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Autostrade, slitta l’offerta di Cdp. Domenica nuovo cda

Il board di Cassa si è aggiornato per valutare possibili affinamenti alla proposta che valuta il 100% della concessionaria 9,1 miliardi

di Laura Galvagni

3' di lettura

Un giorno in più. Cdp si prende altre 24 ore prima di deliberare l’offerta per l’acquisto, in cordata con Blackstone e Macquarie, dell’88% di Autostrade per l’Italia. Il cda che il 27 marzo avrebbe dovuto dare l’ok alla proposta si è aggiornato, pare, a oggi. E lo avrebbe fatto perché potrebbero esserci ulteriori affinamenti sul prezzo, in particolare in quella parte che si intreccia con le “partite” pubbliche.

Sul tavolo il nuovo schema d’intesa che parte da una valorizzazione di Aspi di 9,1 miliardi di euro. Identica dunque a quella precedente ma con alcune variazioni rispetto ad altri due tasselli centrali: gli indennizzi e le compensazioni da Covid. Rispetto alla prima voce il valore complessivo sarebbe sceso a 500 milioni dai precedenti 700 milioni mentre i rimborsi per la pandemia potrebbero aggirarsi attorno ai 400 milioni. Si tratta di cifre ipotetiche, la prima evidentemente va sottratta mentre la seconda va sommata. In una situazione ideale, dunque, che rispecchi entrambe le previsioni, il prezzo finale sarebbe di 9 miliardi. Soglia che, sulla carta, almeno per quanto riguarda i grandi soci, potrebbe sbloccare la trattativa.

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L’incognita del cda di Atlantia

Da capire se questo vale anche per il cda di Atlantia. La valorizzazione è ancora distante da quelle indicate dagli advisor della holding infrastrutturale che hanno individuato per la società un prezzo compreso tra i 10,5 e gli 11,5 miliardi di euro. Tuttavia, va anche detto, in questi mesi la proposta di Cassa è l’unica concreta mai arrivata sul tavolo. In ragione di ciò il board della holding infrastrutturale si riunirà probabilmente il prossimo mercoledì per una prima analisi della proposta. Lo farà anche sulla base delle indicazioni che arriveranno dai consulenti legali e finanziari chiamati ad una verifica dell’offerta già nelle prossime ore. Domenica, invece, sebbene in via del tutto informale è plausibile che, nel caso in cui la proposta arrivi ad un orario compatibile, il management e i membri del cda si confrontino telefonicamente per un primo commento rispetto agli sviluppi.

Attesa per l’assemblea sulla proroga della scissione

Anche in vista di quello che si presenta come un altro appuntamento cruciale per Atlantia. Lunedì è infatti in calendario l’assemblea straordinaria della holding infrastrutturale chiamata a deliberare sulla proroga del progetto di scissione di Autostrade per l’Italia che altrimenti scadrà il prossimo 31 marzo. Ai soci verrà chiesto se si intende o meno prolungare al 31 luglio il termine per dar vita alla separazione di Autostrade.

Il no di Edizione e Fondazione Crt alla proroga

Perché la proroga passi, tuttavia, essendo un’assise straordinaria, sarà necessario che voti a favore il 67% del capitale presente. Di norma alle assemblee Atlantia si presenta tra il 70 e il 75% del capitale. E nel caso specifico circa la metà sarà rappresentato dalle azioni in mano a Edizione e alla Fondazione Crt che assieme hanno il 35% della holding. Entrambe hanno ufficialmente dichiarato, dopo le indiscrezioni de Il Sole 24 Ore dello scorso 25 marzo, che voteranno no alla proroga. La loro posizione contraria appare sufficiente dunque sulla carta per arginare il via libera al prolungamento dei termini. Questo, ovviamente, a patto che arrivi l’offerta di Cdp e dei fondi. Anche perché il no alla proroga offre evidentemente un assist alla cordata.

Venendo di fatto eliminata l’opzione della scissione resta sul tavolo del consiglio esclusivamente la trattativa con Cassa. Tuttavia i Benetton, nel comunicato in cui hanno confermato le proprie intenzioni di voto, hanno anche sottolineato che auspicano che la proposta di Cdp e dei fondi venga portata all’attenzione dell’assemblea. Il che significa che si dovrà confrontare con il voto del mercato.

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