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Autostrade, nuova proposta al Governo: aumento di capitale da più di 3 mld e taglio ai pedaggi

Per il destino della concessione sono ore cruciali che si intrecciano anche con un’altra partita chiave, quella del riassetto del capitale della compagnia

di Laura Galvagni

Autostrade, Conte: Aspi faccia proposta vantaggiosa o sarà revoca

Per il destino della concessione sono ore cruciali che si intrecciano anche con un’altra partita chiave, quella del riassetto del capitale della compagnia


3' di lettura

È terminato in tarda mattinata il cda di Autostrade per l’Italia. Il Consiglio, a quanto apprendono le agenzie, ha approvato una nuova proposta finalizzata a una positiva definizione della procedura di contestazione in corso sul nodo delle concessioni autostradali. La proposta è in corso di invio alle istituzioni governative competenti nella giornata di sabato. L’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Roberto Tomasi, ha piene deleghe per trattare con il governo un accordo sulle tariffe e l’obiettivo sarebbe di portare a casa il risultato per lunedì 13 luglio. Sarebbe questo l’esito del doppio consiglio di amministrazione, il cda di Aspi in mattinata e quello di Atlantia nel pomeriggio, tenuti per definire la linea da tenere con l’esecutivo dopo l’ultimatum del premier Giuseppe Conte.

I punti fermi

Le basi attorno alle quali si ragiona sono sostanzialmente due: da un lato mantenere invariato il piano di investimenti da 14,5 miliardi e dall’altro trovare un equilibrio che permetta di modulare l’andamento tariffario in modo tale che possa essere percepibile fin da subito un taglio ai pedaggi. In che misura è ancora presto per dirlo ma potenzialmente si starebbe ragionando su soglie superiori al 5% fino ad ora preventivato. Stabilire un tetto è un esercizio assai complesso perchè significa trovare un nuovo punto di equilibrio tra la remunerazione di vecchi e nuovi investimenti, assai diversa con i primi che rendono circa il doppio rispetto ai secondi.

Questa sarà dunque la missione del manager chiamato a trovare una quadra con il governo in tempi piuttosto rapidi. In quest’ottica, l’ipotesi sarebbe di provare a definire con il ministero delle Infrastrutture una sorta di bozza di pre accordo dove fissare i punti cardine dell’intesa che andrà poi declinata nel dettaglio e sottoposta al consiglio dei ministri che dovrebbe analizzare la cosa martedì 14.

Il riassetto

Per il destino di Autostrade sono dunque ore cruciali che si intrecciano anche con un’altra partita chiave direttamente collegata, ossia quella del riassetto del capitale della compagnia. Anche in questo caso le opzioni sono diverse ma pare che gli interlocutori abbiano accolto con favore l’idea dell’aumento di capitale che a questo punto dovrebbe collocarsi attorno ai 3 miliardi. In questo modo, Atlantia vedrebbe la propria posizione, oggi ha l’88%, diluita sotto la soglia del controllo ma soprattutto Aspi verrebbe dotata di mezzi freschi che migliorerebbero sensibilmente i ratios di capitale con effetti benefici anche sul piano della solidità patrimoniale. Oggi Autostrade è un’azienda che ha in pancia circa 10 miliardi di debiti ma che, come conseguenza del Milleproroghe, vale poco più di 7 miliardi. Uno squilibrio che con un’iniezione di capitale attorno ai 3 miliardi verrebbe in parte corretto incidendo peraltro in maniera positiva anche sul costo del credito, pesantemente gravato dal taglio del rating a livello spazzatura che ha colpito la società dopo il Milleproroghe. Riguardo alla ricapitalizzazione, F2i e Cdp (si veda altro pezzo in pagina) sono i due interlocutori chiave, quelli che in prospettiva, anche sul piano della governance, avranno un ruolo rilevante nella nuova Aspi post riassetto. Azienda che in questo momento è fortemente impegnata a rimodulare i pedaggi mantenendo in vita il vecchio piano di investimenti. Progetto che nel periodo 2020-2023 punta a mettere in campo risorse complessive per 7,5 miliardi, ripartite tra investimenti (5,4 miliardi) e spese di manutenzione (1,6 miliardi).

Le tariffe

Quanto alle tariffe, come detto, queste dovrebbero vedere, almeno negli auspici del governo, una sensibile riduzione ora che verrebbe poi mitigata negli anni futuri da un lieve incremento della remunerazione. A Tomasi e alla sua squadra il compito ora di trovare un punto d’incontro con l’esecutivo che soddisfi le ambizioni politiche e le concrete necessità dell’azienda di mantenere un adeguato livello di remunerazione degli investimenti.

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