effetti collaterali

Autostrade, via la concessione? A pagare sono i risparmiatori

di Morya Longo


Toninelli: dl Genova sarà migliorato ma non va contestato

3' di lettura

Giuseppe Conte, l'avvocato degli italiani che come primo atto da Premier incaricato andò a rassicurare i risparmiatori traditi dai bond Etruria e che ora stanzia più fondi per risarcirli, rischia a sua volta di beffare i risparmiatori italiani che hanno comprato i bond di Autostrade.

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Perché se il suo Governo revocasse la concessione alla società, gli investitori istituzionali internazionali che hanno in mano i bond di Autostrade per l'Italia avrebbero un'arma giuridica in più (anche se solo formale) per difendere i propri soldi rispetto ai risparmiatori italiani.

Il motivo si trova nelle pieghe legali dei vari prestiti obbligazionari emessi dal gruppo autostradale: i bond internazionali sono infatti disciplinati dalla legge inglese e prevedono la possibilità di chiedere un rimborso anticipato qualora Autostrade perdesse la concessione (opzione Put), mentre i bond per risparmiatori sono sottoposti alla legge italiana e nel prospetto questa possibilità non la prevedono.

Il paradosso riguarda 11 prestiti obbligazionari emessi da Aspi sui mercati internazionali (per un totale di 6,2 miliardi di euro e 450 milioni di sterline) e due bond (per 1,75 miliardi di cui uno scade a novembre 2018) destinati ai piccoli risparmiatori. I primi prevedono nel prospetto un'esplicita opzione Put: «I bond - si legge nel documento legale di uno di questi titoli - saranno rimborsabili prima della loro scadenza qualora la concessione autostradale venisse terminata o revocata». Insomma: gli investitori istituzionali internazionali (gli unici che possono comprare questi titoli) hanno la possibilità contrattuale di chiedere tutti i soldi investiti in anticipo direttamente ad Autostrade qualora la società perdesse la concessione. Anche se questo diritto è subordinato a una serie di eventi (la revoca deve essere valida ed efficace), secondo due pareri legali acquisiti dal Sole 24 Ore questa opzione Put funziona.

I risparmiatori invece questa opzione non ce l'hanno. Questo non significa che non abbiano tutele legali, ma i loro bond non prevedono opzioni Put. «È così per tutte le società - spiega un'avvocato che lavora da anni sui prospetti -. I bond per istituzionali prevedono una serie di tutele per gli investitori e meccanismi di uscita anticipata dall'investimento che i bond retail non prevedono. Ma questo non significa che i risparmiatori non siano protetti dalla legge: hanno anzi tutte le tutele sostanziali previste dal Codice civile in casi di default».

Questo è vero. Ma è anche vero che in questo caso non siamo in una situazione di default, bensì solamente di una potenziale revoca della concessione. Ebbene: per questo evento preciso esiste uno strumento specifico di tutela solo per gli investitori istituzionali. Le tutele legali contrattuali per i risparmiatori scatterebbero - come per tutti i bond - solo qualora ci fosse un rischio di solvibilità: in tal caso scatterebbe la «decadenza del beneficio del termine», cioè i risparmiatori avrebbero la possibilità di chiedere il rimborso anticipato anche prima della scadenza. Ma non è questo il caso. Invece la revoca della concessione, da sola, non dà loro alcun diritto specifico.

Detto questo, anche per gli istituzionali questo diritto rischia di essere solo formale. Per essere esercitabile, secondo l'interpretazione di Atlantia, l'opzione Put deve infatti essere «valida» (dunque se Autostrade impugna la revoca della concessione bisogna aspettare il pronunciamento del Tar) ed «efficace» (cioè Autostrade deve ricevere l'indennizzo dallo Stato). Solo dopo tutto questo - sempre secondo l'interpretazione di Atlantia - gli investitori potranno materialmente esercitare l'opzione Put. A quel punto il gruppo avrà i soldi per risarcirli e anche per rimborsare alla scadenza i bond retail. Però è anche vero che il Governo è sempre stato molto critico sul tema dell'indennizzo. La battaglia legale rischia di essere infuocata. Nel frattempo, almeno, gli investitori istituzionali hanno in mano uno strumento giuridico che i risparmiatori non hanno. Sarà solo formale, ma - come si suol dire - «piuttosto che niente è meglio piuttosto».

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