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Autostrade, i tunnel non a norma pesano sulla revoca

Scaduti i termini previsti dalla direttiva Ue, sono scese in campo le Procure. Il Mit non ha sollecitato i gestori e ha cercato invano proroghe a Bruxelles

di Maurizio Caprino

(ANSA)

3' di lettura

C’è una variabile importante che pesa sul subentro dell’Anas in caso di revoca di concessioni autostradali previsto dal milleproroghe in generale ma evidentemente introdotto per il caso Autostrade per l’Italia (Aspi). È l’incognita-gallerie. Che va anche oltre lo scudo penale che l’azienda statale per le strade sta valutando di chiedere prima di un eventuale subentro, come anticipato dal Sole 24 Ore il 2 gennaio: buona parte delle strutture non è a norma con i requisiti antincendio, tanto che l’Italia rischia una procedura d’infrazione Ue. E solo ora si avviano ispezioni approfondite sulla sicurezza strutturale, per evitare che crollino parti come il 30 dicembre nella galleria Berté dell’A26.

Trattative mai interrotte
Sono tutti problemi ben noti al ministero delle Infrastrutture (Mit). Un argomento che Aspi potrebbe usare nell’agguerrito contenzioso che minaccia in caso di revoca. E anche una ragione per ritenere che il Governo sia conscio di poter essere attaccato, per cui l’escalation del conflitto portata dal milleproroghe potrebbe essere solo una base su cui far ripartire trattative mai del tutto interrotte.

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Direttiva Ue non rispettata
La direttiva europea 2004/54, recepita in Italia nel 2006, fissava per le gallerie lunghe più di 500 metri requisiti di sicurezza su antincendio (ventilazione, rifugi, impianti di estinzione), illuminazione eccetera, dando tempo fino al 30 aprile 2019 per adeguarsi. Ancora nella primavera il Mit (retto dal grillino Danilo Toninelli) ha cercato di ottenere una proroga al 2022 data l’alta concentrazione di gallerie in Italia, ma a ottobre la Ue ha comunicato l’avvio degli atti per una procedura d’infrazione.

Il problema riguarda già l’Anas in proprio, che però ha l’attenuante di non riscuotere pedaggi. Con un subentro, l’Anas erediterebbe anche la situazione di Aspi. Che potrebbe aprire un ulteriore risvolto penale: a metà dicembre, la Procura di Avellino ha acquisito documenti su alcune gallerie dell’A14 proprio per la mancata messa a norma.

Ci sarebbe anche un aspetto di gestione: se si riscontrassero pericoli non eliminabili o attenuabili, le gallerie verrebbero sequestrate come i vicini viadotti sotto accusa per le barriere laterali. Con la differenza che non basterebbe restringere la carreggiata: occorrerebbe chiudere, portando al collasso la circolazione sulla seconda dorsale del Paese.

I pm lo sanno bene e sono cautissimi. Anche quelli di Genova, che stavano già indagando sulle gallerie liguri ma ora sono alle prese con il crollo del 30 dicembre e sono orientati a consentire al più presto l’inizio dei lavori di ripristino.

Autostrade collabora
Aspi sta avendo un atteggiamento collaborativo, proprio per evitare ulteriori conseguenze. Dopo anni di inerzia, ha annunciato l’avvio di controlli sulle strutture delle gallerie con georadar, tecnologia consolidata e meno costosa di quelle necessarie per i viadotti. E la settimana prossima dovrebbe inviare al Mit i dati “anagrafici” e delle ispezioni periodiche su tutte le sue gallerie: sono da inserire nell’Ainop, la maxi-banca dati creata dopo il crollo del Ponte Morandi per sorvegliare in tempo reale le condizioni di tutte le opere pubbliche italiane. Ma ci vorrà ancora tempo perché l’Ainop possa funzionare appieno, collegandosi con i sensori eventualmente messi dai gestori sulle strutture.

Dal 23 dicembre l’Ainop contiene anagrafiche e ispezioni dei 1943 viadotti Aspi. Ma le verifiche Mit in corso sul campo tra Piemonte e Liguria (finora 30 strutture, equamente divise tra Aspi e Gavio) segnalano ancora problemi di manutenzione, con in più fragilità anche strutturali ma concentrate soprattutto sull’A6 (Gavio). Dunque, ancora incognite.

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