestisce, effettuando ispezioni trimestrali. Tutto ciò porta alla luce due problemi. Il primo riguarda la ripartizione di responsabilità tra gestori e Mit.

Nel caso di Aspi, da varie indagini giudiziarie stanno emergendo carenze di manutenzione protrattesi per anni. Qualcuno al Mit ne era conscio e lo ha segnalato, ma il ministero non ha esercitato fino il fondo la funzione di vigilanza. Inoltre, si sa che molte vecchie gallerie hanno difetti costruttivi: gli spessori del calcestruzzo sulle volte sono inferiori al dovuto. Ma non di rado si assottigliano ulteriormente con le infiltrazioni d’acqua, che il gestore privato pare non aver tenuto a bada.

Tutto questo può entrate nelle trattative Governo-Aspi sulla concessione e in particolare nella parte in cui si deve quantificare l’eventuale somma che la società dovrebbe in qualche modo riconoscere per le sue mancanze. Ora il Mit corre ai ripari imponendo linee guida sulle ispezioni. Peraltro queste hanno sollevato le perplessità dell’Aiscat: l’associazione dei gestori ha chiesto ieri uniformità territoriale.

Il secondo problema è quale rapporto ci sia tra le linee guida e la vecchia circolare che impone le ispezioni trimestrali. Nelle intenzioni del Mit, le prime servono per attuare la seconda. Ma qualcuno potrebbe interpretarle come sostitutive. Se la circolare venisse soppiantata, potrebbero indebolirsi le accuse che la Procura di Genova muove al direttore del locale tronco Aspi, indagato per aver omesso le,ultime ispezioni trimestrali.

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Intanto sono rimaste da verificare, col metodo Mit, 147 gallerie delle 285 presenti sulla rete ligure; e le operazioni ispettive potranno essere portate avanti di notte. Ieri, però, la Liguria ha vissuto un’altra giornata da tregenda sotto il profilo del traffico. Dalle prime ore del mattino si sono registrate code sulla A7, sulla A12, sulla A10 e al il bivio tra A10/A26. Una situazione che ha spinto il sindaco di Rapallo, Carlo Bagnasco, a chieder i danni ad Aspi. «Ho dato mandato all’avvocato Luigi Cocchi – spiega - di procedere contro Aspi per i danni che la città di Rapallo ha subito, e subirà con le chiusure di questo periodo».

Anche il governatore ligure Giovanni Toti si è mosso, mettendo a punto un’ordinanza «per chiedere - spiega - ad Autostrade e al Mit di predisporre immediatamente, e comunque non oltre tre giorni, un nuovo piano di manutenzione della rete autostradale in concessione ad Aspi. Nelle prossime ore chiederemo inoltre a Mit e società concessionaria di sedersi a un tavolo per quantificare il danno provocato da inottemperanze e inadempienze di questi mesi, e questo sarà propedeutico ad una richiesta danni complessiva». Toti ha anche chiesto ad Anas, Salt e Autofiori un o snellimento dei loro cantieri, per alleggerire il traffico.

La situazione delle autostrade liguri, afferma Mino Giachino, già sottosegretario al Mit e presidente di Saimare, «interessa e penalizza tutta l’economia del Nord perché il 10% delle merci in arrivo a Genova è destinata al Veneto, il 10% all'Emilia, il 50% alla Lombardia, il 20% al Piemonte».

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