L’assemblea

Autostrade, parola ai soci sulla vendita a Cdp. Atlantia pensa già il dopo

Lunedì atteso il sì degli azionisti. Con risorse fresche e rating privo del fattore Aspi, la holding pronta ad accelerare sulla diversificazione

di Marco Ferrando

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

La parola passa ai soci, per un verdetto già scritto. Oggi, lunedì 31 maggio, l’assemblea di Atlantia dirà la sua sull’offerta del consorzio costituito da Cdp Equity, Blackstone e Macquarie per l’88,06% di Aspi, che dopo un ritocco da 200 milioni valuta il 100% di Autostrade in 9,3 miliardi. Il voto dei soci avrà valore consultivo per il cda, ma il sì è scontato e il consiglio - che quell’accordo l’ha faticosamente costruito - si è già espresso chiaramente, dunque solo un imprevisto dell’ultima ora potrebbe bloccare un processo ormai in dirittura d’arrivo: domani dopo il voto è già convocato un cda di Atlantia che ratificherà l’esito e ne fisserà un altro per il 10, quando prenderà la decisione finale. Destinata a chiudere un braccio di ferro iniziato all’indomani del crollo del Ponte Morandi, da cui sono passati quasi tre anni.

L’assemblea di lunedì

Dopo tanti colpi di scena, l’assemblea pare invece scontata perché - con un’affluenza in linea con le precedenti assemblee, dunque sopra il 70% - i due principali soci, Atlantia e Fondazione Crt, già si sono espressi per il sì, che dovrebbe arrivare anche dagli istituzionali viste le raccomandazioni in tal senso dei proxy advisor Glass Lewis, Iss e Frontis. Tutti favorevoli all’operazione in virtù di ragioni economiche ma soprattutto per pragmatismo: dato lo scenario di profonda incertezza che si prolunga da oltre due anni e l’assenza di alternative (se non quella di iniziare una contesa giuridica con il Governo), si tratta della migliore opzione possibile sul tavolo.

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La road map dell’accordo

La firma con Cassa, che nel frattempo avrà visto insediarsi Dario Scannapieco nel ruolo di ad, è attesa per fine giugno, mentre la seconda parte dell’anno servirà a smarcare tutte le formalità necessarie per il closing atteso entro fine anno. Tra queste c’è anche il nuovo Pef, il piano economico finanziario, in sospeso tra Ministero delle Infrastrutture e Cipe dall’autunno scorso, che però potrebbe vedere la luce già in estate in caso di semaforo verde all’accordo.

La mossa di S&P

Chi vivrà come una svolta questa tappa è anche Atlantia: la cessione di Aspi consentirà alla holding di avviare una rotazione degli asset in cantiere da tempo, con nuovi investimenti grazie alla liquidità ottenuta. A dare una misura di quello che aspetta la società è stata S&P, che in una risposta fornita ai soci in vista dell’assemblea di domani ha spiegato che con l’uscita di Autostrade dal perimetro il rating della holding e della concessionaria potrebbero essere “scollegati” poiché i legami finanziari tra le due società saranno separati. Non è un dettaglio, visto che la stessa Standard & Poor’s nei mesi scorsi aveva tagliato di ben cinque notch a BB- le valutazioni di Atlantia e Aspi dopo la tragedia di Genova e lo scontro con il Governo sulla concessione. L’agenzia per ora ha precisato come, nell’eventualità che il controllo passi a Cassa e fondi, il rischio di credito di Aspi diminuirebbe in modo rilevante anche se non è chiaro ancora quanta esposizione manterrebbe ai rischi indiretti legati al crollo del Ponte di Genova. Non è chiaro se tutto questo basterà a riportare il rating al grado d’investimento, ma con la firma sul contratto Aspi diventerebbe una società collegata al Governo, come Eni, Snam o Terna. Per la holding Atlantia, invece «i proventi della cessione sarebbero più che superiori ai suoi debiti di 3,75 miliardi, lasciando spazio, a potenziali acquisizioni». Con una maggiore diversificazione, questo è certo.

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