ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùPedaggi e rincari

Autostrade, tutti gli aumenti tratta per tratta

Era dal crollo del ponte Morandi che le tariffe autostradali non subivano un aumento dei prezzi. Con il 2023 lo scenario cambia

di Marco Morino

Autostrade, Roberto Tomasi (Aspi): Previsto aumento tariffe 1,5% da fine giugno

2' di lettura

Alla fine, sui rincari dei pedaggi autostradali, sono state confermate le anticipazioni della vigilia: il governo ha fatto argine, con una norma ad hoc inserita nel decreto Milleproroghe, a una lunga serie di richieste di aumenti presentate dalle varie concessionarie, bloccando gran parte degli adeguamenti tariffari per un altro anno. Non tutti però: alcuni aumenti, a partire dalla mezzanotte del 1° gennaio 2023, sono stati autorizzati dal decreto firmato dai ministri Matteo Salvini (Infrastrutture e Trasporti) e Giancarlo Giorgetti (Economia e Finanze). Era dal 2018, dopo il crollo del ponte Morandi di Genova, che i pedaggi autostradali non subivano alcun incremento in Italia. Vediamo gli adeguamenti tariffari approvati dal governo.

Cosa succede sulla rete Aspi

I pedaggi sulle tratte di competenza di Autostrade per l’Italia (Aspi), a cui fa capo circa il 50% della rete nazionale a pedaggio (3mila chilometri su 6mila), da domenica 1° gennaio sono aumentati del 2%; è previsto un ulteriore rincaro dell’1,34% dal prossimo 1° luglio, per un incremento complessivo nell’anno del 3,34 per cento. Puntualizza Salvini: «Si rischiava un aumento del 5%, che invece è stato scongiurato». Aspi è una delle poche concessionarie in Italia che ha visto approvato il piano economico-finanziario (Pef), che prevede 21,5 miliardi di investimenti in dieci anni: 7 miliardi in manutenzioni e 14,5 miliardi in nuove opere. Tra le nuove opere finanziate: la Gronda di Genova (oltre 4 miliardi) e il Passante di Bologna (oltre 1,5 miliardi).

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Cosa succede sulla rete Gavio

Poi c’è il gruppo Gavio, secondo gestore nazionale alle spalle di Aspi, che aveva presentato richiesta di aumento per tutte le tratte di competenza. Il governo ha autorizzato i seguenti rincari: Autovia Padana Piacenza-Brescia +9,16%, comprensivo degli investimenti eseguiti sulla base del Pef e già approvati e tenuto conto del tasso di inflazione programmata per il 2023; autostrade A4 Torino-Milano e A33 Asti-Cuneo +4,30% pari al tasso di inflazione programmata dal governo per il 2023; Tangenziale est esterna di Milano (Teem) +4,34% «ma proroga degli sconti e arrotondamenti – spiega una nota della società – aiutano gli utenti della tangenziale esterna milanese, riducendo l’aumento a frazioni di euro».

Cosa succede sulle altre tratte

Per il resto, tutto congelato, almeno fino al 31 dicembre 2023. Confermato lo stop agli aumenti sulle autostrade A24/A25 Roma-L’Aquila Teramo e diramazione Torano-Pescara: il ministero dei Trasporti, peraltro, sta facendo approfondimenti per una eventuale riduzione dei pedaggi lungo queste tratte. Non si registrano inasprimenti per le società con aggiornamento del piano economico in corso, tra cui: autostrada Brescia Verona Vicenza Padova; Milano Serravalle; autostrada A15 della Cisa; Autostrada dei Fiori-Tronco A6; Traforo autostradale del Frejus; Autostrada Tirrenica; Concessioni autostradali venete (Cav). Nessun incremento per le società con concessione scaduta (tra le altre: Autostrada del Brennero; Autostrada A12 Tronco Ligure Toscano; Autovie Venete). Zero aumenti, infine, per la Brebemi (Brescia-Milano) e per il consorzio delle autostrade siciliane.

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