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Autostrade, nuovi controlli su viadotti e gallerie: ecco dove si rischiano più code

Si aprono nuovi fronti critici sulle autostrade a pedaggio: le ispezioni ministeriali sulle strutture vengono estese a tutta Italia. E i primi risultati non sono confortanti

di Maurizio Caprino

Aspi presenta la sua nuova via come gestore di mobilità integrata

3' di lettura

Sale l’allarme sullo stato di manutenzione delle autostrade italiane e si amplia il conseguente caos dovuto ai controlli: se da un anno e mezzo siamo abituati a lunghe code per restrizioni di transito concentrate soprattutto in Liguria e nella parte centrale dell’A14, ora il fronte si amplia al resto del Nord. Mentre aumentano i divieti su A24 e A25 che collegano Roma a Teramo e Pescara. Da metà marzo, poi, potrebbero esserci nuove limitazioni in Sicilia.

Da dove nasce tutto

Effetti collaterali di un’azione doverosa e meritoria: l’estensione a tutte le tratte a pedaggio delle verifiche straordinarie sulla “tenuta” di ponti, viadotti e gallerie iniziate dal ministero delle Infrastrutture (Mims) nell’autunno 2019 in Liguria, Marche e Abruzzo, dopo le preoccupanti indagini delle Procure di Genova e Avellino.

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Come anticipato dal Sole 24 Ore il 13 gennaio, nelle ultime settimane l’incarico di “controllore” dell’ispettore ministeriale Placido Migliorino è stato ampliato a tutta Italia, anche se il tecnico resta di fatto l’unico in campo. E già dalle prime operazioni a campione emergono criticità. Alcune sorprendenti.

I PRINCIPALI DISAGI
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I nuovi problemi al Nord

Se è prevedibile trovare problemi su autostrade di montagna molto vecchie, come già visto l’anno scorso, lo è meno su tratte di pianura vecchie sì, ma ampliate o ammodernate negli ultimi 30-40 anni. Invece anche qui pesano anni di mancate manutenzioni.

Per esempio, sull’A1 tra Milano e Bologna (gestita da Aspi, Autostrade per l’Italia), un ponte resta percorribile solo a condizione che si controlli a campione il peso dei tir. E sul vecchio tratto veneziano dell’A4 - stando alle ispezioni del gestore Cav (controllato da Anas e Regione) col nuovo metodo - alcuni ponti sarebbero già dovuti crollare: l’impressione è che il metodo non sia stato ancora “digerito” da chi è sul campo.

Proseguendo verso Trieste, Autovie Venete (Regione Friuli-Venezia Giulia) non ha dimostrato di aver eseguito compiutamente le ispezioni trimestrali obbligatorie.

I nuovi problemi al Sud

Lunedì 15 marzo sono iniziati i controlli Mims in Sicilia, partendo da Messina: qui ci sono i viadotti più vecchi e a rischio delle rete a pedaggio dell’Isola. In passato c’erano stati anche problemi di insufficienza delle barriere laterali, con gravi incidenti (veicoli caduti sulle vie cittadine sottostanti) e processi arrivati in Cassazione.

Il 5 marzo in zona sono già stati sequestrati 22 cavalcavia; è l’ultima tegola giudiziaria sul gestore Cas (Regione) che anche ora, dopo alcuni correttivi, fatica a uscire da decenni di incuria.

Il caso Abruzzo e il fallimento della tariffa

In Abruzzo, intanto, Migliorino ha limitato il transito su alcuni viadotti di A24 e A25: sono nelle stesse condizioni di due-tre anni fa, quando aveva prescritto interventi. È la puntata più recente del contenzioso tra lo Stato e il gestore Sdp (Strada dei Parchi, gruppo Toto), con diversi risvolti penali. Non si vede via di uscita: non c’è abbastanza traffico per finanziare i costosi lavori necessari su tutto il tracciato che è di montagna e messo a dura prova dai terremoti. Salvo rincarare i pedaggi - ma a livelli da ridurre ulteriormente i transiti - in una zona non certo ad alto reddito.

Qui mostra limiti il modello dell’autorità di regolazione Art che ritiene ottimali concessioni spezzettate in tratte di poche centinaia di chilometri, impedendo così di compensare le perdite in zone povere con i profitti garantiti da aree ricche.

Impatto attutito dalla nuove regole

Unica buona notizia, in questo scenario, è che rispetto al 2020 i disagi sono minori. Non solo per la pandemia che riduce il traffico, ma anche perché con le nuove linee guida del Consiglio superiore dei lavori pubblici sui ponti si possono evitare chiusure e limitarsi a restrizioni anche blande se si programma un intervento risolutivo da finire entro cinque anni.

CON LE REGOLE VARATE NEL 2020

Limitazioni/1
Quando il traffico soffre (poco)
Invece di chiudere tutta la carreggiata, se c’è un piano che elimini i problemi entro 5 anni, si possono fare test meno duri e arrivare a chiudere solo una o più corsie, vietare il transito ai mezzi pesanti o imporre una distanza tra di essi, in modo da ridurre i carichi totali che gravano sulle strutture.

Limitazioni/2
Quando basta controllare il peso dei tir
A volte tutta la carreggiata resta aperta, prevedendo solo controlli sul peso dei tir. Oggi sono pochi: i mezzi vanno fermati e portati a una pesa pubblica. Ma Aspi sta installando nuovi ed evoluti sensori di rilevazione in movimento. E sta riparando quelli della generazione precedente, guasti da anni.

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